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Un singolo assassinio può scatenare una guerra. Quello di Soleimani sarà come l’attentato di Sarajevo?

L’uccisione del generale iraniano Soleimani potrebbe addirittura scatenare una terza guerra mondiale. Un evento del genere è rimandabile a più di 100 anni fa quando a causare la prima guerra mondiale fu la morte dell’arciduca Ferdinando.

Illustrazione dell’omicidio dell’arciduca Ferdinando e sua moglie Sofia.

Un singolo omicidio può essere un episodio che viene dimenticato in pochi anni. Ma può, come vedremo, diventare un fatto storico che verrà ricordato dagli annali. La morte di Qassem Soleimani, rivendicata dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, potrebbe avere conseguenze gravissime a livello mondiale fino a provocare una guerra che coinvolgerebbe tantissime nazioni. E proprio un fatto molto simile, nel 1914, fece esplodere la guerra del 15-18: l’uccisione dell’erede al trono d’Austria-Ungheria, l’arciduca Francesco Ferdinando.

Cosa è successo a Soleimani

Un tweet. Tramite il famoso social network Donald Trump ha pubblicato un tweet dove ha annunciato e rivendicato la morte del generale iraniano Soleimani, scrivendo:  “Il suo regno del terrore è finito. Soleimani stava pianificando imminenti e sinistri attacchi contro diplomatici e militari americani. Lo abbiamo preso ed eliminato”. Le motivazioni di questo gesto sono state elementari: il segretario di Stato americano ha sentenziato che, seguendo le indicazioni dei loro uomini in Iran, Soleimani è stato ucciso per proteggere gli americani all’estero poiché il generale iraniano voleva attaccare diplomatici Usa.

La risposta iraniana non si è fatta attendere, il ministro degli esteri Javad Zarif ha affermato: “Gli Stati Uniti si assumeranno la responsabilità di questo avventurismo disonesto”, una vera e propria minaccia concretizzata al di fuori del compound che ospita la sede diplomatica Usa nella capitale irachena, la cui torretta all’ingresso principale è stata data alle fiamme. Ali Khamenei, l’attuale Guida Suprema iraniana, non ha risparmiato parole forti e intimidatorie nei confronti dell’america gridando vendetta e giustizia; “Trump prepari le bare” è sicuramente l’aforisma che riassume l’idea di Khamenei. Parole prese tutt’altro che con le pinze dall’ambasciata statunitense in Iran che ha spronato i suoi concittadini a prendere il primo volo possibile per tornare in patria o abbandonare via terra l’Iran per scappare da imminenti pericoli.

Cosa rischia l’Italia?

Il generale Vincenzo Camporini ha dichiarato che l’Iran, per salvare la faccia, avrà una prevedibile reazione. A questi eventi il generale si è detto fortemente preoccupato perché l’Italia con i suoi mille militari in Libano, i 300 in Libia e gli addestratori in Iraq è particolarmente esposta. Il ministero degli esteri ha sin da subito lanciato un forte appello perché si agisca con moderazione e responsabilità, mantenendo aperti canali di dialogo, evitando atti che possono avere gravi conseguenze sull’intera regione. Salvini, dal canto suo, ringrazia calorosamente Trump per aver “eliminato uno degli uomini più pericolosi e spietati al mondo, un terrorista islamico, un nemico dell’Occidente, di Israele, dei diritti e delle libertà” senza pensare (ma questa non è una notizia) minimamente alle conseguenze che potrebbero ricadere sugli italiani che tanto ama.

L’alto rischio di una terza guerra mondiale coinvolge purtroppo anche il Belpaese, la presenza di numerose basi americane sul nostro territorio è uno degli elementi cruciali per comprendere la portata del pericolo che correremmo. Sulla strada che congiunge Stati Uniti e Medio Oriente, sorvolando proprio l’intero Mediterraneo, sta aumento sempre più il traffico di jet americani che volano verso l’Iran per portare munizioni e rifornimenti militari. Trump, forse per paura o forse per imprudenza, sta preparando un vero e proprio piano d’attacco più che di difesa.

L’Attentato di Sarajevo

L’erede al trono asburgico Francesco Ferdinando il 28 giugno del 1914 si trovava in Bosnia, a Sarajevo, per una visita alle manovre delle truppe imperiale svoltesi in quella zona. In Bosnia l’annessione del Paese alla corona asburgica non è stata una scelta condivisa a furor di popolo, la visita dell’arciduca fu quindi vista come una provocante dimostrazione di potere. Ci fu addirittura un avvertimento per un possibile attentato che venne preso sotto gamba dai diplomatici asburgici non creando così una linea di sicurezza adatta alla manifestazione organizzata.

I preparativi per l’attentato erano cominciati già alcuni mesi prima, il numero totale di persone coinvolte nella congiura, in un modo o in un altro, fu intorno a 15. I 3 gruppi formati non riuscirono a rispettare le tempistiche e la macchina con dentro l’arciduca si salvò in tutte e 3 i tentativi. Solo una incredibile coincidenza fece sì che alla fine il piano dell’attentato riuscì: al ritorno dal municipio l’autista della macchina con Francesco Ferdinando dovette fermarsi un attimo per una retromarcia, non era stato informato in tempo di un cambiamento del percorso e aveva sbagliato strada. Si fermò proprio davanti al Kaffeehaus dove sedeva uno degli attentatori Gavrilo Princip che nel frattempo stava riflettendo se era meglio suicidarsi o scappare dopo essere stato riconosciuto dalle forze dell’ordine. Quando Princip vide la macchina con Francesco Ferdinando davanti ai suoi occhi uscì di corsa dal Kaffeehaus e sparò i colpi mortali che uccisero, oltre all’arciduca, anche sua moglie Sofia.

In tempi più tranquilli l’attentato di Sarajevo si sarebbe concluso con l’inevitabile condanna a morte degli attentatori, con le condoglianze degli altri stati europei e poi basta. Invece nel clima surriscaldato del 1914 divenne il pretesto per scatenare una guerra mondiale. Una guerra che coinvolse, direttamente o indirettamente, 40 stati del mondo e che costò la vita a ca. 17 milioni di soldati e civili.

 

 

 

4 thoughts on “Un singolo assassinio può scatenare una guerra. Quello di Soleimani sarà come l’attentato di Sarajevo?

  1. Il paragone è sicuramente suggestivo e d’effetto. Ma, credo, solo parzialmente sensato. è vero che entrambe le figure per motivi diversi, avevano l’ostilità di quello che chiameremo Impero del Male, parafrasando Reagan, ma al contrario, in quanto entrambi rappresentanti di paesi tradizionalisti, l’uno l’ultimo impero cattolico e l’altro una delle terre più antiche e gloriose della Storia, e uno dei principali centri della civiltà indoeuropea. Ed entrambi sostenevano la necessità di riforme per amntenersi in vita. Credo che in prospettiva Soleimani, cavalcando la sua immensa popolarità in patria, potesse diventare una sorta di Putin persiano, un rifondatore della Patria e difensore della tradizione indoeuropea (arya, nello specifico, parola che non ha nulla a che fare col nazismo) e potenzialmente dal loro punto di vista anche più pericoloso, perchè Putin, e questo è accertato, all’inizio, prima di separarsene (cosa che comunque avvenne molto presto), era un loro uomo, Soleimani non lo è mai stato e non sarebbe stato controllabile, e probabilmente avrebbe cacciato gli ayatollah, ormai deboli e non credibili, pur essendo religioso, con le buone o con le cattive, diventando il difensore del vero Islam (e ponendosi quindi ancora più in rottura con sauditi e israeliani, le cui ideologie fondative, ma il discorso è molto lungo e complesso e non posso affrontarlo degnamente qui, hanno la medesima radice) e laicizzando lo Stato, come fece Ataturk. (magari incentivando un revival dello zoroastrismo, ma questo non è credibile. Resta il fatto che la Persia sia da distruggere, per essi, in quanto rappresentante, come già detto, di una civiltà antica e nobile che si è sempre opposta a loro) Ora per la Persia e il Levante il futuro è, come mai prima nell’ultimo secolo, denso di incognite, e quindi per l’Europa. I persiani, popolo di cui ho stima, in un modo o nell’altro risponderanno, e non potrebbero fare altrimenti, ma temo che le speranze di avere un Levante in pace e libero siano morte con lui. Ancora più preoccupante che gli americani (leggasi israeliani) abbiano platealmente rivendicato l’omicidio, rinunciando definitivamente a nascondersi come spesso hanno fatto, e come i loro cugini britannici non si azzardarono mai a fare. Trovo disgustoso che i lacchè al loro servizio, che qualcuno ha ancora l’ardire di chiamare politici, plaudino alla morte di quello che a conti fatti, pur non essendo ovviamente un santo, come del resto nessuno di noi, era il primo a combattere l’ISIS (un’invenzione americana, e anche questo è documentato) e a resistere alla Follia di Israele, che è uno stato che non ha mai imparato dai suoi errori. Per quanto riguarda Trump, penso che, come molti suoi predecessori, sia un burattino, un figurante, probabilmente consenziente, che si limita a essere il volto di decisioni prese in sede superiore. Può darsi che io sia cinico, disilluso, ma di certo non paranoico. L’anno non poteva iniziare in modo peggiore

    • Ciò che ho detto non deve ovviamente far pensare che il mio appoggio sia incondizionato. Non lo è mai, dico sempre quando una cosa non incontra la mia approvazione, e a dirla tutta su parecchie cose ho cambiato prospettiva, negli ultimi tempi. C’è stato un periodo in cui vedevo un solo aspetto alla volta. Ora invece tendo a vedere, o a cercare di vedere, la visione di insieme, tenendo conto di più aspetti possibili

    • Ma certo Matteo. Il confronto che ho voluto fare, più che alle figure, era indirizzato alle situazioni. La delicatezza di entrambi periodi, l’importanza della figura che scompare, come le folle reagiscono a tali eventi ecc.. Un semplice omicidio può passare inosservato ma, come in questi casi, scatenare qualcosa di più eclatante. I 100 anni di differenza si sentono e si vedono, ovviamente. Spero che avrai comunque apprezzato l’articolo.

      • Sì, altrimenti non l’avrei commentato. Va da sè che entrambi sono pretesti per scatenare una guerra, le cui cause sono molto più profonde

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