Il Superuovo

Un paragone ad amore finito: ecco cosa condividono Gabriele D’Annunzio e Gazzelle

Un paragone ad amore finito: ecco cosa condividono Gabriele D’Annunzio e Gazzelle

Insospettabilmente  Il piacere e  Non sei tu condividono la tendenza più fragile dell’umanità: quella di cedere al paragone. 

È il momento che segue all’abbruttimento, perché, diciamocelo, c’è un momento in cui ci abbruttiamo, dopo la fine di un amore.
È una fase vissuta con estrema soggettività, senz’altro; però, senz’altro, ci sono anche tratti comuni.

Quando finisce un amore, starter pack:

Azzarderei i capelli raccolti con una matita, ad esempio.
O l’infilarsi in un pigiama oversize, a sua volta dentro una coperta di pile.
Mi pare quasi di vedere i fazzolettini sul bracciolo del divano e una confezione di gelato in un barattolo a secchiello.
Negli occhi velati di mascara colato, il riflesso di Bridget Jones alla tv.
Poi, però, accade che i capelli tornino sciolti sulle spalle, in ricci indomiti e nuovi.
Capita, magari in un giorno di sole, che i plaid vengano abbandonati sul divano, debitamente piegati sotto ai cuscini, le braccia tornino ad infilarsi in vestiti della propria misura e i fazzolettini siano buttati alla rinfusa in borsa, giusto per ricordarsi di averne un pacchetto, quando si è fuori.
Perché si torna, fuori.
A poco a poco e un passo alla volta, certo, ma si torna ad abitare il mondo e a mangiare, fra le vie del centro, fragole gelide da coppette in cui affondare il cucchiaino.
Prima di allora, certo, capiterà di guardare i giorni passare, come fossimo viaggiatori distratti e le giornate il panorama fuori dal finestrino del treno.
Prima di allora, certo, avrà ragione Gazzelle a cantare che «i giorni passano, passano, passano e tu non torni qui» e capiterà, quindi, di vedersi scorrere addosso un sacco di lunedì, nella sola speranza di approdare al venerdì.
Capiterà anche di imbattersi in occhi sconosciuti in cui volersi tuffare. Capiterà persino di annegarci dentro, in quegli «occhi blu di uno sconosciuto che sta al posto tuo e che non sei tu», in un naufragare che, contrariamente a quanto scrive Leopardi, non è per niente dolce.

Ma che ne sanno gli altri di quando ridevamo come matti?

Quando finisce un amore, quant’è facile naufragare, in effetti.
Quant’è facile naufragare in paragoni, poi?
Flavio Bruno Pardini ce lo ricorda bene in Non sei tu, brano del 2017, in cui ripercorre tutte le differenze esistenti tra l’Amore appena passato, protagonista, e quegli amori comparsa che tengono compagnia il tempo di una sera, ma che non sanno cosa significhi, come del resto tutti gli altri che non hanno vissuto quell’Amore, tornare tardi, pieni di graffi, o ridere come matti, magari dopo aver elaborato un alfabeto segreto, di cenni e parole chiave, come solo gli amanti sanno fare.
Non sei tu, canta ritmicamente Gazzelle e, in questo reiterare il concetto, che poi altro non è che una ricerca affannosa di quella Lei in altri visi, altre mani, altri tocchi o altri sorrisi, sembra quasi sovrapporsi all’Andrea Sperelli figlio della penna di Gabriele D’Annunzio.
Perché, vi starete forse chiedendo?

Andrea fa l’amore con Maria, ma pensa a Elena

Perché Andrea Sperelli, protagonista de Il Piacere, innamorato di Elena Muti, una volta persala come amante, non farà che ricercarla in tutte le amanti successive.
Ne ricercherà i capelli fulvi, la passionalità spregiudicata e la voce di velluto, finendo per incappare, invece, in un amore spirituale per Maria, contraltare della prima donna anche da un punto di vista esclusivamente onomastico.
Le due, in apparenza antitetiche, sono in realtà figure complementari e lo Sperelli non farà che mescolarne i toni, i profumi e le caratteristiche, fino a sovrapporle.
E sapete quando avviene il culmine della sovrapposizione?
Durante un rapporto sessuale.
Già.
Andrea, facendo l’amore con Maria, pronuncia il nome di Elena e, mentre il Vate scrive, nel 1888, «Quel nome! Quel nome! Ella aveva udito quel nome! Un gran silenzio le vuotò l’anima. Le si aprì, dentro, uno di quegli abissi in cui tutto il mondo sembra scomparire all’urto di un pensiero unico. Ella non udiva più altro; ella non udiva più nulla.
Andrea gridava, supplicava, si disperava invano.» , noi, nel 2021, non possiamo non coglierne l’eco nelle strofe indie di Flavio che ci ricorda che al peso di una assenza nera non basta sostituire una presenza, per quanto colorata.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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