Il Superuovo

La didattica a distanza ci fa riflettere sui rapporti tra umani e non umani

La didattica a distanza ci fa riflettere sui rapporti tra umani e non umani

Smart working e didattica a distanza solo un anno fa sembravano un distopico e lontano futuro, mentre oggi è la quotidianità.

La teoria sociologica dell’ANT (Actor Network Theory) e la prospettiva della sociomaterialità si interrogano sul rapporto che intercorre tra umani e non umani, e le reti che insieme compongono.

Una nuova forma di lavoro e di didattica

La pandemia ci ha costretto a ripensare i nostri modi di lavorare e di fare lezione. Gli assembramenti sono stati vietati ma la scuola non ci ha messo molto ad adattarsi a questo periodo di emergenza, il lavoro anche ha fatto molti sforzi, anche se spesso preoccupato per le perdite di profitto.

Ad ogni modo in moltissimi stanno sperimentando le forme di smart working e tutti gli studenti hanno dovuto adattarsi a varie forme di didattica mista e a distanza. Moltissimi studi sociologici ne evidenziano lati positivi e negativi, criticità e problemi.

Nei lati positivi possiamo sicuramente annoverare il risparmio di tempo, in moltissimi dovevano farsi ore di viaggio per raggiungere la sede di lavoro o di studio, i pendolari hanno sicuramente apprezzato. Così come il meteo non è più stato un problema, andare a lavoro con la pioggia non è più un problema, se per andare a lavoro basta recarsi nell’altra stanza. Insomma inutile negarlo, in confort e tempo non possiamo lamentarci.

Se per onestà abbiamo parlato dei lati positivi, sono evidenti anche quelli negativi. I rapporti umani sono carenti, e non mancano statistiche a evidenziare i problemi comportamentali ed affettivi dei soggetti. C’è il rischio che i lavoratori diventino più facilmente vittime di sovraccarico di lavoro (specialmente quelli di aziende private) e che i loro contratti divengano ancora più precari. Così come molti insegnanti premono per tornare in aula il più possibile e in più fretta possibile, perché le lezioni non sono la stessa cosa.

Sociologia e teorie della sociomaterialità

Molti assunti sono stati dati per scontati da millenni, ma oggi sono messi in discussione. Si parla spesso di paradigma “antropocentrico“, ovvero della convinzione che ha da sempre avuto l’uomo di essere al centro dell’universo. Questa visione è passata dalla filosofia antica greca con Aristotele, al cristianesimo che in parte la rivede sino alla modernità. Soltanto negli ultimi secoli Darwin ha messo in dubbio la dicotomia uomo/animale (e sappiamo quanto è stato contestato) e ancora più recentemente l’enorme sviluppo delle macchine e dell’automazione ci ha fatto riflettere anche su questa categoria.

Le teorie della sociomaterialità, che mettono al centro l’importanza che gli oggetti hanno nella vita quotidiana di ogni individuo prendono le mosse proprio da una critica al paradigma antropocentrico. Vogliono cercare di superare le classiche dicotomie natura/cultura, uomo/animale, uomo/macchina, per osservare come questi elementi si concatenano tra loro.

Il filone dell’ Actor Network Theory (ANT)

L’ANT è una delle tante teorie che sviluppa l’approccio sociomateriale, condividendone le critiche al paradigma antropocentrico. Altra caratteristica su cui insiste molto l’ANT è il suo antiessenzialismo. L’essenzialismo sarebbe quella teoria nata nell’antica Grecia secondo cui ogni ente avrebbe la propria essenza. Praticamente, per spiegarlo a chi non ha studiato filosofia, gli oggetti hanno la loro funzione specifica di servire l’uomo e ognuno di essi ha la sua. Allo stesso modo l’essere umano ha la sua funzione, quella di essere un individuo razionale.

L’ANT invece crede che le reti nelle quali sono inseriti gli esseri umani non siano espressione di un’essenza scritta nell’uomo e nelle cose, ma manifestazione contingente di rapporti e concatenamenti che si creano tra gli umani e non umani. Proprio per cercare di limare questa distinzione la prospettiva ANT non parla di attori umani e oggetti materiali, ma di attanti. Il termine attante indica sia gli umani che i non umani.

Così la didattica a distanza e lo smart working ci offrono l’occasione per osservare come queste reti si creino e si disfino, in modo contingente, creando dei concatenamenti sempre ricchi di particolari e di interesse.  Possiamo porci delle domande per interrogarci su questi fenomeni: come cambiano gli oggetti che si utilizzavano in presenza e quelli a distanza? Come questo cambiamento crea delle nuove relazioni (di potere e affettive) tra gli umani e tra gli umani e gli oggetti? Come la questione si evolverà lo scopriremo solo con il tempo… dal momento che abbiamo già detto che le cose e gli umani non hanno una loro essenza.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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