Un morso alla cultural identity: quando un panino può dividere una regione

Una vicenda che ha suscitato molte polemiche e che ha aperto un ulteriore dibattito sull’approvazione culturale.

Può un panino alimentare l’astio tra la popolazione arbereshe e i calabresi? Ad aver suscitato questo clamore è stato semplicemente il nome scelto per lanciare ‘u ghiegghu’, l’ultima novità del marchio cosentino Mi’ndujo. Ma cosa significa questa parola?

STORIA DI UN PANINO SCOMUNICATO

Siamo in Calabria, per l’esattezza a Cosenza. Era il 2023 quando sui social si sparse la voce del nuovo panino ‘sanizzu’ di una catena di ristorazione tutta cosentina. Eppure, gli utenti non ebbero neppure il tempo di leggere gli ingredienti che subito nacque una polemica dopo il post sul Facebook del Papas Lanza a capo dell’Eparchia di Lungro:

“Non possiamo avere un panino Mi nduio denominato “u ghiegghiu” che si prefigge di rappresentare il patrimonio identitario e la presenza Arbëreshe in Calabria

È semplicemente offensivo.

Eleviamo la nostra protesta e chiediamo a chi ha avuto l’infelice idea di ritirarla.

La nostra identità non si può racchiudere in un panino e in un termine ancor oggi usato in modo dispregiativo.”

Ora vi chiederete cosa vi sia di offensivo nel nome scelto per rappresentare, oltre il panino, anche una popolazione che da secoli vive sul territorio calabrese.

CATTIVI VICINI

Da un lato abbiamo i curatori del marchio che continuano a seguire la linea narrativa di raccontare la Calabria attraverso gli ingredienti dei loro panini. Dall’altro abbiamo una comunità che esiste da prima dell’azienda Mi’ndujo e che da un fortissima valenza alla loro identità, fatta non solo di usanze e tradizioni ma anche di una lingua: l’arbereshe. Ebbene, i calabresi per riferirsi agli italo-albanesi che da secoli vivono nella loro regione, utilizzano la parola dialettale ‘ghiegghu’ usata, in principio in maniera dispregiativa poiché fa riferimento al loro modo di parlare. Da allora di detti popolari ne sono nati e, tra questi, la famosissima espressione:

“Quannu vidi u ghiegghiu e u lupu, spara prima u ghiegghiu e pu u lupu”.

Insomma, penso che abbiate capito.

NON SONO IL MIO INSULTO?

Già in passato avevamo parlato di cosa fossero gli epiteti denigratori (se in passato non eri un lettore de IlSuperuovo allora clicca qui https://www.ilsuperuovo.it/lhate-speech-debutta-sui-social-network-analizziamo-gli-epiteti-denigratori-attraverso-laccount-twitter-di-trump/. Prosegue ancora oggi la competizione su chi possieda la legittimità di poter utilizzare un termine usato in passato in maniera offensiva ma che oggi non rappresenta più un potenziale pericolo per la comunità. Il termine ‘ghiegghiu’ oggi vinee usato in modo amicale, ma in molti non hanno ancora dimenticato la storia che c’è dietro 9 semplici lettere. La catena di ristorazione all’epoca dei fatti rilasciò un comunicato dove spiegò che, per loro, l’utilizzo del termine fosse un modo per combattere le ostilità attraverso l’ironia, oltre che per raccontare i mille volti di una regione come la Calabria. Che siano riusciti a fare pace?

 

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