La crociata contro le scuole paritarie va avanti da tempi immemori, ma ne vale veramente la pena? Scopriamolo insieme.
Siamo giunti alle porte degli esami di maturità 2024: anche quest’anno, studenti e studentesse di tutta Italia si sottoporranno alle prove pensate dal Ministero dell’Istruzione. In occasione della fine dell’anno scolastico, il Ministro Giuseppe Valditara è tornato sulla questione delle scuole paritarie, riferendosi a loro come a diplomifici. Sicuramente le private non sono proprio stimate nell’ambiente scolastico italiano, ma perché sono vittime di una quasi caccia alle streghe? Molto è da ricerca nel diritto all’istruzione della Costituzione italiana, ma anche nel tema delle disuguaglianze.
Una retata scolastica
Da pochi giorni si è concluso un ingente controllo a 70 scuole paritarie superiori in Campania, Lazio e Sicilia, portato avanti dal Ministero dell’Istruzione e dalla Guardia di Finanza. Per più della metà degli istituti, ben 47, è già stato avvitato il procedimento per la revoca della parità. L’allarme che ha fatto scattare i controlli? Il numero spropositatamente alto di studenti iscritti al quarto e quinto anno in confronto ai pochissimi iscritti al primo, secondo e terzo anno. Insomma, scuole che, in cambio di alte tasse, permetteva agli studenti di diplomarsi in ogni modo, nonostante la condotta e la media dei voti. Oltre a questo, sono state riscontrate diverse irregolarità: troppe poche aule, arredi insufficienti, mancato rispetto del piano di studi, mancanza di laboratori, docenti privi di abilitazione, incongruenze burocratiche.
“Stop ai diplomifici”
Tutte queste irregolarità hanno portato il Ministro dell’Istruzione Valditara a chiedere un piano di vigilanza specifico nelle tre regioni più colpite. Dopo avere scoperto 47 istituti paritari non conformi alla legislazione italiana, il Ministro ha sottolineato come il garantire un livello standard di istruzione di qualità sia dovere e obbligo dello Stato. E’ in questo contesto che il politico si è schierato contro i diplomifici, queste scuole private che, in cambio di soldi, permettono praticamente a tutti di ottenere un titolo. Per cercare di contrastare questo fenomeno, si sono promosse iniziative come l’obbligo del registro elettronico, limiti alle istituzioni delle classi collaterali e regole per il sostenimento contestuale di esami per più anni scolastici in uno. Quindi, un freno per il giro di titoli falsi, si spera.
Le scuole paritarie e le disuguaglianze
L’articolo 34 della nostra Costituzione dichiara che la scuola è aperta a tutti e l’istruzione inferiore (per almeno 8 anni) è obbligatoria e gratuita. Inoltre, i capaci e i meritevoli devono essere sostenuti dalla Repubblica per raggiungere i più alti gradi di studio. Insomma, l’istruzione è pubblica, gratuita e garantita dallo Stato. Da anni però c’è la dualità fra scuole pubbliche e private. Le seconde sono spesso religiose o scuole internazionali e richiedono il versamento di tasse abbastanza costose in cambio di un programma di studi e di un ambiente solitamente più “tranquilli” ed elitari. La situazione, però, spesso porta dei disequilibri nel sistema scolastico italiano: la legge 62 del 2000 chiedeva già il raggiungimento della parità scolastica fra i due tipi di istituti. Essendo le paritarie delle scuole che possono essere molto costose, spesso gli studenti appartengono ai ceti medio-alti della società, con una buona disponibilità economica e un buon capitale culturale. Questo potrebbe costituire delle scuole ghetto: alle private, alunni istruiti, figli di genitori istruiti e ricchi; alle pubbliche, alunni meno istruiti, figli di genitori non sempre istruiti e non sempre ricchi.