Lo spot che ha diviso il web tra chi lo elogia e chi lo accusa di fare propaganda alla Meloni.

Raccontare una famiglia divorziata come tante con l’ausilio di una pesca, un frutto dal sapore dolce legato ad una vicenda amara. Infatti, se alcuni hanno elogiato lo spot per rappresentare una famiglia lontana dall’immagine ”di quella del Mulino Bianco”, dall’altro canto molti ci hanno visto qualcosa di politico oltre che di dannoso per tutti i figli di genitori separati. In realtà, c’è soltanto molto storytelling.
DIMMI CHE SUPERMERCATO FREQUENTI E TI DIRÒ CHE FAMIGLIA SEI
Ebbene si, perché è dalla notte dei tempi che i supermercati italiani cercano di fare marketing basandosi su un unico nucleo di attori: il padre lavoratore, la madre casalinga, il bimbo prodigio e il cane. Basti pensare allo spot di MD con Antonella Clerici, la conduttrice che ti da appuntamento all’ora di pranzo mentre prepari da mangiare per la tua famiglia, dove canta “Vengo Anch’io?” “Sì, tu sì”! con un comesso, oppure alla famiglia di piccoli Einstein che ti invitano a voler fare ”La spesa intelligenteeee”. Insomma, abbiamo capito. Lo spot di Esselunga invece non ha nulla a che vedere con tutto ciò, in quanto vuole raccontare una famiglia divisa ma unita da un frutto: la pesca. Per chi non dovesse aver acceso il televisore di recente, lo spot racconta di una madre e di sua figlia Emma intente a fare la spesa. La bambina scompare e la madre la ritrova al banco frutta osservare le pesche. La madre gliene compra una, credendo che la bimba la desideri davvero. Si evince si tratti di una famiglia divorziata, in quanto si percepisce fin da subito l’assenza del padre. La bambina non parla, sembra immersa nei suoi pensieri. Osserva le altre famiglie, felici. Lei, invece, non lo è affatto. Tornano a casa, ma qualcuno li attende: è il padre della bambina. La madre saluta Emma promettendole che l’avrebbe chiamata la sera stessa. Al suo ex marito, invece, non dice nulla. La bambina abbraccia il padre e sale in auto. All’improvviso, apre lo zaino e prende quel famosissima pesca acquistata prima. La porge al padre e dice che quella pesca gliel’avrebbe regalata l’ex moglie. Il padre è piacevolmente stupito. Il finale resta aperto. L’intento era quello di raccontare una famiglia come tante che va a fare la spesa. Si, perché anche le famiglie divorziate vanno a fare la spesa. Al diavolo l’immagine della famiglia del Mulino Bianco e facciamo i complimenti alla versione pubblicitaria di Mrs. Doubtfire. Lo spot, inusuale quanto d’impatto, ha diviso il web che ultimante sa esprimersi soltanto attraverso un approccio semiotico, ovvero a colpi di meme e parodie. Andiamo a conoscere le tifoserie e ascoltiamo le loro tesi sulla pesca del terrore.

LA PESCA CHE UNISCE UNA FAMIGLIA MA DIVIDE IL WEB (E LA POLITICA)
Le fazioni sono due: chi reputa che lo spot sia più innocente della bambina protagonista e chi lo accusa di fare propaganda politica sulla famiglia tradizionale, quella composta da padre lavoratore, madre casalinga, bimbo prodigio e il cane. La prima fazione reputa si tratti uno spot in grado di distinguersi, poiché non siamo abituati a vedere i lati drammatici di una famiglia separata, ovvero di una bambina triste nel vedere famiglie unite dall’amore piuttosto che separate dall’indifferenza, tra i freddi sguardi che si scambiano i genitori nel momento in cui scambiano anche la bambina. La protagonista dello spot, infatti, vive il dramma di una famiglia separata, è troppo piccola per capire. Sicuramente, non potremmo aspettarci da parte sua i salti di gioia. Molti utenti infatti si sono immedesimati nella piccola Emma, finendo col comprendere il suo gesto regalando una pesca al padre mentendo sul fatto che sarebbe stato un regalo della madre. Quando si è piccoli si crede nei supereroi tanto quanto di possedere i poteri di far tornare insieme i nostri genitori separati. In molti, invece, lo hanno criticato per il suo messaggio illocutorio, ovvero di voler fra credere a tutti che se voi genitori che litigate tutti i giorni decidete di separarvi farete un danno ai vostri figli. Probabilmente questa teoria complottista è diventata concreta nel momento in cui Giorgia Meloni, attuale premier con un compagno e una figlia a carico, e Matteo Salvini, padre di due bimbi nati da madri diverse, hanno apprezzato il post lodandolo per aver rappresentato chi vive situazioni del genere, spesso alienati e poco accettate. Ci sarebbe anche una terza fascia, ovvero quelli che se ne sbattono di questo post perché la benzina è diventata oro per le nostre automobili, ma il tentativo di trasformare questo post in una motivazione per fare politica è stato talmente impattante da aver fatto tremare chi la pensasse diversamente. In verità, lo spot non voleva raccontare un episodio di vita quotidiana di una famiglia divorziata, quanto piuttosto dimostrare come uno storytelling sia efficace ne momento in cui riesce a fare leva sulle nostre emozioni.
LO STORYTELLING E L’ARTE DI RACCONTARE LE NOSTRE EMOZIONI
Lo storytelling è una tecnica utilizzata sul web tanto quanto nel mondo del marketing. Si, ci sono dei collegamenti sul fatto che si tratti una fiaba che tu racconti a qualcun altro. Effettivamente, devi raccontare una storia. Sui social, lo facciamo quando vogliamo raccontare noi stessi senza postare selfie nei bagni dei locali o facendo una storia di noi alla guida della nostra autovettura. Lo stytelling sui social, infatti, consiste nel momento in cui noi raccontiamo quello che siamo e quello che facciamo. Nelle pubblicità, invece, c’è sempre stato. Basti pensare al fatto che Carosello facesse storytelling ancor prima che questo neologismo nascesse. Fare storytelling nelle pubblicità significa raccontare ciò che fa il consumatore. Per riuscirci al meglio, deve far leva sulle sue emozioni. Facciamo degli esempi: nello spot della TIM vediamo tante famiglie davanti il televisore creando un momento di familiarità proprio come nello spot della Durex vediamo tanti ragazzi nell’atto di consumare un rapporto sessuale avendo tuttavia difficolta oltre che un forte imbarazzo. Non si tratta del classico spot dove ti vendo il prodotto che ti serve. Da un lato lo è, ma lo faccio servendomi di una situazione a noi familiare dove potremmo immedesimarci. Spesso però, si scende nella banalità in quanto gli attori rappresentati sono sempre gli stessi. Si. padre lavoratore, madre casalinga, bimbo prodigio e il cane. Rappresentare una famiglia divorziata diventa inusuale. Probabilmente molti, in quella pesca, ci hanno visto un melone (o la Meloni).