Il Superuovo

Un bambino gay ucciso dai genitori: Nietzsche contro la morale

Un bambino gay ucciso dai genitori: Nietzsche contro la morale

Anthony, un bambino di dieci anni, era pronto a confessare alla madre e al suo compagno il proprio orientamento sessuale, sicuro del fatto che questi ultimi lo avrebbero amato e accettato. Tuttavia, le cose sono andate diversamente: il giovane innocente non ha trovato comprensione, ma soltanto la morte.

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Violenza e omicidio

La madre della vittima è comparsa lunedì in tribunale, insieme al fidanzato. Heather Barron (28 anni) ed Ernesto Leiva (32 anni) sono stati accusati di tortura e omicidio, ma l’udienza è stata rinviata al 3 agosto. La tragedia è avvenuta in una piccola località della California del Sud e, secondo alcune testimonianze, la vicenda sarebbe stata carica di dettagli ancora più agghiaccianti. Il bambino, infatti, avrebbe raccontato alla madre del suo piccolo segreto, ovvero il suo orientamento bisessuale. La donna, in preda alla rabbia, si sarebbe avventata contro il proprio figlio, torturandolo e massacrandolo con la complicità del fidanzato. I fratelli del piccolo hanno assistito alla scena, tentando invano di difendere il bambino dalle effusioni di violenza fisica della madre. La tortura avrebbe compreso gesti raccapriccianti, come sbattere ripetutamente il figlio contro il pavimento della camera da letto, frustandolo con una cintura. Gli sarebbe stata versata della salsa bollente in bocca, impedendogli di usare il bagno. In seguito a questi atti di crudeltà, Anthony è morto in ospedale, riportando segni di sigarette spente sul volto, ferite sulla testa e lividi su tutto il corpo.

Pregiudizi e moralità: la critica di Nietzsche

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Un’immagine del filosofo Friedrich Nietzsche

 

Episodi come questo toccano in maniera profonda la sensibilità collettiva, spingendo ognuno di noi a porsi delle domande. Fra le più comuni, vi sarebbero interrogativi come: “E’ possibile che un genitore possa impazzire fino a questo punto?”, “quale grado di ignoranza può spingere un individuo a compiere un gesto così atroce?, “come possono esistere persone in grado di esercitare una violenza a livelli inconcepibili?”. Dinanzi a queste perplessità, possiamo tentare di rispondere, senza giudicare, senza pretendere di avere verità in tasca, ma analizzando i fatti concreti. Una persona può perdere il controllo nel momento in cui non riesca ad accettare la natura di ciò che trova davanti a sé, in questo caso si tratta del sentimento di una madre nei confronti del figlio. La mancanza di controllo della propria emotività, unita alle barriere psicologiche che hanno impedito alla donna di riconoscere l’amore verso il proprio figlio, sono dettate da due problemi principali: l’educazione e la morale.

A tal proposito, Nietzsche, il critico per eccellenza della morale, descrive la questione della moralità e dei costumi in una delle sue opere maggiori: Aurora. Pensieri sui pregiudizi morali (1879-1881). Prendendo spunto dal suo scritto precedente, Umano troppo umano, il filosofo nichilista arricchisce il pre-esistente discorso sulla morale, per sviscerarne gli aspetti più vicini all’applicazione di quest’ultima in ambito sociale. La prima parte dell’ Aurora riguarda lo studio di ciò che viene chiamato “moralità dei costumi”, che per Nietzsche corrisponde all’insieme di costumi che una comunità impone ai suoi membri:

“la moralità non è una cosa diversa dell’obbedienza ai costumi di qualunque specie essi siano; ossia per costumi intendiamo il modo tradizionale di agire e giudicare. Dappertutto i costumi non hanno efficacia senza moralità; e meno l’esistenza è condizionata dai costumi, meno grandi sono i confini della moralità. L’uomo libero è immorale, poiché in ogni cosa vuole dipendere solo da se stesso e non da una usanza costituitasi nel tempo, da una tradizione…”.

 

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Dunque, secondo il celebre filosofo, “morale” è sinonimo di “obbedienza ai costumi” e ciò implica l’esistenza di una visione tradizionale nel modo di agire e giudicare. La moralità dei costumi diviene un vero e proprio tribunale sociale, che si contrappone al comportamento individuale, mediante lo strumento della coercizione o della costrizione punitiva, giudicato “crudele” dallo stesso Nietzsche. Essendo, la discriminazione sessuale, il retaggio di alcuni strati della cultura religiosa o tradizionalista (discriminazioni della Chiesa, culto della virilità ecc..), essa si trasmette di generazione in generazione nel sistema educativo, influenzando continuamente la moralità dei costumi. Avviene dunque che, a scuola e in altri ambienti, nascano pregiudizi e discriminazioni nei confronti di individui che assumono comportamenti o orientamenti (culturali, sessuali ecc..) non comunemente accettati. Dunque, la punizione modernisticamente nietzschiana che ne consegue è il bullismo, sia fisico che psicologico. Si tratta di forme di intolleranza che il bambino porta con sé fino all’età adulta, discriminando anche persone cui si è soliti donare il proprio amore o affetto. Sembra questo, per l’appunto, l’atteggiamento che avrebbe caratterizzato una madre forse poco educata al rispetto delle diversità, al punto da punire con il dolore il proprio figlio. Ciò a conferma della tesi di Nietzsche per la quale non ha senso stabilire una morale universale e punitiva, poiché si basa su tradizioni consolidate, non su presunte verità universali. Allo stesso modo, la Chiesa e, successivamente, la Medicina, per secoli hanno condannato l’omosessualità, ritenendola “diabolica” o una vera e propria patologia, giungendo anche a giustificazioni scientifiche in tal senso. Papa Benedetto XVI ha affermato che l’orientamento omosessuale sia “contro natura”, destando l’indignazione sia dell’area più progressista della politica e della Chiesa cattolica, sia di quella anglicana e protestante. Tant’è che un altro arcivescovo italiano, Benvenuto Castellotti, ha smentito queste convinzioni affermando che in natura “vi sono ben 486 specie animali che contemplano l’omosessualità. Quindi questa non è una caratteristica puramente umana. Non è una devianza, ma fa parte della natura. L’omosessualità è un’attitudine umana”.

Educazione: ciò che resta da fare

Preso atto di questi meccanismi nocivi nell’ambito degli usi e costumi di un popolo (legittimati dal solo vincolo dell’abitudine e della tradizione), non resta altro da fare che incentivare l’educazione sessuale nelle scuole e in tutte le istituzioni in cui si formino comunità di uomini e donne. Abituare i più giovani al rispetto delle diversità, all’astensione dalla violenza e dal bullismo potrebbero costituire dei semplici presupposti per il miglioramento della nostra società.

 

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