Il Superuovo

Compiti a casa: tra innovazione e falsi miti

Compiti a casa: tra innovazione e falsi miti

Da anni continua la diatriba tra maestri e genitori per quanto riguarda i compiti a casa. Il ruolo dell’insegnante, un tempo autoritario e incontraddicibile, è oggi al centro di numerose critiche. Accusati di non lasciare ai bambini il tempo libero che meritano, rispondono difendendo la necessità di dare continuazione didattica ai temi studiati in classe. Su posizioni diverse si collocano anche intellettuali di successo nel mondo dell’istruzione, mentre Cristiano Micucci, un noto umorista, mette online una finta lettera firmata da un insegnante, che divide a metà il popolo dei social network. 

Fake letter

L’ episodio della lettera fake

L’episodio della “fake letter”, scritta da Cristiano Micucci, può essere interpretato sotto due punti di vista. È stata composta e pubblicata come un semplice scherzo, l’umorista non si aspettava il risultato di 10000 like e quasi il doppio delle condivisioni, dividendo l’opinione pubblica. Il problema è che si tratta pur sempre di un contenuto falso, scritto da una persona appartenente al mondo della comicità, perciò sarebbe bastata una semplice ricerca sul web per capire la natura scherzosa dell’episodio, testimoniata anche dal linguaggio colloquiale volutamente utilizzato. In questo contesto invece, come spesso accade, si preferisce non approfondire, prendendo per vero un semplice foglio di quaderno di provenienza sconosciuta. Tendenza sempre più diffusa nel mondo dei social network, che ha favorito l’ascesa di personaggi come Gian Marco Saolini, il finto componente della flotta della nave Aquarius, che ha persuaso centinaia di migliaia di persone con la falsa notizia riguardante stanze per il gioco d’azzardo, o adibite a discoteca, all’interno della nave che trasportava migranti.

La lettera però riaccende la polemica sempre più viva dei compiti a casa. I bambini, a partire dai 7 anni di età, oltre a passare 5 ore all’interno delle mura della propria scuola elementare hanno l’obbligo di svolgere esercizi domestici durante le ore pomeridiane. I genitori sono divisi in due posizioni diametralmente opposte, tra chi riconosce l’utilità di questa scelta didattica appartenente ormai alla tradizione scolastica, e chi pensa che il mondo dell’istruzione debba innovarsi, seguendo il flusso del cambiamento che attraversa ormai molti settori della società.

Homework

La posizione degli esperti

Maurizio Parodi, autore del libro “Basta Compiti”, si schiera senza mezzi termini sul versante compiti zero. Porta avanti da anni un’accesa battaglia contro i docenti attaccati alla tradizione didattica. Lui, che è inoltre dirigente scolastico, ritiene che i bambini, senza il peso gravoso degli esercizi domestici, possano sviluppare in autonomia interessi e senso critico condivisibili con il resto della classe, interessandosi di argomenti offtopic non trattati dal programma scolastico.

Invece secondo i dati elaborati dall’Ocse-Pisa nel 2012, nei 38 paesi che sono stati campionati i bambini di tutte le scuole primarie e secondarie svolgono gli esercizi a casa, e nessuno mai si sognerebbe di negare loro questa risorsa qualitativamente irrinunciabile, che impedirebbe la revisione, l’approfondimento e il fissaggio degli argomenti. Concretamente a partire dalle scuole elementari i temi trattati non sono facili da assimilare in autonomia. A partire dalla lettura, che necessita impegno costante e perseveranza, per arrivare a tabelline e analisi grammaticale, è impensabile destinare al loro apprendimento una semplice spiegazione mattutina nel mezzo di risate con i compagni di giochi. Risulta così fondamentale secondo l’opinione di molti mantenere le modalità tradizionali d’apprendimento, che sviluppano inoltre la disciplina. Il detto “Prima il dovere poi il piacere” non ha mai compromesso l’esistenza di nessuno, dal momento che sviluppando costanza e maggiore rapidità di svolgimento sono pochi i casi in cui ai bambini vengono realmente precluse attività extra scolastiche.

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