Il Superuovo

Tutti i grandi hanno avuto paura del buio: come Pascoli entra nell’horror di Rodò

Tutti i grandi hanno avuto paura del buio: come Pascoli entra nell’horror di Rodò

“Suor Virginia” di Pascoli e “Tuck me in” di Ignacio Rodò, rievocano le paure di quando il genitore ci spegneva la luce della cameretta… Alzi la mano chi non ha mai avuto paura del buio.

Terrore o orrore, questo è il dilemma! Il primo rappresenta la paura che sta per accadere qualcosa, il secondo non è altro che la conseguenza che si manifesta alla sua realizzazione; e il poemetto e il cortometraggio possono essere letti proprio sulla base di quest’evoluzione ed essere intesi come un’unica opera: Rodò, infatti, è la promessa mantenuta (per usare le parole di Duncan e Muller, autori del manuale Il Cinema Horror) al terrore anticipato in Suor Virginia. Vediamo il perché.

LA FACCIA OSCURA DI PASCOLI

Chi dice Pascoli dice poetica del fanciullino, e una volta pronunciato questo termine lo si collega immantinente all’ideale di poesia pura, ossia la volontà del poeta di cantare meramente per il gusto di farlo. Sono le verità di fede che vengono ripetute di lezione in lezione dai professori ai loro studenti, ma la poetica pascoliana non è solo questo: esiste un’altra faccia della medaglia, quella che Sanguineti definisce la parte malata, cioè colma di inquietudini e angosce.

Questo lato cupo ha trovato alimento nei continui lutti che il povero poeta è stato costretto a sopportare. Tutto ebbe inizio la notte del 10 agosto 1867, quando il padre Ruggero Pascoli è stato assassinato in circostanze misteriose. A seguito dell’evento nefasto si successero le morti dei fratelli e della madre, finché non rimasero, come unici sopravvissuti, Giovanni e le due sorelle (Maria e Ida), con le quali tentò di ricostruire un nido familiare, ossia un bozzolo di piume e di cotone dove potersi sentire sicuri e protetti, al riparo dai fulmini che svelano la vera condizione dell’atomo opaco del male (la Terra).

SUOR VIRGINIA NON È UN POEMETTO INNOCUO

Il poemetto Suor Virginia si iscrive appieno in questo lato angoscioso del Pascoli. Si racconta di una piccola bambina che, ospitata in un convento dalle suore, non riesce ad addormentarsi per la paura che le incute una finestra sbadatamente rimasta aperta. Decide quindi di bussare nel muro con la speranza che suor Virginia accorra in suo aiuto e chiuda quella finestra che getta sul mondo. La monaca effettivamente, impaurita dai tum tum sulla parete, si reca nella camera delle bambine, ma le trova placidamente addormentate; infatti la povera piccola non ha avuto il coraggio di confessare la sua paura. Suor Virginia torna in camera, ma è costretta a recarsi nuovamente nella cameretta delle bambine: la più piccola ha nuovamente bussato per la medesima paura che non riesce ad esprimere. A questo punto ecco che un dubbio si fa strada nella mente della sorella: che sia San Pasquale a bussare? Infatti, secondo la leggenda, il santo era solito bussare alla porta di coloro che stavano per staccarsi dalla vita terrena. Ecco pertanto che, abbracciando la corona e sgranando il rosario, la suora attende con rassegnazione la sua chiamata, non badando più ai tentativi di richiamo della bambina che par ch’ora, sì, voglia/dirglielo: “Madre, c’è uno laggiù:/chiuda!” E volge gli aperti occhi alla soglia/dell’uscio: aspetta. Ella non venne più.

TUCK ME IN: PAURA DELL’INCOGNITO

Pascoli ci lascia con l’amaro in bocca, non sappiamo se quel qualcuno ci sia stato veramente o se sia frutto di un’immaginazione creata dalla paura della piccola; quel che è certo è che il bambino del cortometraggio di Rodò, dalla durata scarsa di un minuto, ha il coraggio di confessare al padre, che lo sta mettendo a dormire (dal titolo, gli rimbocca le coperte), la paura che lo tormenta: Ti sei dimenticato di controllare sotto il letto!, il padre per rassicurare il piccolo si china e… trova lo stesso identico figlio sotto il letto che gli dice: Papà, c’è qualcuno sopra il letto!. A questo punto viene da chiedersi: il vero figlio è quello sopra o sotto il letto?

Il cortometraggio è una possibile continuazione del poemetto pascoliano: se in quest’ultimo il qualcuno è fuori dalla finestra, e il convento può andare a rappresentare una sorta di purezza del nido, ora quel qualcuno è dentro casa e minaccia la tranquillità del bambino: è dentro il nido!

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