Il Superuovo

I Lupin del mondo reale: i 5 furti d’arte più significativi ed onerosi della storia

I Lupin del mondo reale: i 5 furti d’arte più significativi ed onerosi della storia

Elenco dei 5 più importanti, costosi e pittoreschi furti d’arte della storia, tra colpi Lupiniani e fughe rocambolesche

Caravaggio, “Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d’Assisi”, Particolare.

L’Oratorio di San Lorenzo a Palermo, il furto di massa dell’Isabella Stewart Gardner di Boston, il furto delle due versioni dell’Urlo di Munch, passando per il furto della Gioconda, scopriremo quali sono i più magniloquenti furti d’arte della storia, considerando come fattori sia il valore di mercato delle opere, sia i modus operandi dei ladri sia i fattori sociali e politici che questi furti innescarono e tuttora innescano

1. “Ridateci la Gioconda”

A dispetto di ciò che si dice incessantemente dai mondiali del 2006 a questa parte, la Gioconda appartiene al governo francese, poiché Leonardo passò gli ultimi anni di vita in Francia ed in Francia morì, nulla di nuovo.

Nel 1911 la Gioconda fu trafugata da un tale Vincenzo Peruggia, decoratore che ricevette un incarico al Museo del Louvre: verso le 7 del mattino del 21 agosto 1911, Peruggia si intrufolò al Louvre nel giorno di chiusura, staccò il quadro dalla parete (all’epoca non era protetta dai numerosi dispositivi con cui è protetta oggi) se lo mise sotto la giacca senza nemmeno sfilarne la cornice, ed uscì dal museo indisturbato.

Peruggia affermò di aver agito spinto dall’ideale patriottico, egli volle infatti riportare in Italia la “nostra” Gioconda; fu graziato, l’opera venne ritrovata nel 1913, e lui se la cavò con una pena mite, circa un anno di prigione.

Foto segnaletica di Vincenzo Peruggia

2. “È ‘Stato’ la Mafia”

La Natività con i santi Lorenzo e Francesco d’Assisi, si tratta di un capolavoro di Caravaggio, conservato all’epoca nell’Oratorio di San Lorenzo a Palermo; trafugato nella notte tra il 17 ed il 18 ottobre 1969.

Il valore si aggira intorno ai 20 milioni secondo l’FBI, che lo ha aggiunto nella lista dei 10 capolavori rubati più importanti.

Il luogo è Palermo, e la data è il 1969, quando Cosa Nostra era agli albori della sua attività criminale: il nome di quest’opera, negli anni 90 perlopiù, faceva capolino dalle testimonianze di molti collaboratori di giustizia, i quali però non hanno mai offerto una testimonianza univoca, c’è chi come Francesco Marino Mannoia sostiene che fu distrutto, chi ritiene che fu lasciato in un fienile in attesa di un compratore che mai arrivò, e fu quindi rosicchiato dai topi; Salvatore Cancemi sostenne che venne esposto nelle riunioni della Cupola come esaltazione di prestigio, Giovanni Brusca addirittura sostenne che fu designato come merce di scambio con lo Stato nella presunta (ma non troppo) Trattativa Stato-Mafia, con lo scopo di alleggerire il 41-Bis ad alcuni detenuti in cambio del dipinto.

L’ultima testimonianza fu quella del pentito Gaetano Grado, che rivendicò l’opera agli autori materiali del furto, che a quanto pare erano delinquentelli isolati estranei alla cosca mafiosa, lo recuperò e lo vendette ad un acquirente svizzero per conto del Boss di Cinisi Gaetano Badalamenti (il mandante dell’omicidio di Peppino Impastato).

Dove quest’opera sia, rimane un mistero.

3. Come nei film

Era il 18 marzo 1990, i protagonisti della vicenda sono due uomini vestiti da poliziotti, che entrando pacati nel museo dell’Isabella Stewart Gardner di Boston all’1:20 del mattino circa, immobilizzano gli agenti di sorveglianza, e con tutta la calma del mondo (81 minuti) rubarono 13 opere dal valore complessivo di 500 milioni di dollari.

Alcuni punti controversi emergono dalla vicenda, ad esempio: “Come sapevano i ladri che avevano tutto quel tempo?”, “A cosa è dovuta la tardiva tempestività delle Forze dell’Ordine? (quelle vere)”.

Fatto sta che i ladri rubarono 13 opere tra cui 3 Rembrandt (di cui una poi cambiò di attribuzione) ed il costosissimo Concerto a tre di Vermeer, dal valore stimato di 200 milioni di dollari.

Vermeer, “Concerto a Tre”, copia.

4. Una fuga da “Urlo”

Anche i grandi giornaloni come il Corriere della Sera (23 Agosto 2004) tendono a sbagliarsi su questa situazione: l’Urlo fu rubato nel 1994 e nel 2004, ma il punto è che in queste due date ne furono rubate 2 versioni diverse, la versione  del 1893 fu rubata nel 1994, mentre la versione del 1910 fu rubata nel 2004.

Nel 1994, l’opera fu rubata con una facilità inverosimile, due uomini la staccarono dalla parete e scapparono, il furto durò 50 secondi a dir tanto, e i ladri lasciarono un biglietto con scritto “Grazie per la scarsa sorveglianza”, teatrali; l’opera fu trovata tre mesi dopo in una camera d’albergo.

Nel 2004 invece mancò la teatralità, fecero irruzione due uomini armati, staccarono il dipinto e scapparono in una fuga rocambolesca ed anche un po’ goffa: voilà.

La fuga dei ladri del Museo di Munch ad Oslo nel 2004, ripresa da un passante.

5. La violinista derubata

È noto che nel 1995, un violino fu rubato dall’appartamento della nota violinista Erica Morini, esso si tratterebbe di un violino costruito all’inizio del 700 dal famosissimo Antonio Stradivari; lo strumento, secondo gli inquirenti dell’epoca, varrebbe la venerabilissima cifra di 3 milioni di dollari, non male per un finissimo pezzo d’artigianato cremonese.

Solo 5 persone possono essere responsabili del furto, poiché solo 5 persone conoscevano il luogo in cui era nascosta la chiave dell’armadietto che conteneva lo strumento, ma a causa della mancanza di prove, il ritrovamento del violino, rimane un mistero.

 

 

 

 

 

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