Il Superuovo

Tutti contro Vladimir Putin, ma non l’Italia di Salvini

Tutti contro Vladimir Putin, ma non l’Italia di Salvini

Parlando di Putin, il Ministro italiano durante l’intervista del Washington Post, ha voluto chiarire la sua posizione contro le sanzioni alla Russia, per la cosiddetta aggressione all’Ucraina del 2014.

Salvini
Fonte foto: ilsussidiario.net

Salvini che è apertamente contro le sanzioni dell‘Unione Europea, ha riportato i dati dei risultati del Referendum in Crimea del 19 marzo 2014 per l’annessione alla Russia, come giustificazione della sua presa di posizione, in cui l’84,2% degli aventi diritto di voto, si è espressa a favore con il 97,32% dei consensi. Quindi secondo il Vice-premier, la popolazione crimeana ha scelto a chi appartenere in modo democratico.

Le incertezze sulla regolarità del Referendum

Su questo punto l’incaricato del giornale americano, ha osservato che il referendum era controllato direttamente dalle truppe russe. A questo Salvini non ha dato una risposta concreta, ricordando però al giornalista che la stessa ‘pseudo-rivoluzione‘ ucraina è stata di fatto finanziata da governi stranieri, come ad esempio la Primavera Araba, affermando inoltre, che esistono zone che per tradizione, cultura, lingua e storia appartengono alla Federazione Russa in maniera legittima.
Conclude l’intervista difendosi dalle accuse di aver ricevuto denaro dal primo partito della federazione russa ‘Russia Unita‘, ricordando che ha già provveduto a denunciare i responsabili di questa ‘fake news‘.

La mossa di Putin

Putin
Fonte foto: wikipedia

Nonostante le sanzioni, Putin non intende fare marcia indietro e dopo 4 anni dal referendum, ha da poco inaugurato il ponte più lungo d’Europa lungo 18km, che collega la penisola crimeana direttamente con la Russia, così da ribadire ulteriormente il concetto che la penisola è russa e che la decisione è stata presa in modo democratico dai cittadini crimeani e non da altri.

Le ripercussioni

Attualmente l’Unione Europea si è schierata con l’Ucraina, compresa l’Italia dei precedenti governi, il governo del cambiamento, invece, cerca di essere più lungimirante, guardando ad un discorso più pragmatico e ai 5 miliardi di euro in meno dal 2014 ad oggi di export italiano in Russia, che potrebbero servire come monito, per una situazione tutt’altro che conclusa in maniera diplomatica.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: