Da due anni gli scienziati del MIT stanno studiando i neutrini atmosferici. I risultati riportati sulla rivista Nature Physics sembrano dimostrare la perfetta simmetria dell’universo. Si è così davanti ad una nuova conferma delle ipotesi di Einstein.
Con la Teoria della Relatività Speciale, Albert Einstein aveva ipotizzato la perfetta simmetria dell’universo. Secondo lo scienziato, questa simmetria comporta la validità delle leggi fisiche in ogni direzione dello spazio, come ad esempio la velocità della luce. Una conferma a questa ipotesi è venuta dallo studio di un gruppo di ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (MIT), coordinato da Carlos Argüelles e Teppei Katori. I ricercatori hanno basato lo studio sulle osservazioni del più grande telescopio per neutrini, l’Ice Cube. Lo strumento è dotato di circa 5’000 ‘occhi’ disseminati nelle profondità dei ghiacci del Polo Sud, estendendosi per oltre un chilometro cubo. Lo stesso telescopio poche settima e fa, ha permesso di scoprire la fonte dei neutrini in un buco nero a 4,5 miliardi di anni luce dalla terra.
Uno studio basato sui neutrini atmosferici
Gli scienziati del MIT hanno analizzato i dati raccolti dall’Ice Cube negli ultimi due anni su neutrini atmosferici. Questi vengono prodotti negli strati superiori dell’atmosfera dopo l’interazione con i raggi cosmici. Secondo Katori “le misure hanno escluso anomalie nel comportamento delle particelle che possano contraddire le teorie ipotizzate da Einstein“. Lo stesso Katori ha anche aggiunto che la prossima tappa sarà la verifica della teoria di Einstein anche studiando i neutrini cosmici.

Questi proverranno da un Blazar, un enorme buco nero ospitato al centro di una galassia, catturato alla fine del 2017 e annunciato nel luglio dell’anno successivo. Questa scoperta ha permesso di guardare lo spazio in modo diverso ponendo nuove basi per l’astronomia multimessaggio, fondata sulle osservazioni e interpretazioni coordinata di segnali in grado di fornire informazioni diverse sulla sorgente. Inoltre rappresenta l’ennesima conferma della teoria di uno dei più grandi scienziati della storia.
Michele Sciamanna