Metacognizione: pensare se stessi come terapia

Metacognizione – La psicologia come scienza sta percorrendo un sentiero di crescita inarrestabile. Teoria e pratica, internamente alla disciplina, sembrano conciliarsi a vicenda, senza ostacolarsi. La prova di questo fruttuoso rapporto risiede nelle ultime novità scientifiche, modelli pratici e teorici che, dopo la sperimentazione, risultano essere trattamenti positivi per il paziente.

Adrian Wells, psicologo britannico e docente alla University of Manchester, è uno dei pionieri di questa crescita incontenibile. Si occupa principalmente di psicologia clinica e di psicoterapia. Le sue ricerche sono state decisamente proficue, in quanto è riuscito a mettere in evidenza particolari processi mentali che accompagnano alcuni disturbi psicologici e, in seguito, a produrre un modello per la cura di questi problemi. Ansia e depressione sono le due malattie soggette all’analisi e, purtroppo, quelle di cui soffrono ultimamente un gran numero di persone. La terapia metacognitiva è il rimedio proposto da A. Wells per la cura di questi due disturbi. Il termine metacognizione è alla base del trattamento terapeutico, e viene usato solitamente per designare il livello di consapevolezza che l’individuo ha di se stesso. Saper riconoscere i propri stati mentali, riflettere su di essi ed essere in grado di regolarli, è un compito che può sembrare facile e che spesso compiamo inconsciamente. La terapia metacognitiva cerca di ordinare il sistema di valutazioni che il singolo mette in atto quando regola l’attività mentale, e si distingue da quella più semplicemente cognitiva che si preoccupa del sistema di valutazione della realtà. Il disagio prodotto da un errato metodo di valutazione degli stati mentali porta a una ricorsività del pensiero, l’individuo sente la necessità di rimuginare sulle scelte e sui problemi senza riuscire a smettere di farlo. Questa tecnica, questa incessante ricorrenza dello stesso pensiero, causa problemi emotivi, quali ansia e depressione.

Le tecniche della terapia meta-cognitiva

Il pensiero ricorsivo è uno dei fenomeni che vengono maggiormente studiati dagli psicologi. La metacognizione è la chiave, o una delle possibili, per la risoluzione del problema. Le metacredenze sono la causa della difficoltà in questione e vengono definite solitamente come informazioni soggettive relative al sistema cognitivo di riferimento. Possono avere valenza positiva, quando vengono viste come un utile strumento per regolare la ricorrenza di pensieri disturbanti, o negativa quando il pensiero ridondante alimenta conclusioni catastrofiche. A prescindere dalla loro natura capita spesso che le meta-credenze sfocino in tecniche di coping disfunzionale. Prendendo in considerazione il rimuginio come esempio di pensiero ripetitivo, emerge che l’individuo, convinto del fatto che rimuginare possa essere d’aiuto per affrontare una determinata situazione, sarà portato sempremetacognizione di più ad assumere lo stesso atteggiamento. Una persona che invece crede che rimuginare sia dannoso per se stessi in quanto alimenta la sua ansia, cerca di fare il possibile per non pensarci, ma in questo modo produce solo pensieri che causano l’ansia stessa. E’ un circolo vizioso, e molti rimangono intrappolati. Il problema, stando alla meta-cognizione, deve essere risolto partendo dal presupposto che le credenze non devono essere interpretate come dati di realtà, ma come scelte personali. Un problema non può essere risolto se lo si affronta in maniera ossessiva e compulsiva, l’atteggiamento da adottare nei confronti dei propri stati mentali deve essere distaccato. Deve essere un’azione che mira solo ed esclusivamente alla valutazione del proprio stato interno come un evento mentale, senza nessun riferimento a idee di carattere reale, su se stessi o su altri. Si deve passare dal livello oggetto, del reale, del materiale, a quello metacognitivo che, in questo caso, si riferisce all’adozione di un atteggiamento distaccato nei confronti di un disturbo psicologico (pensiero ricorsivo). E’ una consapevolezza difficile da maturare, ma che tutti hanno e che tutti usano, magari inconsapevolmente, per alcuni problemi e non per altri. Compito della terapia meta-cognitiva è quello di indicare al paziente che già dispone di questo strumento e che può essere appreso. L’analisi metacognitiva (AMC) è lo strumento di tendenza. Si riconosce un pensiero iniziale e la sua conseguenza emotiva per passare poi alla identificazione delle credenze meta-cognitive e all’analisi di esse. Non è indispensabile rimuginare sui problemi per cercare di risolverli, un’analisi, distaccata, è più che sufficiente e non provoca il rischio di qualche sofferenza emotiva.

Riflettere su se stessimetacognizione

Può sembrare paradossale dire di assumere un atteggiamento distaccato rispetto ad un problema e allo stesso tempo suggerire una riflessione sulla propria persona per risolvere lo stesso problema, ma in realtà la differenza c’è. La meta-cognizione consente di approfondire i propri pensieri, aumentare la conoscenza dei nostri schemi e processi mentali, sempre astraendo da ogni riferimento e dato di realtà. Nel caso della terapia metacognitiva una più matura conoscenza di se stessi e un alto livello di consapevolezza dei propri meccanismi mentali porta ad un più facile rintracciamento delle credenze metacognitive, che sono la causa del disturbo analizzato. Conoscere se stessi e, soprattutto in questo caso, i propri processi di apprendimento, aiuta il meccanismo di guarigione a garantire la sua efficacia terapeutica. Le domande, che lo stesso termine metacognizione si porta dietro, come funziona la mente? Quali sono i processi funzionali della mente? Sono delle buone basi di partenza per una riflessione stimolante indirizzata ad una maggiore consapevolezza dei propri processi di apprendimento.