Tu lo conosci Cthulhu? Leopardi, Lovecraft e Junji Ito parlano di uomo e cosmo

Tu lo conosci Cthulhu? Leopardi, Lovecraft e Junji Ito parlano di uomo e cosmo

15 Marzo 2019 0 Di Francesco Rossi

Immaginatevela una siffatta tavola rotonda: da una parte Giacomo Leopardi, uno dei più importanti poeti e pensatori moderni, che nei suoi componimenti ha sviluppato il concetto di pessimismo fino a renderlo “cosmico”, relativo all’intera esistenza umana; lo stesso aggettivo viene usato per definire il filone narrativo creato da H.P. Lovecraft, il “cosmic horror”, popolato dall’intera corte di creature tentacolute e disturbanti che fanno capo a Cthulhu; infine abbiamo Junji Ito, disegnatore di manga, famoso per lavori come “Tomie” e “Uzumaki”, capace di immaginare orrori indicibili e travolgenti anche partendo da banali contesti quotidiani. Di cosa parlerebbero? Probabilmente del cosmo e del ruolo che l’uomo ha al suo interno.

Ormai da diversi mesi sono arrivate nelle librerie e nelle fumetterie le opere di Junji Ito, autore di riferimento nel panorama fumettistico horror, non solo giapponese. Per lungo tempo ignorato dalle case editrici italiane, nonostante il successo riscosso in patria, infine i volumi con le sue storie sono andati ad arricchire gli stand di Lucca Comix 2018, a cui egli stesso ha presenziato.

Junji Ito, nato nel 1963, divenne famoso con “Tomie”, pubblicato nel 1987. (Fonte: animeclick.it)

Tra le opere più significative vanno ricordate “Tomie” e “Uzumaki“, sebbene Ito abbia scritto moltissimi racconti brevi, forma che gli risulta più congeniale. Se nella prima, che racconta il ritorno in vita di una ragazza uccisa dai propri compagni di classe, gli stilemi sono simili a quelli classici dell’horror giapponese, con spiriti vendicativi che perseguitano le proprie vittime, nella seconda invece il mangaka si avvicina ad un orrore a noi ben più familiare. “Uzumaki” si ambienta in una piccola cittadina sulle coste del Giappone, interessata da strani fenomeni inquietanti, tutti collegati al motivo della spirale. Presto questo simbolo non sarà più solo una casualità, ma il manifestarsi di una forza antica, spaventosa ed incomprensibile, che giace nelle profondità della terra, in una gigantesca città dalle forme surreali, attendendo il momento per risvegliarsi. Suona familiare, non è vero?

Howard Phillips Lovecraft nacque nel 1890 e morì nel 1937 a Providence (Fonte: Wikipedia)

In effetti Ito ha attinto a piene mani dall’immaginario che Howard Phillips Lovecraft ha creato ormai un secolo fa. Tuttavia ciò con cui l’autore giapponese ha deciso di impregnare le proprie pagine non è la secrezione di qualche creatura tentacolare. Ciò che lega strettamente “Uzumaki” al Solitario di Providence è il pensiero filosofico definito cosmicismo. Questo termine identifica la convinzione che nella struttura generale di un universo potenzialmente infinito l’uomo, e con esso i concetti di bene e male, amore e odio, vita e morte, sacro e profano, sia del tutto irrilevante. La posizione di superiorità che l’umanità si attribuisce è un’arrogante illusione: esistono forze primordiali, al di là della comprensione umana, capaci di annichilirci completamente. In “Uzumaki” i primi fenomeni sovrannaturali si manifestano in contesti quotidiani, situazioni di tranquillità, dove i protagonisti intimamente pensano di avere tutto sotto controllo. La maestria di Junji Ito nell’inserire con precisione chirurgica un elemento di disturbo e di deformarlo progressivamente però mette in crisi questa loro certezza e li costringe a relazionarsi con forze davanti a cui sono impotenti. Neanche nei momenti più estremi della storia si cerca di capire cosa stia succedendo, quali siano le cause. Importa solo scappare, sottrarsi alla malvagia spirale di eventi. D’altra parte, cosa si può fare altrimenti? A rafforzare questo sentimento di debolezza contribuisce l’approfondimento psicologico dei personaggi quasi inesistente: che differenza farebbe un protagonista piuttosto che un altro quando abbiamo a che fare con qualcosa che non comprendiamo neanche lontanamente? Si aggiunge a ciò anche la mancanza di un insegnamento morale: in nessuno dei 2 scrittori il personaggio, sempre se sopravvive, impara qualcosa o trae dagli eventi una qualche forma di nuova saggezza. La felicità e la sofferenza sono variabili estranee al funzionamento delle forze cosmiche, per di più spesso malvagie.

Questo è solo uno dei modi in cui si manifesta la spirale in “Uzumaki”. E non è neanche il più spaventoso. (Fonte: Movieplayer.it)

I concetti di cui abbiamo parlato fin qui non sono certamente nuovi alla letteratura: come ogni produzione umana sono la risposta a bisogni espressivi dettati da esigenze personali e sociali che si ripropongono nel tempo. Ma, tralasciando il modo innovativo con cui sono stati trattati, sia per forme espressive che di contenuto, possiamo ricordare una figura importantissima nella storia letteraria italiana che ha reso l’indifferenza dell’universo verso l’uomo e l’esistenza di forze crudeli e invincibili la base della propria poetica: Giacomo Leopardi.

Con questo non voglio dire che Lovecraft e Ito si rifacciano a lui esplicitamente, ma solo che questo genere di idee, definite in genere “pessimiste”, tendano a presentarsi in corrispondenza di specifiche condizioni culturali e sociali. Leopardi sentiva il bisogno di opporsi fermamente alla visione ottusa ed illusoria dell’uomo come padrone del mondo, ottenuta grazie alla scienza e alla trascendenza del suo spirito. Lovecraft vive per intero gli anni di smodato benessere precedenti la prima guerra mondiale e le sue traumatiche conseguenze, che portano alla caduta di moli valori prima dati per scontati. Infine Junji Ito, nostro contemporaneo, mette in crisi le nostre certezze di uomini moderni e tecnologici con storie irrazionali, che sfuggono a qualsiasi spiegazione possa essere mai formulata.

Sono in particolare 2 le opere di Leopardi che evidenziano bene ciò di cui abbiamo parlato finora, entrambe assai famose: “Dialogo della Natura e di un Islandese” e “La ginestra“. Nella prima, composta tra il 1824 e il 1823, troviamo il topos della ricerca di senso, di comprensione, qui frustrata da un’indifferenza quasi crudele. L’Islandese, di cui non conosciamo quasi nulla, è lo specchio dell’intera umanità e permette ad ogni lettore di identificarsi in lui, proprio come i personaggi di Lovecraft e Ito. La Natura, attraente ma spaventosa, non si cura della sorte degli esseri umani, non ha motivo di appagare il loro desiderio di felicità; ma siccome è stata ella stessa a donarlo all’uomo, questo rifiuto la rende malvagia ai suoi occhi.

(Fonte: Funny Junk)

Così anche i Grandi Esseri, che hanno generato l’intero universo, seguono la propria legge naturale, incuranti delle conseguenze che essa possa avere su un piccolo ed insignificante pianeta, uno fra gli infiniti esistenti. Ne “La ginestra” questo viene espresso con ancor più forza e chiarezza, non solo mezzo della frase, ormai proverbiale, “LE MAGNIFICHE SORTI E PROGRESSIVE“, con cui Leopardi sbeffeggia chi crede, quasi come una nuova religione, nel potere della scienza. Qualsiasi fenomeno naturale continuerà a distruggere la tranquillità e la sicurezza che l’uomo pensa di aver ottenuto. Lo stesso vale per le creature di Lovecraft e di Junji Ito, raffigurazioni di un inspiegabile ordine cosmico che sconvolge e terrorizza.

Giulio Bacciardi