Il Superuovo

Trump in Georgia e Socrate al Pritaneo: l’importanza di saper perdere

Trump in Georgia e Socrate al Pritaneo: l’importanza di saper perdere

 

Saper perdere non è facile. Il caso Trump lo dimostra. Prima di lui, un esempio di alta caratura: Socrate.

Donald Trump proprio non riesce ad accettare la sconfitta. Dopo un breve lasso di tempo in cui sembrava aver lasciato le redini al nuovo presidente, torna più agguerrito che mai. Il casus belli arriva dalla Georgia.

Una missione ben precisa: trovare i voti in Georgia

Il Washington Post, infatti, rende pubblica un’intercettazione tra Trump e il segretario di Stato della Georgia, Raffensperger. Nella telefonata si discute la possibilità di invalidare il risultato delle votazioni presidenziali e ribaltare la vittoria di Biden. Questa volta avanza richieste precise: 11780 voti. «Voglio solo trovare 11780 voti, uno in più di quelli che abbiamo, perché abbiamo vinto lo Stato». Ancora: «io non ho assolutamente perso la Georgia. Abbiamo vinto per centinaia di migliaia di voti». Il Presidente uscente rincara poi la dose, intimando al segretario e al suo consigliere legale, Germany, di trovare le prove della distruzione illecita di migliaia di schede nella contea di Fulton. In caso contrario, dovranno aspettarsi serie conseguenze. Questa volta, tuttavia, si trova a combattere da solo. Le intercettazioni, infatti, hanno imbarazzato non solo i democratici. Lo stesso Raffensperger ha negato qualsiasi possibilità di illeciti, così come gran parte dei repubblicani.

Eppure, neanche questo sembra scalfire la sicurezza di Donald Trump. Egli, infatti, dà appuntamento ai suoi sostenitori per una massiccia manifestazione a Washington il 6 gennaio. Su Twitter esprime tutta la sua indignazione per il rifiuto ricevuto. «Non ha idea!» scrive riguardo a Raffensperger.

 

Quella volta in cui Socrate fece ridere i suoi aguzzini

Non è il solo. Molti sono gli esempi di persone che non hanno capito quando era il momento di arrendersi. Ne proponiamo uno: Socrate.

Ebbene sì. Una delle menti più illuminate non fu così pronto da capire quando arrendersi. La storia della condanna a morte è nota. Ciò che forse non molti sanno, è che durante la sua difesa Socrate fu così coerente nel difendere i suoi ideali da suscitare l’ilarità dell’assemblea. Nell’Atene del IV secolo, infatti, era in uso chiedere ai condannati di proporre una pena adeguata ai propri reati. Peccato che, forse, la sua proposta sia stata fuori luogo. Convinto di aver fatto del bene, il filosofo propone come giusta pena il pensionamento al Pritaneo. All’epoca, il Pritaneo era l’alloggio in cui le personalità più illustri della polis vivevano sovvenzionate con i sussidi dei cittadini. Una sorta di Senatori a vita. Inutile dire che l’assemblea esplose in un misto di risate e indignazione.

Non che Socrate abbia indorato la pillola: «Non c’è nulla che si addica di più, cittadini ateniesi, di una pensione nel Pritaneo; molto di più a lui che a chi di voi abbia vinto alle Olimpiadi, perché quest’ultimo vi fa credere felici, mentre io vi faccio essere felici davvero».

Cambiano i tempi, ma non cambia la sfacciataggine (o forse l’autolesionismo). Il pensionamento al Pritaneo risuona come il «non ha idea!» di Trump. Non c’è più speranza, ma si persevera. Certo, le rivendicazioni di Socrate erano fondate, ma forse l’assemblea sarebbe stata più clemente senza quell’alzata di ingegno.

L’importanza di non arrendersi di fronte a un ideale

Il binomio Trump-Socrate fa storcere il naso a molti. Eppure questa paradossalità permette una riflessione più ampia. Sì, entrambi non hanno capito quando mollare la presa. Ma diverse sono le ragioni. Quello di Socrate non fu un capriccio, né una provocazione, ma il risultato di una profonda coerenza e adesione al proprio pensiero. Sapeva che avrebbe potuto essere scagionato se solo avesse barattato. Sapeva anche, però, di essere innocente e si comportò come tale, fino all’ultimo. In Critone, egli rinuncia al piano di evasione proposto dai suoi discepoli e accetta la morte. Dichiara di non poter trasgredire le leggi della città che ha sempre servito. Quelle leggi che hanno scandito la sua vita dal concepimento e che ora sanciscono la sua morte. Si arrende, accetta il suo destino come massimo compimento dei suoi ideali. Muore coerentemente a come è vissuto.

Viene da chiedersi quando anche Trump deciderà di arrendersi. Quando anche lui si accorgerà che quelle leggi che oggi cerca di ribaltare sono le stesse che gli hanno permesso di essere eletto. Nel frattempo, rimane un interrogativo: quanto ci si può spingere in difesa dei propri ideali?

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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