Trump chiama gli stragisti “malati mentali”: la follia in Bruno e Alberti

A seguito delle recenti stragi in Texas e Ohio, il Presidente Donald Trump ha colto l’occasione di un comizio tenutosi ieri a Manchester, nel New Hampshire, per scagliarsi contro i colpevoli dei recenti fatti e più in generale contro il gruppo degli stragisti.

Eastern State Hospital, il primo ospedale psichiatrico negli USA, Medical Lake Washington, 1908

Dopo averli definiti “malati mentali”, Trump ha denunciato la necessità di una riapertura dei manicomi e di centri simili, nel tentativo di prevenire l’acquisizione di armi da parte di tali persone.

Il discorso di Trump

Citando il Presidente: ”Non sono le pistole a premere il grilletto, sono le persone che hanno le pistole a premere il grilletto”.                              Il secondo emendamento rimane così intatto e intoccabile, sebbene esso definisca la possibilità del possesso di armi per tutti i cittadini statunitensi: cosa che quindi le persone etichettate come “pazze” non sarebbero.
In ogni caso la questione è più complessa di ciò che si pensa: la gente non se ne va in giro con una targhetta con su scritto “malato di mente” e anzi, spesso tali problemi sono ben nascosti e difficili da individuare.
La cosa si complica ancora maggiormente se iniziamo a considerare i diversi gradi esistenti di pazzia, i quali variano da una forma innocua a una più aggressiva e pericolosa.
Il discorso di Trump sembra semplificare fin troppo le cose, eliminando qualsiasi tipo di gradualità insita nelle malattie mentali e unificando la pazzia sotto una sola definizione: tale caratteristica veniva esclusa dal campo della follia già nel periodo rinascimentale da due dei più grandi autori di tale epoca, Giordano Bruno e Leon Battista Alberti.

Campo de’ Fiori, piazza dove venne messo al rogo, con la statua di Bruno al centro; by https://commons.m.wikimedia.org/wiki/User:Sputnikcccp~commonswiki

La follia come asinità

La posizione di Giordano Bruno è espressa in uno dei suoi più famosi dialoghi londinesi: “La cabala del cavallo pegaseo”.
In questo testo la pazzia viene definita con l’utilizzo di due figure: i dogmatici e i pedanti. Questi vengono definiti “asini” perchè hanno nel loro carattere due atteggiamenti da folli: entrambi infatti sono sia ignoranti che “oziosi”.

Nel caso dei pedanti tali caratteristiche vengono esemplificate dalla figura di Onorio che, dopo essere morto, si trasforma in Pegaso e inizia ad incarnarsi in molte figure umane, tra cui Aristotele che si rivela essere il più pedante tra tutti; la sua follia si estende poi ai suoi seguaci che pendono dalle sue labbra e cercano un significato nei suoi scritti quando questo non c’è.

Seconda figura dell’asinità è quella dei dogmatici e più precisamente dei cristiani che, al contrario di chi fa parte della pazzia positiva, non “usano la mano, ma l’orecchio”: essi infatti vengono definiti secondo Bruno dalla loro azione emblematica di ascolto passivo della predica dell’oratore che sta sull’altare. Così la “follia della croce”, che era stata enfatizzata come elevatrice da San Paolo, viene qui a configurarsi come vera follia e asinità.

Bruno tuttavia riserva uno spazio anche a una definizione positiva della follia nel suo testo “De gli eroici furori”: qui essa può infatti far uscire dalla condizione di asinità e di ignoranza nel momento in cui viene usata e maneggiata da chi ne soffre.                                              Così il pazzo entra nella condizione di furore eroico, il quale permette uno sviluppo progressivo delle proprie qualità fino al raggiungimento del supremo grado della conoscenza.

La morte libera dalla follia

Anche in Leon Battista Alberti troviamo due definizioni di follia, le quali tuttavia appartengono entrambe alla sfera negativa.

La prima di esse si trova nell’Intercenale “Naufragus” in cui sono presenti tre personaggi, due uomini e una donna, che, dopo il naufragio della loro imbarcazione, si trovano bloccati su un’isola sperduta.                                                                                                            La situazione precipita in fretta: il cibo infatti scarseggia e le possibilità di sopravvivenza sono molto basse; tale situazione porta uno dei due uomini a proporre di uccidere e poi mangiare la ragazza. Rifiutandosi di commettere un atto così bestiale, il secondo ragazzo causa l’ira del suo compagno che tenta di aggredire la ragazza in preda alla pazzia.
La follia qui espressa è dunque una di carattere animale e carnale: è quella che proviene dal bisogno e dall’istinto alla sopravvivenza che trasforma in bestie e toglie qualsiasi sprazzo di umanità.

Un secondo esempio di follia sta in un’altra intercenale albertiana, “Defunctus”: il racconto si svolge come dialoghi tra due morti, Neofrono, da poco defunto, e Politropo. I due discutono della loro vita e di come essa sia stata piena di follia e ignoranza, Neofrono infatti appena morto vede crollare tutte le certezze avute in vita: la moglie, che credeva fedelissima, lo tradisce; i figli festeggiano in quanto lo vedevano come padre autoritario e così anche i servi, che pensava come devoti, non piangono al suo funerale.
La follia così viene a caratterizzarsi, come in Bruno, come opposta alla saggezza e come distacco da ciò che è il reale e il vero; tuttavia la posizione albertiana è qui ancora più estrema, essa viene esplicata dalle parole di Politropo “Non sai che la vita dell’uomo non è mai libera dalle passioni?” : quello che si sta dicendo è che l’uomo finché si trova ancora in vita non è mai libero dalla follia, e che questa libertà è da cercare nella morte poichè solo qui l’uomo conquista la sua libertà.

Concludendo dunque, possiamo notare come anche in tempi antichi si cercasse, seppur con un contorno di religiosità e superstizione, di definire la follia e i suoi sintomi: l’errore di Trump sta proprio nel non aver dato una definizione precisa e utile di ciò che per “malato mentale” intendeva nel comizio di ieri, in quanto una tale mancanza porta a una semplificazione estrema e, soprattutto, variamente interpretabile di ciò che un folle sia.

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