“Triangolazione”: il commissario Rex ci svela il principio base di ogni inchiesta

Un mondo di informazioni, di alibi, di parole dette e non, inchieste con esiti dubbi, altre certe ed altre ancora eterne, una sola protagonista: l’azione umana. 

Etnografia e indagine poliziesca per la prima volta unite, appaiono bizzarre eppure ci svelano l’arcano della diversità.

Rex  

Il commissario Rex, una serie e in particolare un personaggio che è entrato fin da subito nei cuori degli italiani i quali ancora oggi ogni qualvolta si imbattono in un pastore tedesco poliziotto non possono che sorridere in ricordo del film e della serie che ha per anni accompagnato le loro cene.

Vantando ben 5 stagioni, la serie vede protagonisti tre poliziotti impegnati ogni giorno con un caso nuovo la cui risoluzione dipende sempre dal muso umido del pastore Rex, la Kriminapoliziei austriaca non sarebbe la stessa senza di lui.

Una serie dai mille tratti: – come ovvio – poliziesca, a volte comica e altre ancora romantica; l’elemento che porta alla sua caratterizzazione è proprio il valore di fiducia presente sia tra i membri della caserma che tra i tre poliziotti e Rex: una storia di amicizia che va oltre tutto.

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Triangolazione

La Triangolazione è il metodo base da cui parte una qualsiasi analisi etnografica e poliziesca, può svilupparsi in vari livelli sempre più complessi i cui risultati, come ben si può immaginare, saranno, in modo direttamente proporzionale man mano più precisi.

Con quella che viene definita triangolazione “Semplice” il ricercatore non farà altro che attuare un confronto incrociato tra gli informatori, evitando così di cadere nell’errore della comunemente chiamata “unica campana”.

La “Triangolazione complessa” analizza quella che è la scelta degli informatori di cui sopra, ovvero li fa variare a seconda del tipo di relazione che presentano con il problema in esame, incrocia le loro linee di pensiero se sostiene che da questa differenza possa emergere un surplus conoscitivo.

 

 

Il gruppo strategico

Come si può evincere dal paragrafo precedente, la triangolazione ha le sue radici nella eterogeneità, se in molti studi le variazioni sono viste come un qualcosa di negativo di cui avere quasi una forma di  timore, vediamo qui un approccio nuovo.

La Triangolazione si avvale dei così definiti “Gruppi strategici” i quali variano a seconda del problema in analisi, non ci si sofferma dunque su un campione quale deve essere tale e immutabile, bensì si attua volta per volta un gruppo sociale affine, se necessario, o completamente discorde in caso contrario, alla situazione sotto esame.
Talvolta i membri di uno di questi gruppi sono scelti per caratteristiche socio-professionali, altre per rapporti di clientela, altre ancora per i loro percorsi biografici, indipendentemente da quale sia l’aspetto empirico o non che li ha portati ad essere scelti, quello che davvero conta è evidenziare che l’eterogeneità non coincide con un disordine ma anzi le loro aggregazioni “diverse” sono sempre finalistiche e mai casuali.

È evidente come questa tipologia di approccio sia nuova e si contrapponga a una lunga tradizione, che spesso persiste tutt’oggi, secondo cui cultura, ordine e giusto coincidono con “omogeneità”; questo partito diverso e rivoluzionario che potremmo definire “anticoerenza” è, senza dubbio, euristicamente più profondo.

Ritengo doveroso sottolineare come questo approccio finalizzato a uno studio, a una ricerca, dovrebbe andare oltre, toccare ogni ambito della vita; forse è proprio attraverso l’accettazione e l’esaltazione dell’eterogeneità che giungeremo a una cosmodicea.

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