Il 27 luglio del 1835 nasceva a Valdicastello Giosue Carducci, il poeta che ha ricevuto il Premio Nobel nel 1906.

Il 27 luglio del 1835 nasceva a Valdicastello, vicino a Lucca, Giosue Carducci. Il celebre poeta, poi Premio Nobel nel 1906, dedicò parte della sua vita all’insegnamento e nel 1878 con l’Ode alla Regina d’Italia diventò poeta ufficiale di Casa Savoia.
Giosue Carducci, tra letteratura e politica
Giosue Carducci (senza accento, è così che si è sempre firmato!) è celebre per il suo impegno letterario che lo vide dare alla luce diverse raccolte poetiche. Nell’analisi della sua attività, però, è difficile non tener conto del suo rapporto con la politica, controverso e apparentemente poco coerente. Si dichiara lui stesso repubblicano e democratico nel 1860, quando prende posto alla cattedra di eloquenza dell’università di Bologna. Eppure nel ventennio che segue il poeta compirà una clamorosa conversione politica che lo vedrà avvicinarsi alla monarchia e diventare il cantore ufficiale di quella che era ritenuta la “terza Italia” – la prima era stata quella dell’età romana, e la seconda quella del periodo comunale del Medioevo. Una svolta, quella di Carducci, meno incoerente di quanto possa sembrare, dal momento che riflette la crisi di un’intera generazione e rende il poeta un perfetto interprete del clima di incertezze del proprio tempo. Consapevole a pieno della propria svolta, è egli stesso ad affermare, ne “Il Resto del Carlino” dell’11 maggio 1893:
“Io, d’educazione e costumi repubblicano, per uno svolgimento di comparazione storica e politica mi sentii attratto e convertito ingenuamente e sinceramente alla monarchia, con la quale credo possa l’Italia mantenersi unita e forte.”

Le Odi Barbare di Giosue Carducci
Tra le opere che senza dubbio rappresentano al meglio la produzione poetica di Carducci c’è la raccolta delle Odi Barbare, pubblicate in edizione definitiva nel 1893. I 56 testi suddivisi in due volumi sono definiti barbari perchè è così che, ammette l’autore, apparirebbero ai Greci e Romani, le cui forme metriche sono irraggiungibili. L’italiano, infatti, non presentando il valore quantitativo delle vocali che è proprio invece delle lingue dei classici, non può adattarsi alle strutture metriche delle grandi opere in latino e in greco. L’obiettivo di Carducci, che è ben consapevole che la metrica antica sia irragiungibile con una lingua diversa, è quello di creare versi musicali vigorosi e ben strutturati: nasce così la metrica barbara, che ricercava il proprio ritmo e la propria musicalità nella lnghezza delle sillabe – lunghe o brevi in relazione alla collocazione dell’accento.
Nevicata, dalle Odi Barbare
Le tematiche dei 56 testi delle Odi Barbare spaziano dall’amore per Lidia, vissuto nel personalissimo stile di Carducci come in netta relazione con il pensiero della morte, all’esaltazione di Roma, visitata nel 1877 e che è rappresentata come un vero quadro dell’antica grandezza d’Italia. Discusse sono le odi celebrative, come quella dedicata a Margherita di Savoia, regina d’Italia. Il componimento numero 50 della raccolta è Nevicata ed è stato composto dopo la morte di Lidia, il cui vero nome era Carolina Cristofori Piva. Ricavando la struttura dei distici elegiaci dei classici mediante versi settenari, ottonari e novenari, il testo contiene il dolore del poeta per la perdita dell’amata: tu calmati, indomito cuore, giù al silenzio verrò, nell’ombra riposerò.
Lenta fiocca la neve pe ‘l cielo cinereo: gridi,
suoni di vita più non salgono da la città,
non d’erbaiola il grido o corrente rumore di carro,
non d’amor la canzon ilare e di gioventù.
Da la torre di piazza roche per l’aere le ore
gemon, come sospir d’un mondo lungi dal dì.
Picchiano uccelli raminghi a’ vetri appannati: gli amici
spiriti reduci son, guardano e chiamano a me.
In breve, o cari, in breve – tu càlmati, indomito cuore –
giù al silenzio verrò, ne l’ombra riposerò.