Trascendence: tra scienza e filosofia. La ricerca della verità da Platone ai giorni nostri.

Qual è la sua funzione nella scienza e nella scoperta della verità? Siamo davvero sicuri che la verità è sempre stata definita come la definiamo noi?

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Com’è cambiata la concezione di conoscenza dalla Grecia antica a oggi? Ha dei limiti? Esiste una verità oggettiva? A tutte queste domande hanno cercato di rispondere i filosofi, sin dalla nascita del pensiero filosofico. 

 

PLATONE E LA SCIENZA

Per rispondere si può far riferimento alla teoria platonica delle idee. Infatti, secondo Platone esistono delle strutture fondamentali della realtà (le idee, appunto) da cui prende origine ogni ente sensibile. Tali forme permettono di spiegare la realtà empirica (attraverso i concetti di partecipazione e mimesi). Senza di esse, il filosofo non ritiene possibile interpretare davvero la struttura e la stessa esistenza del cosmo. Per Platone l’idea, che è eterna e immutabile, corrisponde con la verità prima, fondamento del mondo materiale, che in quanto soggetto al cambiamento non può essere nemmeno accostato al concetto di verità. Nonostante l’insuperabile separazione tra la realtà oggettiva e le idee,che non permette di pensare una relazione diretta tra le due ,(in quanto sarebbe contraddittoria), esse forniscono un ottimo esempio di ciò che si persegue ancora oggi attraverso la ricerca scientifica. Infatti, la concezione odierna di conoscenza oggettiva coincide con la scienza. Con la sperimentazione scientifica e la produzione di teorie, non si fa altro che cercare una spiegazione oggettiva e razionale dei fenomeni. E’ particolarmente interessante la relazione che si è venuta a creare tra scienza e filosofia. Al giorno d’oggi si assiste a una grande svalutazione della filosofia a favore di una totale fede nella disciplina scientifica. Le grandi scoperte del secolo scorso hanno contribuito a creare un’aura di infallibilità e intoccabilità attorno al metodo. Quante volte ci è capitato di sentire la giustificazione “non lo dico io, lo dice la scienza!”. In quest’ultima affermazione c’è un problema gnoseologico non da poco: scienza non significa verità. Quest’ultimo è un concetto insidioso, che genera da secoli molteplici obiezioni. Secondo Platone la verità esisteva e coincideva con l’idea, al giorno d’oggi, si definisce come la corrispondenza piena ed effettiva di un asserto o di un’azione con la realtà concreta dei fatti. Di conseguenza si capisce come la scienza abbia potuto ottenere il posto di rilievo che occupa da decenni e decenni. La filosofia della scienza, che analizza le strutture della spiegazione e del metodo, ci dimostra come essa non sia altro che una delle interpretazioni possibili dei fenomeni naturali. Per corroborare questa tesi si può fare riferimento ai vari cambiamenti che il paradigma scientifico ha dovuto subire nel corso dei secoli. Basti pensare alla teoria di Newton che, dopo aver sostituito il pensiero di Cartesio, è stata il quadro di riferimento fino a 200 anni dopo la sua formulazione,quando è stata rimpiazzata dalla teoria di Einstein. Risulta evidente come la conoscenza scientifica sia stata soggetta a variazioni e mutamenti abissali e destabilizzanti ma anche parecchio fecondi. Con questo non si sostiene che la scienza sia irrazionale, dato che i suoi brillanti risultati sono evidenti, bensì che ci possono essere delle teorie complementari e valide, se solo venissero considerate come tali. Come si riconoscono le teorie non scientifiche valide da quelle che non lo sono? Quale criterio discriminante si usa per vagliare la validità di queste spiegazioni, considerato che il metodo scientifico è appunto scientifico? Può valere l’elemento temporale e esperienziale?

 

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IL LIMITE E “TRASCENDENCE”

Il dominio della scienza e della tecnica ha portato una serie di problemi assieme ai grandi risultati ottenuti, come la sopracitata questione del limite. Tale tematica è stata ed è tuttora ampiamente discussa e presente, al punto che si può riscontrare anche nella quotidianità. Un eminente riferimento a questa discussione si può trovare nel film “Trascendence” di Wally Pfister. La questione del limite viene posta in essere all’inizio della pellicola, dopo l’uccisione di un famoso scienziato (Will),specializzato nel campo dell’intelligenza artificiale, la moglie e il suo migliore amico cercano di trasferire il contenuto della sua mente in un computer, in modo tale che Will possa continuare a vivere. Il conflitto etico che si viene a creare,è qui evidente, in quanto la moglie e l’amico di famiglia vanno a operare in un campo, quello del post-mortem, che non è più propriamente umano. Non solo, compiere per la prima volta nella storia un’azione così radicale può condurre a conseguenze estremamente concrete e altrettanto imprevedibili, sia perché si inaugura un nuovo percorso sperimentale e conoscitivo, sia per il campo sconosciuto (quello del dopo-morte) nel quale si va ad operare. Perciò la definizione di un limite è un passaggio fondamentale nel processo conoscitivo perché permette di avere una frontiera all’interno della quale ci si può muovere liberamente, ma soprattutto perché costituisce anche un punto di riferimento se si decide di oltrepassare la sua soglia. Ma come si definisce il limite?

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