Il fallimento della politica da Tucidide a un banco di sardine

«Democrazia solo a parole, ma di fatto una forma di principato». Così Tucidide descrive il governo di Pericle nel 430 a.C. Dopo ventiquattro secoli che volto ha la democrazia?

Il concetto di democrazia ha una lunga storia, che molti sostengono sia iniziata ad Atene secoli fa. Ma chissà perché, se il potere del popolo è davvero tale, il popolo continua a ribellarsi al potere anche in democrazia.

 

Le sardine

Cos’è successo a Bologna due giorni fa? E’ arrivato Matteo Salvini, atteso al PalaDozza per sostenere la leghista candidata alla presidenza regionale, Lucia Borgonzoni. “Libereremo la nostra terra!” suona più o meno così il discorso della Borgonzoni. Ma liberarla da chi? Di chi altri può essere una terra se non dei cittadini che la abitano? Cittadini che si sono sentiti in dovere di manifestare la propria opinione. Un’idea nata da quattro giovani cervelli è subito diventata virale; manifesti e volantini diffusi per strada e lungo i portici annunciano: giovedì 14 Novembre tutti invitati in Piazza Maggiore. Studenti, lavoratori, gente di tutte le età e di tutti gli schieramenti politici: tutti uniti sul “crescentone” della piazza che secondo le stime contiene seimila persone, tante quante entrano nel PalaDozza (e anche qualcuna in più). Stretti come sardine, che diverranno il simbolo della manifestazione. Manifestazione pacifica e con un preciso obiettivo: dimostrare che i numeri non sono favorevoli al Carroccio. In tanti sono stanchi della vuota demagogia, dell’irritante retorica populista, della politica del capro espiatorio, che insiste sui problemi visibili a tutti per nasconderne di altri. Più facile parlare alla pancia degli elettori, fare promesse allettanti seppur difficili da realizzare, cercare i voti nell’insoddisfazione e nel rancore piuttosto che nella convinzione politica.

è venuto il momento di cambiare l’inerzia della retorica populista, di dimostrare che i numeri contano più della prepotenza, che la testa viene prima della pancia e che le persone vengono prima degli account social.

Questo l’invito. Curioso notare quanto tra l’altro le parole di chi ha organizzato l’evento somiglino a parole scritte un bel po’ di secoli fa, parole divenute forse la più celebre definizione di democrazia.

Sulle spalle dei giganti?

Si tratta di un discorso probabilmente inventato di sana pianta dallo storico che lo riporta per iscritto, ossia Tucidide. Un discorso di Pericle in commemorazione dei caduti del primo anno della guerra del Peloponneso, noto come “Epitafio di Pericle”: Atene viene qui descritta come maestra dei Greci in quanto a politica.  Ad Atene i diritti civili non spettano ai pochi, ma ai molti; tutti sono uguali di fronte alle leggi, a scapito degli interessi privati dei singoli, che vengono messi in secondo piano rispetto a quelli pubblici.

Liberamente noi viviamo nei rapporti con la comunità, senza adirarci con il vicino se fa qualcosa secondo il suo piacere e senza infliggerci a vicenda molestie. Senza danneggiarci esercitiamo reciprocamente i rapporti privati e nella vita pubblica la reverenza soprattutto ci impedisce di violare le leggi, in obbedienza a coloro che sono nei posti di comando, e alle istituzioni, in particolare a quelle poste a tutela di chi subisce ingiustizia o che, pur essendo non scritte, portano a chi le infrange una vergogna da tutti riconosciuta.

Prima della Rivoluzione francese e degli illuministi, prima di tutte le moderne idee politiche, gli Ateniesi la pensavano così. Questa concezione dell’Epitafio di Pericle è talmente iconica da essere entrata a far parte addirittura della Costituzione europea, che nel suo preambolo recita: “La nostra Costituzione è chiamata democrazia perché il potere è nelle mani non di una minoranza ma del popolo intero”- con un’evidente e voluta allusione al testo tucidideo. Ma la politica era davvero vissuta in questo modo dai Greci? Ebbene, purtroppo per i simpatizzanti del mitico passato classico, ad Atene le cose non funzionavano esattamente come recitano le parole Pericle.  Quella che lui descrive non è la reale democrazia ateniese, ma piuttosto la sua idealizzazione. Basti pensare che lo stesso Tucidide (che mette per iscritto questo memorabile discorso) altrove dipinge con colori diversi la forma di governo ateniese. “Democrazia solo a parole”, definizione che sembra descrivere situazioni politiche più che attuali, è invece riferita proprio al governo di Pericle. Cosa si nasconde dunque dietro la gloria di Atene? Sicuramente anche un’incontrastata egemonia sulle poleis circostanti e un’economia basata, come era ovvio nel mondo greco-romano, sulla presenza di schiavi. Quella che si definiva una democrazia modello per tutta la Grecia, di fatto esercitava il suo predominio su tutta la lega delio-attica, cioè sulle città alleate contro Sparta durante la guerra del Peloponneso, città che pagavano il tributo su cui si fondava la ricchezza di Atene. Il governo della città era in realtà dominato da un’élite ma composto anche da un’organo assembleare: un ibrido tra governo aristocratico e governo populista. Facile capire dunque perché Tucidide abbia definito il governo di Pericle “governo del principe”, ossia principato. Non esattamente il sinonimo di democrazia.

 

Contestatori di Matteo Salvini in piazza San Francesco a Bologna, 14 novembre 2019
(LaPresse/Filippo Rubin)

I limiti della libertà

Ma al di là del contesto storico, cosa c’è in comune tra il governo democratico di oggi e il suo antenato greco? Il concetto sostanziale di potere del popolo come “volere dei molti” è sopravvissuto fino ai giorni nostri. Tuttavia se a prevalere è il volere della maggioranza, perché tuttora il popolo non si sente rappresentato da chi viene eletto? Perché nascono iniziative di dissenso politico come quella delle sardine a Bologna? I dati numerici sono inequivocabili: le sardine in piazza erano molte di più del pubblico al PalaDozza, quindicimila contro meno di seimila. Ovviamente, una tale discrepanza tra volere del popolo e azione governativa è spesso presente in democrazia, a prescindere dalla fazione politica al governo. Il parere dei molti che eleggono un partito non coincide certo con il parere di tutto il popolo, tuttavia non dovrebbe nemmeno lasciare insoddisfatta una così gran fetta di elettorato. Forse il problema della democrazia, come sostiene il filologo e storico Canfora, è che non è davvero tale, esattamente come quella di Pericle. Secondo Canfora il concetto di democrazia non coincide con quello di libertà, poiché anche in un governo democratico spesso prevale un’élite e non il volere del popolo, indipendentemente dalla fazione politica al governo. Insomma, il discorso di Pericle è stato frainteso? Vale ancora come manifesto delle moderne idee democratiche? Sta di fatto che qualche anno fa un programma televisivo in due puntate, dopo aver proposto nella prima la recitazione dell’Epitafio di Pericle, non è più andato in onda.

Discorso di Pericle agli ateniesi.

 

 

 

 

 

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