Trapiantare un ricordo mai vissuto è possibile: Self/less diventa realtà

Nel film del 2015 “Self/less“, Damian Hale, un facoltoso anziano malato terminale di cancro, si sottopone all’innovativo intervento di “Shedding“, che permette di trapiantare la coscienza del paziente all’interno di un nuovo corpo, più giovane ed in salute.

L’operazione è un successo, e l’uomo si appresta a vivere una nuova vita all’insegna della giovinezza. Tuttavia, è colpito, sempre più spesso, da frammenti di ricordi che non gli appartengono, flash di esperienze che non ha mai vissuto e di persone che non conosce.

Dal film “Self/less” (2015)

Una cosa molto simile accade anche a Lincoln, il protagonista del film “The Island” interpretato da Ewan McGregor, la cui placida e monotona vita all’interno della Comunità è turbata da visioni di fatti e situazioni a lui totalmente estranee.

Anche “Black Mirror“, nel terzo episodio della prima stagione “Ricordi Pericolosi“, o il film del 2002 “Minority Report” hanno indagato la possibilità di manipolare la memoria umana.

Scena tratta da “Ricordi Pericolosi”, terzo episodio della prima stagione della serie Netflix “Black Mirror”

Ebbene, una ricerca condotta dal Dipartimento di Fisiologia, Psicologia e Scienze Mediche della University of Toronto e dal Program in Neurosciences and Mental Health dell’Hospital Sick for Children, pubblicata su Nature Neuroscience sembrerebbe aprire le porte a possibili innesti di memorie artificiali.

LA FUNZIONE DELLA MEMORIA

Possiamo considerare la memoria come un enorme magazzino, al cui interno sono contenute e codificate tutte le associazioni stimolo-risposta significative recepite dall’ambiente ed emotivamente etichettate (i ricordi), recuperabili ed utilizzabili come mappe per muoverci nel mondo e garantirci una sopravvivenza duratura.

In accordo con questa definizione, il ricordo così definito svolge una funzione fortemente adattiva e si configura, a livello fondamentale, come una catena stimolo-risposta continue nel tempo, secondo le teorie di condizionamento classico pavloviano, che originano in questo modo una traccia mnestica, la quale viene conservata in memoria e che viene utilizzata per dirigere le nostre scelte e i nostri comportamenti futuri, sia evitanti che proattivi.

Ivan Pavlov, padre del condizionamento classico e premio Nobel nel 1904

UNA MEMORIA…ARTIFICIALE?

L’attuale livello di tecniche e metodologie impiegate nella ricerca neuroscientifica e neuroanatomica hanno permesso, negli anni, di individuare e specificare in modo sempre più preciso le aree, i circuiti e i neuroni legati alle componenti mnestiche delle diverse esperienze, ad un livello tale per cui, nelle ipotesi dei ricercatori, sarebbe possibile modulare i processi della memoria ed innestare persino una memoria (artificiale) legata ad una esperienza mai direttamente vissuta!

A tal fine, utilizzando tecniche di optogenetica e di stimolazione elettrica intracranica, utilizzate direttamente sul livello cortico-cerebrale di precise aree del sistema olfattivo, i ricercatori hanno innestato nei topi (soggetto test) una memoria fittizia ed artificiale, nella forma di un odore neutro mai realmente annusato dagli animali, seguendo il paradigma del classico condizionamento pavloviano: questo condizionamento artificiale si è tradotto a livello comportamentale in pattern di ricerca e di evitamento di tale odore.

L’effettivo apprendimento della memoria innestata è stata garantita dalla successiva presentazione di un odore-stimolo esterno reale e legato all’associazione stimolo-risposta artificiale, cosicché il contenuto di questa informazione, appresa e memorizzata ma artificiale, fosse osservabile nel comportamento del topo: tale espediente è stato possibile grazie alla particolare strutturazione anatomica del sistema olfattivo del topo, che per via della sua semplicità e regolarità permette una stimolazione elettrica neuronale particolarmente dettagliata, in quanto al suo interno sono presenti classi di neuroni olfatto-specifici preposti alla codifica selettiva ed esclusiva di particolari odori neutri.

Modello 3D del cervello di topo

LA SOMMINISTRAZIONE

La memoria olfattiva artificiale è stata creata associando uno di questi odori specifici (nello specifico, l’acetofene) ad un conseguente shock elettrico di discreta potenza: come previsto, nella fase di test questi topi adottavano un comportamento evitante rispetto a tale odore, fuggendo lontano dalla parte di gabbia in cui l’acetofene era presente e avvicinandosi a quella di parte di gabbia in cui era presente un secondo odore neutro.

Stimolando elettricamente l’area olfattiva dei topi test all’interno dell’epitelio nasale, ricca di neuroni olfatto-specifici per l’acetofene, in sostituzione di un effettiva presentazione dello stesso odore reale, il risultato è stato il medesimo pattern di comportamento evitante, al pari di quei topi cui lo stesso odore era stato realmente somministrato, confermando la possibilità di ottenere lo stesso comportamento causato da un’esperienza reale ed effettivamente vissuta sostituendola tuttavia con una memoria artificiale e creata ad-hoc.

Uno studio successivo, che utilizzava la stessa strumentazione e la stessa procedura, ha indagato la possibilità di causare non solo un comportamento evitante ma anche uno proattivo, attraverso l’innesto di una “memoria appetitiva” realizzata associando l’odore-stimolo ad una ricompensa di cibo (in sostituzione alla scossa elettrica dello studio precedente).

Schema di associazione del condizionamento classico

Anche in questo caso, i risultati sono stati confermanti: anche il gruppo sperimentale che non aveva direttamente esperito l’odore, ma che era stato sottoposto a stimolazione dell’area corticale olfattiva, metteva in atto una serie di comportamenti di approccio e di proazione verso l’odore artificiale.

GLI SCENARI FUTURI

Le evidenze di questa ricerca sono notevoli: è stato dimostrato come vivere realmente un’esperienza non sia necessario per creare una memoria sensoriale ad essa legata, ma è possibile ottenere lo stesso risultato in modo artificiale attraverso la stimolazione di specifici circuiti cortico-cerebrali e l’attivazione di determinate popolazioni di neuroni, generando persino comportamenti “guidati” di ricerca o di evitamento.

Lo studio apre  le porte ad una serie di considerazioni future tanto intriganti quanto affascinanti: sarà possibile una simile procedura anche sull’uomo? Sarà possibile innestare una determinata “qualità” di memoria artificiale? Quanto verosimile potrà essere, e quanto emotivamente significativa?

E se tutto ciò fosse possibile, quanto ci avvicineremmo alle utopie fantascientifiche che ci meravigliano ogni giorno?

Il futuro è più vicino, forse…

Se è possibile innestare un ricordo, forse sarà possibile sovrascriverne alcuni o addirittura cancellarli, come avviene nel film del 2004 “Eternal Sunshine of the Spotless Mind”

 

Marco Funaro (illgeppetto)

 

 

 

 

 

2 thoughts on “Trapiantare un ricordo mai vissuto è possibile: Self/less diventa realtà

  1. Sarebbe possibile avere la fonte? Nell’articolo non l’ho trovata e con le parole chiave
    “University of Toronto Program in Neurosciences and Mental Health dell’Hospital Sick for Children Nature Neuroscience” non ho visto nulla a riguardo…
    Penso sarebbe bello sviluppare la cosa!

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