Tra Matrix e Spinoza: il principio di causalità come costante della vita

L’Etica di Spinoza può essere condensata in una scena di pochi minuti? Secondo Matrix, si.

Il principio di causalità, da sempre al centro dei dibattiti filosofici, affrontato in un modo semplice ed efficace allo stesso tempo attraverso la trilogia di Matrix

Un cult del cinema contemporaneo

A poche settimane dall’annuncio del quarto capitolo della serie, si può affermare senza ombra di dubbio che la trilogia di “Matrix” ha rappresentato un cult del cinema mondiale. Colmi di riferimenti alla cultura pop e di significati più o meno filosofici, i film, con protagonista un particolarissimo Keanu Reeves, sono praticamente da sempre stati oggetto di critica da parte dei più appassionati, intenti a ricercare tutti gli spunti inseriti dalle sorelle Wachowski all’interno della serie cinematografica.

Attraverso una rapidissima ricerca in rete è possibile imbattersi in migliaia di diverse interpretazioni di ogni singolo film. Tra i più frequenti ci sono Platone e i suoi miti, Kant, Hegel ecc. Eppure a molti evidentemente deve essere sfuggita una delle scene più significative del secondo capitolo della celebre serie: “Matrix Reloaded”. Cercando di non fornire eccessivi spoilers della pellicola (sperando che tutti l’abbaino vista, ormai a più di quindici anni dalla sua prima proiezione), Neo e compagni si ritrovano faccia a faccia con il Merovingio e sua moglie Persephone (Monica Bellucci), due programmi della prima versione di Matrix sopravvissuti ad ogni distruzione e riavvio del programma. Il dialogo tra i nostri e Merovingio viene interrotto da un monologo di quest’ultimo, che ha come perno il concetto di “causalità”, tema simbolo di una certa corrente filosofica che ha probabilmente il suo apogeo in Spinoza e nel suo capolavoro: “L’Etica”. Il Merovingio pone l’attenzione su una donna dalla spiccata bellezza intenta ad assaporare un dolce “programmato” proprio da lui e capace di inebriarla a tal punto da costringerla ad alzarsi dal tavolo per recarsi in bagno a fare chissà cosa.

Baruch Spinoza

Le affezioni secondo Spinoza

Abbandonando per un secondo la situazione specifica nella quale viene narrata tale teoria della “causalità”, il monologo esposto dal Merovingio sembra costruito appositamente per sintetizzare in pochissimi minuti il pensiero contenuto in una delle opere più controverse dell’intera tradizione filosofica. Il discorso sarebbe lungo. Ciò che ci interessa è porre l’attenzione sul concetto di “libertà”, così come lo intendeva Spinoza. Per il filosofo di Amsterdam la libertà dell’uomo non consiste nell’essere liberi di agire, ma nell’esserlo dalle “cause esterne”. Sul concetto di cause esterne il filosofo dedica gran parte dei primi due libri dell’Etica, a noi interessa sapere, semplificando, che esse consistono nelle “affezioni” che colpiscono il corpo (e quindi l’animo). Per Spinoza, a contrario di Cartesio (giusto per creare un po’ di contesto), non è possibile, tramite l’ausilio della ragione, annullare gli effetti di tali affezioni su di noi. Dice Spinoza “la potenza dell’uomo è assai limitata, ed è superata infinitamente dalla potenza delle cause esterne, e quindi noi non abbiamo un potere assoluto di adattare al nostro uso le cose che sono fuori di noi”. E continua poi, dopo aver parlato della comprensione di tali cause: “Se comprendiamo questo chiaramente e distintamente, quella parte di noi che è definita dalla intelligenza, cioè la parte migliore di noi, l’accetterà con piena soddisfazione e si sforzerà di perseverare in tale soddisfazione”. Infatti l’unica possibilità che rimane all’uomo saggio, è prendere consapevolezza di ciò, ragionare sulle cause delle nostre affezioni. L’obbiettivo di Spinoza non è quello di spiegare all’uomo il miglior modo per agire ma sarà di tracciare un percorso percorribile solo dai Sapienti che a differenza degli ignoranti, non vengono guidati dal solo appetito sensibile. Per Spinoza l’ignorante viene sballottato qua e là dalle cause esterne vivendo quasi inconsapevole di sé, di Dio e delle cose, e appena cessa di soffrire cessa anche di essere. Il Sapiente al contrario non viene mai turbato nel proprio animo. Egli arriva a conoscere sé, Dio e le cose per una certa eterna necessità, non cessa mai di essere, ma possiede sempre la vera soddisfazione dell’animo.

Il Merovingio

La causalità come costante della vita

Tornando dunque a Matrix Reloaded, il Merovingio termina il proprio racconto ponendo l’attenzione sull’aspetto della consapevolezza: “…la nostra sola speranza, la nostra pace dipendono da questo, dipendono dal capire innanzitutto il perché, il perché è ciò che differenzia noi da loro e voi da me, il perché è la sola vera fonte di potere, senza di esso siete impotenti…”. È interessante osservare come, in un contesto all’apparenza indifferente come quello preso in esame dal Merovingio, il concetto della conoscenza, della consapevolezza, rappresenti l’elemento determinante che separa il potere dalla schiavitù, i vincitori dai vinti. Si può concludere, alla luce di ciò, come tutto il film (e tutta la trilogia) si regga sul concetto stesso di consapevolezza, ciò ha permesso a Neo di divenire “Il Prescelto” all’interno della prima pellicola, e porterà lo stesso a lottare per determinare il futuro prossimo dell’umanità nel film successivo. L’episodio in questione risulterà essere tra i più significativi ai fini della trama, e tutti i possibili riscontri della pellicola saranno appunto “determinati” da questa scena. Concludendo, Matrix continua ad essere un capolavoro dei nostri tempi, un mondo che a poco a poco ha necessità di essere scoperto dagli spettatori, che potranno senza dubbio risultare scioccati dalle eclatanti verità narrate dai personaggi principali e secondari che volta per volta appaiono sullo schermo. Una di queste potrebbe proprio essere, per dirla con il Merovingio: “(La verità è) che noi siamo assolutamente…senza controllo”.

 

 

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