Il Superuovo

Tra doxa e alétheia: The Midnight Gospel abbraccia Parmenide in un viaggio allucinogeno

Tra doxa e alétheia: The Midnight Gospel abbraccia Parmenide in un viaggio allucinogeno

Un buffo ragazzino, un simulatore ultradimensionale e tanta filosofia. The Midnight Gospel rappresenta il perfetto connubio tra uno sfondo di avvenimenti allucinanti e continui sproloqui filosofici. Lasciatevi seguire dal flusso.

La nuova serie di casa Netflix nasce dalla collaborazione tra Pendleton Ward (Adventure Time) e il comico Duncan Trussel. L’opera si ispira al podcast di Trussel e sembra richiamare, sia per stile grafico che per caratterizzazione dei personaggi, serie celebri quali Rick and Morty e Big Mouth (oltre all’evidente influenza di Adventure Time).

Una trama frammentata

Il protagonista indiscusso della serie è Clancy, un ragazzino che gestisce uno space cast, una sorta di programma radiofonico basato sulle interviste svolte durante le sue simulazioni negli altri pianeti. Queste simulazioni avvengono attraverso un dispositivo computerizzato a forma di vagina (il simbolismo è uno dei punti cardine della serie) nel quale, dopo aver scelto la destinazione, vi si introduce la testa per poter venire scaraventati alla destinazione scelta. I vari episodi si svolgono bene o male tutti alla stessa maniera. Clancy inizia l’ennesimo viaggio per ritrovarsi in pianeti ormai destinati al collasso. Ciò che però viene messo in primo piano non sono gli eventi del luogo ma bensì l’intervista. In ogni viaggio viene intervistato un personaggio con una sua storia e un suo ruolo all’interno di quella società ma nonostante le situazioni interferiscano direttamente sui protagonisti, ciò che viene messo in risalto è l’intervista, come se non si volesse dare peso agli eventi reali, collocandoli su un bizzarro sfondo estremamente colorato.

Filosofia, filosofia e ancora filosofia

Per quanto la serie tenda ad intrattenere grazie alle bizzarre avventure che sfiorano la distopia, il fulcro di tutto sono le dissertazioni filosofiche. Continui rimandi a pensatori, soprattutto appartenenti al mondo Orientale, interpretazioni di teorie filosofiche e una grandissima attenzione al ruolo della meditazione e alle domande più antiche del mondo: da dove veniamo? Chi siamo? Ogni episodio affronta un tema dedicato, che sia il concetto di morte, religione, di consapevolezza di sé, del sentimento e molto altro. Spesso risulta difficile seguire il filo del discorso per via delle continue “distrazioni” per mano degli eventi che si svolgono sullo sfondo.

Noi non riusciamo a capire, né sentire nel cuore il concetto di mortalità, altrimenti inizieremmo a comprendere che prima o poi il nostro corpo cesserà di esistere. Noi non abbiamo certezza di quando moriremo ma abbiamo certezza che questo accadrà.

S1: E4 – Accecati dalla mia fine

In viaggio verso la verità con Parmenide

Parmenide basò la sua filosofia attorno alla figura dell’esistenza, trattando sia la presenza dell’essere che la sua assenza. La conoscenza si deve basare sull’essere ed è necessario scegliere che strada seguire tra due vie: quella della alétheia e quella della doxa. Questi due sentieri che si stagliano davanti all’uomo hanno enormi differenze e solo uno di essi è quello corretto sa intraprendere per il filosofo. Il sentiero della verità (alétheia) si fonda sulla ragione, la quale è l’unica che ci può permettere di affacciarci alla conoscenza dell’essere vero.  Attraverso questo sentiero, il filosofo deve essere in grado di apprendere i principi di non contraddittorietà, esplicabili con la famosa massima l’essere è e non può non essere, il non essere non è e non può essere.

E’ necessario il dire e il pensare che l’essere sia: infatti l’essere è; il nulla non è.

(frammento 6)

La doxa, invece, costituisce la via dell’opinione, ovvero quella dei sensi. Essa non ci porta all’essere reale ma solo a quello apparente. E’ attraverso queste differenze che Parmenide darà vita allo studio dell’essere nelle sue caratteristiche universali, all’ontologia. In un certo senso la serie The Midnight Gospel rispecchia fedelmente la via dell’alétheia. Le esperienze empiriche che avvengono nello sfondo sembrano non interessare mai Clancy, il quale continua con nonchalance le proprie interviste. Inoltre è bene notare come i mondi da lui visitati non siano reali ma allo stesso tempo si, poiché li sta vivendo in prima persona seppure non siano altro che simulazioni. In questo frangente è difficile poter applicare il non essere di Parmenide poiché il non essere, per essere tale, non può essere pensato, cosa che invece avviene. Si potrebbe quasi incorrere nella terza via, ovvero quella della doxa plausibile, all’interno della quale vi si stanzia una spiegazione della realtà verosimile, la quale avviene attraverso la percezione dei sensi. Potremmo perciò paragonare Clancy a un giovane seguace di Parmenide? In parte si, poiché il metodo da lui utilizzato per raggiungere la conoscenza si basa sulla ragione e sul dialogo, ignorando quasi totalmente i sensi.

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