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Charles Darwin

Charles Darwin in “L’origine della specie” (1859) ha segnato in modo indelebile la storia dell’uomo. La sua opera, frutto di viaggi e ricerche, ci presenta la famosa teoria dell’evoluzionismo, che fin da piccoli ci viene insegnata. In sintesi Darwin era convinto del fatto che i caratteri più forti, o meglio i caratteri più flessibili, mutassero grazie all’accoppiamento continuo, di generazione in generazione. I caratteri deboli, non adatti alla sopravvivenza, tendono invece a sparire in quanto chi li possiede ha scarsissime possibilità di accoppiarsi. Per Darwin questi meccanismi sono alla base della selezione naturale.

Darwinismo sociale 

Dalla teoria di Darwin si arriva a considerare la selezione naturale e dei caratteri anche in ambito sociale. Tutti noi conosciamo il classico individuo talentuoso e prestante in un dato campo, che sia nel mondo dello sport, in quello dell’imprenditoria o altrove. Questi individui sono stati baciati dalla genetica ed hanno ereditato i caratteri migliori per adempiere a determinati compiti. Allo stesso tempo conosciamo anche moltissimi individui nella media o addirittura negati in moltissime mansioni. Nella società assistiamo ogni giorno ad una selezione naturale. Gli individui migliori riescono ad arrivare ai vertici della società, lasciando indietro gli individui poco capaci. Non c’è da domandarsi se sia giusto o sbagliato, o almeno non per ora, poiché questo fenomeno rappresenta il naturale sviluppo dell’uomo in una società civile, piuttosto che in uno stato di natura. Questi punti sono la colonna portante di quella corrente di pensiero sociologica chiamata darwinismo sociale.

Nietzsche e Darwin

A questo punto sappiamo che gli uomini non sono tutti uguali. Ci sono individui migliori in un dato campo ed individui peggiori nello stesso. Ma state tranquilli, la maggior parte delle persone rientra in una solida media, una linea di confine in cui non si spicca e non si sfigura. Dobbiamo però prendere atto del problema che la natura ci presenta: è giusto aiutare gli individui più deboli a sfavore dei più forti? E’ meglio assecondare la selezione naturale o conviene intervenire? Ma prima di tutto, visto che ho trattato l’argomento nel mio primo articolo sul blog, invece chiediamoci: e se Darwin si fosse sbagliato?

Friedrich Nietzsche

Friedrich Nietzsche, filosofo tedesco, mise le mani sulle opere di Darwin e trovò un problema di fondo. Per Nietzsche era inconcepibile che un carattere debole potesse scomparire, ed era ancora più folle concepire che il carattere forte dovesse mutare. la risposta del filosofo tedesco sta invece nell’opposto: gli individui più forti conservano il carattere mentre quelli più deboli permettono l’evoluzione dello stesso. E’ proprio dalla debolezza che per Nietzsche nasce il bisogno fondamentale di cambiare. Allo stesso tempo, Nietzsche però non nega che gli uomini non siano liberi e uguali, anzi, su questo lato rafforza addirittura la teoria darwiniana. Nietzsche infatti si è sempre opposto ad una soluzione interventista da parte della collettività rispetto agli individui più deboli. Non si tratta di una scelta crudele o menefreghista, anzi, il filosofo tedesco credeva che dalla debolezza potesse arrivare la forza, proprio come nella mutazione dei caratteri. Vi è però anche un’altra lettura del rapporto Nietzsche-Darwin: pare che a Nietzsche sia arrivata in mano una cattiva traduzione e che abbia frainteso la teoria darwiniana. Se riflettiamo, Nietzsche arriva alle medesime conclusioni di Darwin, sviluppando una teoria molto simile. Non è quindi da sottovalutare una ipotesi di questo tipo. Il discorso è ovviamente molto più ampio. Sta di fatto che Darwin ha gettato in pasto alla storia dell’uomo una portata devastante, che ha decostruito l’immagine dell’uomo. Chiunque si occupi di filosofia, antropologia, sociologia, scienza politica e così via, deve fare i conti con questo gigante.

Giacomo Di Persio

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