Uno tra i disturbi dell’umore più difficile da gestire e da trattare è il disturbo bipolare. Attualmente il trattamento migliore è quello integrato, che comprende sia la farmacoterapia sia la psicoterapia.

Avere a che fare con amici, parenti o comunque persone a noi vicine che soffrono del disturbo bipolare non è facile. I sintomi più evidenti sono i cosiddetti ‘sbalzi d’umore‘ che possono rendere difficile non solo la vita della persona che ne soffre, ma anche di chi gli sta intorno. Conoscerlo rappresenta certamente il primo passo verso una migliore comprensione del disturbo.

Il disturbo bipolare è un disturbo dell’umore, spesso a lungo termine, che influenza il modo in cui una persona pensa, sente, percepisce ed agisce. Per questo è definito come molto pervasivo e causa disagio clinicamente significativo in molti aspetti della vita di chi ne soffre. Esistono tre disturbi principali che rientrano in questa categoria diagnostica: il disturbo bipolare I, il disturbo bipolare II ed il disturbo ciclotimico.

Disturbo bipolare
I sintomi più evidenti del disturbo bipolare sono ‘gli sbalzi d’umore’.

Il disturbo bipolare I tipicamente si manifesta con episodi maniacali e ne basta uno solo per diagnosticare il disturbo. Presenta inoltre fuga di idee, loquacità, aumento dell’attività finalizzata, diminuito bisogno di sonno, aumento dell’energia e della distraibilità. La persona deve presentare almeno tre sintomi su sette per poter porre tale diagnosi e questi ultimi devono persistere per almeno una settimana. Inizialmente la persona in realtà beneficia di tale stato perché aumenta la sua energia e la sua produttività. A lungo andare però il disturbo danneggia la qualità di vita della persona.

Il disturbo bipolare II ed il disturbo ciclotimico

Il disturbo bipolare II può essere definito come una forma meno grave rispetto al precedente, ma comunque causa disagio clinicamente significativo e compromissione nel normale funzionamento. I sintomi di tale disturbo sono gli stessi del precedente, cambiano solamente alcuni criteri. Innanzitutto il criterio temporale, perché i sintomi devono durare 4 giorni e sono necessari almeno un episodio depressivo ed un episodio ipomaniacale. Infine il disturbo ciclotimico è tra i tre il disturbo meno grave per intensità, ma non per durata perché i sintomi devono essere presenti per almeno due anni. Sono presenti sia episodi ipomaniacali che però non soddisfano i criteri per l’episodio ipomaniacale vero e proprio e sono presenti episodi depressivi che però non soddisfano i criteri per diagnosticare un disturbo depressivo maggiore.

L’importanza del trattamento

Purtroppo oggi non esiste una cura definitiva per il disturbo bipolare, ma esistono diversi tipi di interventi che consentono alle persone di avere una buona qualità di vita. Ѐ fondamentale che chi soffre del disturbo bipolare aderisca al trattamento senza mai sottovalutarlo o trascurarlo. Ovviamente bisogna sempre considerare un elemento rilevante nel trattamento di questo disturbo, ma in generale nel trattamento di qualunque disturbo: la soggettività. Ognuno di noi è diverso, pertanto risponderà in modo differente al trattamento. Inoltre un certo trattamento, adeguato per qualcuno, non è detto che vada per per qualcun altro. Bisogna quindi sempre rendere il paziente partecipe non solo nella selezione del trattamento per lui più adeguato, ma dell’intero processo terapeutico.

Psicoterapia
La psicoterapia, associata alla terapia farmacologica, possono fare la differenza nella gestione di tale disturbo.

Ad oggi il trattamento migliore per il disturbo bipolare è sicuramente il trattamento integrato, il quale comprende sia la farmacoterapia sia la psicoterapia. Per quanto riguarda i farmaci, i più diffusi e maggiormente utilizzati sono gli stabilizzanti dell’umore, come il litio. Seguono gli antipsicotici atipici, efficaci sia nel trattamento degli episodi maniacali sia degli episodi depressivi. Inoltre aiutano a stabilizzare l’umore. Infine ci sono gli antidepressivi, ai quali però non tutti rispondono positivamente (ritorna qui il discorso della soggettività). Gli studi dimostrano che le due forme di terapia sono le più efficaci nel trattamento del disturbo bipolare.

Cura di sé a lungo termine

Una volta individuato il trattamento più adeguato segue la parte più difficile. Trattandosi di un disturbo pervasivo che spesso si protrae a lungo nel tempo, anche il trattamento deve essere costantemente rispettato per poter ottenere dei buoni risultati. Aderire al trattamento infatti può ridurre notevolmente non solo la gravità, ma anche la ricorrenza degli episodi maniacali (e depressivi se presenti). Ѐ molto importante anche una buona autogestione attraverso dei passaggi piuttosto semplici come seguire uno stile di vita sano, costruire relazioni positive, fare esercizio fisico, dormire adeguatamente ed avere un buon equilibrio tra vita privata e vita lavorativa.

I sintomi non spariranno mai del tutto, ma le persone possono imparare a riconoscere i prodromi nel cambiamento dell’umore e quindi sviluppare strategie per ridurne al minimo gli effetti. Per esempio lo yoga e la meditazione possono aiutare ad acquisire una maggiore autoconsapevolezza rispetto ai proprio cambiamenti d’umore. Altre attività che spesso definiamo rilassanti, come leggere un buon libro o fare un bel bagno possono aiutare a tenere sotto controllo i cambiamenti d’umore prima che peggiorino.

Creatività e disturbi bipolari

Kay Jamison nel 1993 ha scritto un libro interessante, ‘Touched with Fire: Maniac Depressive Illness and the Artistic Temperament’, nel quale sostiene una singolare correlazione tra i disturbi dell’umore (in particolare i disturbi bipolari) e la creatività artistica. Ovviamente la maggior parte delle persone con un disturbo dell’umore non ha grandi doti artistiche, così come ci sono e ci sono stati molti grandi artisti che non ne hanno sofferto. Tuttavia la lista di artisti che ne hanno sofferto comprende una quantità piuttosto elevata di nomi importanti, tra cui Michelangelo, van Gogh, Gauguin, Shelley, Hemingway, Fitzgerald e molti altri ancora.

Persone famose
Alcune importanti figure del passato hanno sofferto di disturbi bipolari.

La lista sembra arrivare anche ai giorni nostri perché comprende molti attori ed attrici che hanno pubblicamente ammesso di soffrire di disturbi bipolari, come Carrie Fisher e Linda Hamilton. I risultati di diversi studi riportano che i soggetti con disturbi bipolari ed i loro familiari non affetti sono sovrarappresentati nelle professioni creative. L’idea della Jamison deriva dal fatto che, secondo il senso comune, la mania stimoli la creatività. Ciò è possibilr grazie all’accresciuta energia, alla rapidità di pensiero ed alla capacità di trovare delle connessioni tra eventi apparentemente scollegati tra loro. Tuttavia un livello troppo elevato di mania porta ad una riduzione della creatività perché la qualità del lavoro artistico ne risente negativamente.

Ulteriori studi hanno dimostrato che le persone che hanno sofferto di episodi maniacali tendono ad essere meno creative di quelle che invece hanno sofferto di episodi più lievi di ipomania. Inoltre molti individui temono che assumendo farmaci per gestire il disturbo bipolare possa ridurre la loro creatività. In realtà sembra che la riduzione dei sintomi maniacali favorisca la creatività anziché danneggiarla.

Martina Morello

 

 

 

 

 

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