Il Superuovo

Tra consultazioni e promesse: ecco cosa ci dobbiamo aspettare dal (possibile) governo Draghi

Tra consultazioni e promesse: ecco cosa ci dobbiamo aspettare dal (possibile) governo Draghi

Ogni giorno, ormai, è papabile per una maratona Mentana sulle novità politiche. Cerchiamo di orientarci in questa infodemia, parlando del nuovo, possibile, esecutivo Draghi.

Dove eravamo rimasti? Se vi ricordate, ci siamo lasciati con le dimissioni di Conte e con le (ennesime) consultazioni del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: uno degli scenari peggiori, il temutissimo rimpasto al buio, si è concretizzato. Per sapere cosa è successo in queste due settimane, cruciali per la situazione politica italiana, e cosa succederà in seguito, proseguite con la lettura.

Le consultazioni di Mattarella: che c’entra Fico?

Dopo le dimissioni dell’ormai ex Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il Capo dello Stato ha indetto delle consultazioni. Questi colloqui privati tra Mattarella, le delegazioni delle forze politiche parlamentari e personalità istituzionalmente rilevanti, sono durate giusto due giorni. Infatti, venerdì 29 gennaio, c’è stata una prima, provvisoria, decisione: il Primo Cittadino ha deciso di assegnare un mandato esplorativo a Roberto Fico, presidente della Camera. Ciò significa che quest’ultimo, nell’arco di qualche giorno, deve tenere, a sua volta, delle consultazioni con i partiti politici in lizza. Ed è esattamente ciò che è successo, ma non è andata come speravamo. Infatti, la sera di martedì 2 febbraio abbiamo avuto una prima fumata nera, ma non solo.

Martedì 2 febbraio: una serata da ricordare

Tutte le crisi hanno una svolta, prima o poi. A volte è facilmente riconoscibile, altre volte passa in osservata. In questo caso, è stata evidente, rispondendo alla prima serata del 2 febbraio. Infatti, poco dopo le 21, un provato Roberto Fico ha annunciato, dopo un breve colloquio con Sergio Mattarella, di aver trovato sì una possibile maggioranza favorevole all’esecutivo Conte ter, ma di non essere riuscito a trovare una base solida. Si riferisce, presumibilmente, al fatto che, dopo un’iniziale adesione di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Liberi e Uguali e Italia Viva al governo Conte ter, tutto sia andato in fumo, a causa delle discrepanze insanabili fra renziani e grillini. Finito, quindi, con un nulla di fatto, il mandato esplorativo di Fico, il Capo dello Stato ha preso la parola. In un discorso rivolto alle forze politiche e all’Italia tutta, Mattarella ha sottolineato l’esistenza di due sole possibilità a questo punto della crisi: le elezioni anticipate, che lui stesso vuole scongiurare, per ora, o un governo di alto profilo, senza colori politici. Neanche mezz’ora dopo, un portavoce del Quirinale ha annunciato un colloquio, in via privata, tra Mattarella e Mario Draghi per il giorno seguente. E qui iniziano le sorprese.

E adesso arriva Draghi: quali sono i prossimi passi?

Mercoledì 3 febbraio, a mezzogiorno spaccato, è iniziato l’incontro fra il Presidente della Repubblica e il celebre economista Mario Draghi. Acclamato dai più, ma anche osteggiato da altri, il tecnico, che si definisce socialista liberale europeista, ha accettato l’incarico di formazione dell’esecutivo con riserva. Con questa espressione, si intende che Draghi deciderà se capeggiare o meno il governo solo dopo aver visto il risultato delle consultazioni con le forze politiche. Difatti, il giorno dopo, sono iniziati i colloqui con le delegazioni dei partiti. Ricordiamo, però, le parole di Mattarella: serve un governo di alto profilo, senza colori politici. Tradotto, significa che Draghi sarà (eventualmente) a capo di un esecutivo istituzionale, ossia guidato da una figura tecnica (lo stesso Draghi) e formato da personalità sia politiche, sia tecniche. Tutto ciò unito al fatto che la maggioranza che lo sosterrà, dovrà essere ampia, senza considerare le incongruenze ideologiche fra le parti. Ma come faranno i nostri parlamentari?

Le prime consultazioni di Draghi: tra sì, no e astensioni

E così, dal giorno dopo, sono iniziate le consultazioni tenute dal professor Draghi, ma le forze politiche non si sono mostrate tutte a favore, come si auspicava. Se Partito Democratico, Italia Viva e Forza Italia si sono pronunciati, quasi entusiasticamente, subito pro al nuovo esecutivo, ci sono stati anche dei rifiuti e delle incertezze. Le indecisioni provengono da due parti della precedente maggioranza: Movimento 5 Stelle e Liberi e Uguali. I grillini, infatti, si sono spaccati in due ali: una ortodossa, capitanata da Alessandro Di Battista, e una progressista, guidata da Luigi Di Maio. La prima è fermamente contraria alla figura di Draghi, in quanto rappresenta tutto ciò che il M5S ha sempre demonizzato: l’establishment, l’Europa, le grandi banche, il potente mondo della finanza; la seconda, è a favore. La compagine di Grasso, invece, non si è ancora pronunciata apertamente favorevole a questa eventualità, ma nemmeno contro; si prevede il suo appoggio. L’unica forza contraria è Fratelli d’Italia: il partito di Giorgia Meloni si conferma, patriotticamente, all’opposizione. La Lega, nonostante una prima avversione, si è mostrata pro-Draghi, trasformando completamente il proprio programma ideologico.

Tra consultazioni e giuramento

Dopo questi primi risultati abbastanza positivi, Draghi ha iniziato, nella giornata di lunedì 8 febbraio, un secondo giro di consultazioni, per parlare meglio di incarichi e patti di governo. Le posizioni iniziali sono state tutte, finora, riconfermate. Liberi e Uguali si è aperta maggiormente verso l’appoggio a Draghi, mentre i grandi insicuri del M5S rimangono nel limbo. Per risolvere questo stallo, sono state fissate per oggi e domani le votazioni sulla piattaforma Rousseau, a cui tutti gli iscritti potranno partecipare. Possiamo prevedere, quindi, che entro la giornata di giovedì 11 si saprà la costituzione della maggioranza: Draghi potrebbe accettare l’incarico di governo e giurare davanti a Mattarella già il giorno successivo. Tutti gli occhi sono puntati sul M5S e sulla Lega: i primi, per la possibilità di avere parecchi no, i secondi per un’eventuale astensione da parte dei più conservatori. Ma solo il tempo ci saprà rispondere.

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