Il Superuovo

Dimissioni e rimpasto al buio: ecco cosa ci dobbiamo aspettare dalla crisi di governo

Dimissioni e rimpasto al buio: ecco cosa ci dobbiamo aspettare dalla crisi di governo

Alzi la mano chi si è perso fra tutte queste novità politiche! Le dimissioni di Conte, il voto alle Camere, le consultazioni di Mattarella… ma cosa caspita sta succedendo? Facciamo chiarezza.

Conte ter o non Conte ter, questo è il dilemma. A due settimane dall’inizio della centodiciannovesima crisi di governo della Repubblica italiana, la situazione si fa veramente dura: sembra non esserci via d’uscita. Siamo rimasti, fino a ieri, in una situazione di stallo, ma il premier Conte ha deciso di smuovere le acque. Ecco perchè, ad oggi, ci ritroviamo in una cosiddetta crisi al buio. Ma cosa significa e come ci siamo arrivati? E dopo, cosa si fa?

Come siamo arrivati a questo punto?

Ci siamo lasciati con tanti possibili scenari davanti, appena dopo l’apertura della crisi da parte del del capogruppo di Italia Viva, Matteo Renzi. Le scelte prese dal premier Conte sono state due, individuabili come due differenti scenari. Infatti, il Presidente del Coniglio ha cominciato a cercare i Responsabili, ossia 18 politici che potrebbero prendere il posto, in Parlamento, dei renziani; contemporaneamente, ha deciso di avere un confronto aperto alle Camere. Proprio per quest’ultimo motivo, abbiamo potuto vedere il Primo Ministro impegnato, lunedì 18 e martedì 19 gennaio, in orazioni, rispettivamente alla Camera e al Senato. L’obiettivo di questa mossa è stato principalmente uno: capire se un esecutivo Conte ter avrebbe o meno i numeri per governare. La risposta è stata favorevole, ma con riserva.

La fiducia-non fiducia: cosa dice il Parlamento?

Dopo i due discorsi di Conte, molto simili, nei loro richiami all’europeismo, alla solidarietà e al welfare state, si è arrivati al momento fatidico: i rappresentanti del popolo italiano sono favorevoli o contrari a un altro esecutivo del premier attuale? La Camera, composta da 630 deputati, si è espressa positivamente, regalando, con 321 consensi, la maggioranza assoluta (ottenuta con 316 sì). D’altro canto, il Senato non si è mostrato altrettanto accondiscendente: invece dei 161 voti favorevoli necessari per la maggioranza assoluta, ci si è fermati a 156, su un totale di 315 seggi. Essendo una maggioranza relativa, qui nascono molti problemi: la sua conseguenza diretta è l’ingovernabilità. Ciò significa che i provvedimenti legislativi decisi dalla parte dei senatori che costituiscono la maggioranza, molto probabilmente, non saranno approvati e, quindi, non entreranno in vigore. Quindi, riassumendo: la fiducia c’è per un Conte ter, ma nessuno dei suoi atti sarebbe varato. Un bel guaio, eh?

Il tentativo di rafforzamento: i Responsabili e non solo

Viste le difficili condizioni parlamentari, il premier Conte è salito al Quirinale, per un colloquio con il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Dopo neanche un’ora di conversazione, ecco arrivare l’esito: Conte ha accettato la fiducia datagli dal Parlamento, ma, a causa dell’ingovernabilità, ha promesso al Capo dello Stato di rafforzare la maggioranza. Tradotto in termini semplici, ha affermato di voler continuare la ricerca dei 18 Responsabili. Alcuni nomi erano già chiari dal voto parlamentare: parliamo, principalmente, di un membro di Italia Viva pentito (i renziani, per direttiva di partito, si sarebbero dovuti astenere in toto) e di alcuni esuli di Forza Italia, la compagine di Silvio Berlusconi. Sommando questi ai portavoce di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Liberi e Uguali, non si arriva ancora alla maggioranza assoluta in Senato. Ecco spiegato lo stallo di quest’ultima settimana: il premier ha cercato, per ora, invano, altri sostenitori.

Tra dimissioni e consultazioni: cosa ci dobbiamo aspettare?

Ed eccoci qui: il premier Conte non ha ancora trovato una maggioranza solida, nonostante le numerose contrattazioni. Proprio per questo, nella giornata del 25 gennaio, fonti istituzionali hanno notificato le vicinissime dimissioni del Primo Ministro. Queste sono arrivate la mattina dopo, al Quirinale. Quest’ultimo, da mercoledì 26 gennaio, inizierà le consultazioni, ossia colloqui informativi attraverso i quali si possono conoscere opinioni e obiettivi delle parti politiche, con varie personalità: il Presidente emerito Giorgio Napolitano, i presidenti delle Camere Fico e Casellati e le varie forze parlamentari. Terminati i colloqui, che dureranno qualche giorno, vi sarà la decisione del Presidente Mattarella sul futuro premier. Presumibilmente, l’incarico sarà consegnato, per la terza volta, a Giuseppe Conte, che avrà la possibilità di formare una nuova squadra di governo, in modo più concreto. Meno probabile, per ora, sembrerebbe un nome esterno, con conseguente governo tecnico di unità nazionale, con a capo, si vocifera (o si spera) Mario Draghi o Carlo Cottarelli, entrambi economisti. Questi, per ora, sono i possibili scenari, ma non possiamo escludere nulla, nemmeno il voto, ancora declamato dal centrodestra unito.

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