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Ecco cosa differenzia Mulan da Gilgamesh: due eroi dell’epopea a confronto

Ecco cosa differenzia Mulan da Gilgamesh: due eroi dell’epopea a confronto

Nella storia della letteratura abbiamo avuto modo di conoscere grandi personaggi, protagonisti di epopee di successo. Ecco di seguito le differenze sostanziali tra un’eroina simbolo di emancipazione e il classico eroe fautore di grandi gesta.

I cicli classici o medievali hanno creato nell’immaginario collettivo un ensemble di eroi con caratteristiche più o meno simili. Ci sono però alcune opere che si discostano nettamente dal cliché dell’eroe più noto (come l’iracondo Achille nell’Iliade, Orlando che perse il senno nell’Orlando Furioso o Artù protagonista del ciclo bretone), mettendo in luce aspetti diversi e persino più interessanti.

Nel caso specifico parliamo di Hua Mulan, eroina orientale resa nota dalla Disney, paragonando il suo personaggio e i suoi risvolti psicologici ad un eroe dell’epopea mediorentale (babilonese, per la precisione), il grande re di Uruk noto come Gilgameš.

I due cicli narrativi si presentano molto simili sotto alcuni aspetti, ma molto diversi rispetto ad altri, soprattutto per effetto di differenze culturali, cronologiche e, non è un caso, differenze di genere. Quanto può cambiare la narrazione di grandi gesta quando il protagonista non è più un uomo ma una donna?

 

Hua Mulan

La leggenda di Mulan affonda le sue radici nel VI secolo, in un’opera nota come La Ballata di Mulan, che andò perduta. La storia narra di una donna che decise di arruolarsi nell’ esercito imperiale (totalmente al maschile) a causa dell’invasione degli unni, che l’impero non riusciva ad arginare.
Di fronte ad una minaccia tanto opprimente, gli uomini adulti di ogni famiglia furono chiamati a combattere per l’impero e Mulan decise di proporsi, nascondendo la propria identità, per tutelare il padre anziano e malato.
Si racconta che ella divenne generale e poi comandante delle armate settentrionali, dopo ben 12 anni di servizio, ponendo fine ai conflitti riuscendo a sconfiggere un generale unno. Seppure il suo segreto fu poi svelato, gli uomini dell’impero ebbero ancora più stima di lei e delle sue grandi imprese.

L’epopea di Gilgameš

Gilgameš è protagonista di un ciclo epico babilonese molto antico, databile tra il 2600 e il 2500 a.C.. La storia narra che il re di Uruk, Gilgameš, coinvolgesse i giovani maschi della zona in attività ludiche o marziali, scatenando le lamentele dei parenti che desideravano riavere i propri figli indietro. Per tali lamentele, gli dei decisero di creare Enkidu, il guerriero primitivo, con cui Gilgameš intraprenderà una serie di avventure alla volta della Foresta dei Cedri per uccidere il teribile guardiano Hubaba e conquistare la fama eterna. Dopo aver rifiutato un matrimonio con la dea dell’amore, Gilgameš ed Enkidu vengono attaccati dal Toro Celeste, giunto sulla terra per punirli. Dopo mille peripezie che portano all’amara consapevolezza di non poter raggiungere l’immortalità, Enkidu resta intrappolato nel mondo degli Inferi e il testo si chiude con un ultimo incontro, concesso dagli dei, in cui il guerriero primitivo descrive il regno degli inferi al re, disperato per la perdita dell’amico.

 

Epopee a confronto

Dando un’occhiata allo svolgimento delle due opere, saltano immediatamente all’occhio alcune considerazioni: la prima è di certo una differenza cronologica, relativa al fatto che Mulan sia di epoca certamente più tarda e presenti quindi elementi innovativi rispetto a Gilgameš che invece si mostra molto legato alla tradizione mitologica, alla presenza delle divinità e ad alcune relazioni con la Bibbia.
Anche il background culturale è pertanto diverso, poiché Gilgameš si presenta come un re valoroso che combatte per sé stesso mentre Mulan rappresenta tutti i valori dell’Antica Cina, dal sommo rispetto della famiglia all’indiscusso sacrificio a nome dell’impero. Interessante è infatti il fatto che Gilgameš sia animato puramente dalla sete di fama e dal desiderio di divenire immortale, mentre Mulan si ritrovi a combattere (con il costante rischio di essere scoperta e giustiziata) per valori ben diversi.
L’elemento più interessante, però, sono le sottolineature alle differenze di genere presenti nelle due opere. L’epopea di Gilgamesh ha diverse figure femminili, ma si presentano tutte in un qualche modo legate alla sfera sensuale (troviamo una prostituta sacra, ad esempio, che educa il guerriero primitivo alla vita tra gli uomini) e non hanno alcuno sviluppo psicologico, si presentano come personaggi piatti e di contorno, non compiono imprese maestose e sono quasi d’intralcio al concludersi dell’opera.
Mulan, invece, è un capolavoro di women power. Per quanto il personaggio sia chiaramente fittizio, non solo rappresenta una donna che combatte meglio di ogni altro uomo e che riesci a garantirsi il rispetto di un settore, quello bellico, notoriamente maschile, ma si presenta anche come il simbolo del rovesciamento della società cinese del VI secolo. In una società che considerava le donne solo una compagnia, che imponeva loro il silenzio e l’obbedienza, l’autore dell’epopea ha creato una donna fuori da ogni schema che non solo si mette alla pari di un uomo ma riesce persino ad eccellere, superando gli uomini stessi.

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