Il Superuovo

Le scuse tardive dei Savoia non bastano: ecco chi ha reso possibili le leggi razziali

Le scuse tardive dei Savoia non bastano: ecco chi ha reso possibili le leggi razziali

Perché Emanuele Filiberto di Savoia ha chiesto scusa. 

Una ferita per rimarginarsi impiega 7 giorni: prima sanguina, poi i due labbri iniziano a combaciare, e nel giro di una settimana torna perfettamente come prima lasciando al massimo una piccola cicatrice. Nelle pagine più tristi della storia italiana, c’è una ferita mai guarita che risale a quando, in un’Italia posseduta ormai dal fascismo, furono emanate le leggi razziali. Ci sono tantissime persone che avrebbero potuto opporsi, cambiare l’epilogo di quella brutale storia che tutti noi conosciamo, ma non l’hanno fatto. E pare, che ora, dopo più di ottanta anni, le scuse, non bastino.

La lettera

Che lo abbiate visto a Ballando con le stelle o ad Amici sì, è sempre lui: Emanuele Filiberto, noto oggi al pubblico più per il suo successo televisivo che politico. Se l’Italia fosse ancora una monarchia, proprio lui potrebbe essere il nostro re, permettendoci di apprezzare oltre che i suoi piedi leggeri, anche (forse) le sue doti politiche. Certo, essere discendente dei Savoia deve essere stato per lui, sicuramente una marcia in più ma anche un peso, dato da un nome co-responsabile di una parte di storia che narra di uno dei maggiori crimini contro l’umanità, e che ha costretto la casata dei Savoia e tutti i discendenti all’esilio fuori dal territorio della Repubblica fino al 2002. Negli ultimi giorni Emanuele Filiberto è balzato sui titoli delle più importanti testate giornalistiche italiane, perché a ridosso della Giornata della Memoria, durante un’interessante speciale del tg5 tra testimonianze toccanti e immagini coinvolgenti, l’erede ha rivolto una lettera di scuse a tutta la comunità ebraica.

Condanno le leggi razziali del 1938, di cui ancora oggi sento tutto il peso sulle mie spalle e con me tutta la Real Casa di Savoia e dichiaro solennemente che non ci riconosciamo in ciò che fece Vittorio Emanuele III: una firma sofferta, dalla quale ci dissociamo fermamente, un documento inaccettabile, un’ombra indelebile per la mia Famiglia, una ferita ancora aperta per l’Italia intera.

A quest’ultima la comunità ebraica italiana non ha però potuto rispondere a braccia aperte, sottolineando anzitutto la tradività con cui queste scuse per la prima volta da un membro della casa Savoia sono arrivate al destinatario, e denunciando poi l’impossibilità di perdonare un tale evento da esecrare, per conto di migliaia di vite stroncate.

Come è stato possibile

Addossare la colpa solo ai ferventi fascisti e più di tutti a Mussolini in realtà, può essere un esercizio di scuola, ma non la realtà. Alcuni si opposero (il Ministro degli Esteri ad esempio), ma tanti altri, un po’ vittime del successo di cui in quel periodo godeva il duce che mal si coniugava con la voglia di stare al potere, si arresero. Tra questi il re. Si dice che egli espresse al duce più volte il suo cordoglio per gli ebrei, eppure non si oppose, anzi, come previsto, appose la propria firma a quelle leggi che definirono l’Italia come popolo razzista. Ma come fu possibile questo nonostante la vigenza dello Statuto Albertino? Leggendo gli art. 24 e seguenti si leggono principi che sarebbero potuti essere un contro limite per la condotta antisemita perpetuata: tutti i regnicoli uguali davanti alla legge, l’affermazione della libertà individuale e tante nozioni simili a quelle affermate nella Carta Costituzionale. Ma perché non sono bastati? Questo perché esso era una Costituzione sì, ma flessibile, passibile duanue di modifica da una qualsiasi legge approvata legittimamente e quindi profondamente diversa da quella attuale.

Costituzione rottura

Il progetto dell’Assemblea Costituente è stato interamente basato infatti, sul proposito di rompere con il passato: un divorzio definitivo, un rigetto completo con tutto ciò che era stato affermato e fatto, e soprattutto, la costruzione di basi solide che potessero ostacolare qualsiasi altro tentativo futuro di abbattere i capisaldi sul quale il nostro ordinamento regge. La prima della differenze caratterizzanti è il fatto che la nostra Costituzione è lunga e rigida: lunga perché si preoccupa  non solo di disciplinare la forma di stato e governo ma anche di enunciare in modo chiaro e inviolabile i diritti riconosciuti dalla Repubblica, rigida perché un’eventuale modifica ha bisogno di un iter difficile e aggravato, che porta a dei cambiamenti che devono sempre essere in linea con il nucleo duro, quell’insieme di principi fondamentali che costituiscono le radici del nostro ordinamento. E non solo: di fondamentale rilevanza si ritiene poi il meccanismo di controllo sulle leggi attuato mediante la giustizia costituzionale, che rende impossibile l’applicazione e il mantenimento in vita di leggi che derogano al Vangelo dello stato, La Costituzione.

Le pagine di storia che in questi giorni dobbiamo ripercorrere vanno lette e rilette, per capire studiare e interpretare quali siano stati i meschini meccanismi che hanno portato all’antisemitismo, in modo da non lasciare questi ricordi in un cassetto, ma farne tesoro per un futuro che non incontri mai la ripetizione degli stessi errori e non lasci più spazio all’odio, ma all’uguaglianza, alla democrazia e alla libertà.

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