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“Il cuore nel pozzo”: l’avvincente serie targata Rai ci spiega semplicemente l’esodo giuliano dalmata

“Il cuore nel pozzo”: l’avvincente serie targata Rai ci spiega semplicemente l’esodo giuliano dalmata

La serie televisiva Il cuore nel pozzo ci parla dell’esodo giuliano dalmata e il dramma delle foibe. 

Esodo Giuliano Dalmata
Esodo giuliano dalmata (Vaticana News)

Il cuore nel pozzo è una miniserie televisiva prodotta da Rai Fiction in collaborazione con Rizzoli Editori. La serie, messa in onda per la prima volta il 6 febbraio 2005, è stata oggetto di critiche da parte della stampa croata e slovena.  Tuttavia, il regista Antonio Negrin ha più volte ribadito che la serie non ha alcuna finalità politica. Infatti, il suo obbiettivo era ridare lustro a una pagina di storia italiana troppo spesso dimenticata dal suo popolo. Nella serie si assiste alla marcia dei partigiani slavi su Trieste.

L’esodo giuliano dalmata è spesso dimenticato

Con il termine esodo giuliano dalmata o esodo istriano si intende l’evento storico che determinò l’emigrazione forzata dei cittadini dell’Istria, del Quarnaro, della Dalmazia e del Venezia Giulia. Di nazionalità prevalentemente italiana, circa 300.000 persone vennero costrette forzosamente ad abbandonare la propria terra natia fra il 1944 e il 1958. Gli eventi dell’esodo giuliano dalmata furono conseguenza dell’azione violenta del generale jugoslavo Josip Broz Tito, facente parte del Partito Comunista Jugoslavo. Le prime avvisaglie di violenza si verificarono in seguito all’armistizio dell’8 settembre 1943. In seguito, il problema italiano è gestito con forza dopo l’annessione dei territori dell’Istria, della Dalmazia e del Quarnaro. I cittadini contrari all’annessione sono espulsi dalla Jugoslavia. Inizia la slavizzazione del territorio da parte di Tito.

L’accoglienza in Italia non fu pacifica

Al contrario di quello che si può pensare l’accoglienza in Italia degli esuli istriani non fu per nulla semplice. Spesso gli esuli non erano accolti positivamente ed erano discriminati. La popolazione locale italiana li scambia per fascisti e per questo li ostracizza. Uno degli episodi più controversi fu quello che coinvolse alcuni esuli provenienti da Pola e diretti a La Spezia. Questo gruppo di esuli sbarcò ad Ancona e la popolazione autoctona, scambiandoli per fascisti, li trattò con estrema freddezza. Inoltre, una volta che gli esuli salirono sul convoglio diretto a La Spezia, il treno su cui viaggivano venne preso a sassate. Questo episodio venne ricordato con il nome di il treno della vergogna.

Il cuore nel pozzo

In una giornata come quella di oggi, in cui si celebra il Giorno del ricordo, opere come Il cuore nel pozzo ci aiutano non solo a commemorare e ricordare le vittime delle foibe e dell’esodo giuliano dalmata, ma svolgono anche una funzione divulgativa. Infatti, ancora oggi in Italia la conoscenza rispetto a tali eventi si dimostra fallace in una gran parte dell’opinione pubblica. Opere come Il cuore nel pozzo permettono di monopolizzare l’attenzione del pubblico su queste tematiche e ne rendono gli spettatori parte attiva. Inoltre, il titolo stesso dell’opera non è casuale. Il termine pozzo ci ricorda inconfutabilmente le foibe, inghiottitoi carsici tipici della regione del Venezia Giulia. Il generale Tito minacciò la popolazione italiana con azioni violente ed aggressive, che sfociarono in un vero e proprio sterminio, conosciuto con il nome di massacro delle foibe. I soldati jugoslavi gettarono nelle foibe i corpi di uomini, donne, bambini dopo averli fucilati.

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