Il Superuovo

Il giorno del ricordo: come non dimenticare la tragedia delle foibe

Il giorno del ricordo: come non dimenticare la tragedia delle foibe

Indetta ufficialmente nel 2004, la data del 10 febbraio simboleggia la giornata del ricordo, con l’obiettivo di rammentare la tragedia delle foibe.

Identificabili come inghiottitoi dalle grandi dimensioni caratteristici della zona carsica e dell’Istria, le foibe sono tristemente note per la strage dei cittadini provenienti dai territori di Istria, Fiume e Dalmazia, un fenomeno sviluppatosi tra il 1943 e il 1945 da parte dei partigiani jugoslavi e della polizia segreta jugoslava (OZNA).

All’origine della tragedia: le contese territoriali

Storicamente, il popolo italiano e quello slavo sono stati a lungo legati da reciproche contestazioni territoriali inerenti ai territori affacciati sulla porzione orientale del mar Adriatico. A seguito della Prima Guerra Mondiale difatti, l’applicazione della Linea Wilson comportò la sottrazione, a scapito degli slavi, di un’importante fetta del proprio territorio, che passò in mano italiana. Si delineò dunque un precedente cruciale che suscitò un disappunto profondo negli animi slavi. Quest’ultimo fu aggravato ulteriormente quando, durante il regime fascista, venne promossa la regolamentazione dell’italianizzazione di tali territori, penalizzando profondamente la popolazione slava con l’abolizione degli insegnamenti in lingue diverse dall’italiano, il quale doveva essere rigorosamente parlato anche in contesti pubblici. Decisiva fu poi l’invasione nazista della Jugoslavia, avvenuta nell’aprile del 1941 con l’aiuto di Italia, Albania, Ungheria e Bulgaria, che inflisse un duro colpo allo Stato determinando il crollo del Regno Jugoslavo, accentuando il già esistente astio provato nei confronti della potenza italiana.

I nuovi confini a seguito dell’introduzione della linea Wilson

L’esercito popolare di liberazione della Jugoslavia

Fondato nel 1941, l’esercito popolare di liberazione della Jugoslavia che riconosceva come proprio leader il comunista Josip Broz Tito, era orientato a contrapporsi ai nemici appartenenti all’Asse che avevano occupato il proprio territorio. Grazie alla dotazione di armamenti qualitativamente migliori, l’esercito riuscì a rispondere alle offensive nemiche, giungendo fino al 1943, anno in cui il potere fascista raggiunse il suo tramonto. Gli aiuti americani, inglesi e sovietici furono importanti nel raggiungere tali risultati, perché se i primi due garantivano il rifornimento sia alimentare che armamentario, la terza potenza permise la liberazione di Belgrado e della porzione settentrionale della Serbia. Nel 1945 l’esercito ottenne ufficialmente la denominazione di Esercito Jugoslavo e si adoperò a raggiungere i territori tanto contesi con l’Italia. In generale, gli italiani venivano percepiti come nemici, anche se singolarmente non affini all’ideologia fascista e alle azioni da essa motivate. Fu questo che condusse i partigiani jugoslavi a legittimare quanto commesso a partire dal 1943, in quanto il popolo italiano nel suo complesso fu ritenuto responsabile prima delle espropriazioni territoriali avvenute a seguito del Primo Conflitto Mondiale, poi di quanto compiuto dai fascisti.

L’eccidio

A partire dal crollo della potenza fascista avvenuta nel 1943 cominciarono a trovare riscontro concreto le condanne a morte dirette ai fascisti e in generale a tutti i cittadini italiani nei territori rivendicati dal nazionalismo jugoslavo. La pratica consisteva proprio nel gettare i corpi delle vittime nelle foibe, la cui profondità poteva contare anche diverse centinaia di metri. Fu però nel 1945 che queste attività così cruente raggiunsero l’apice di manifestazione. In quell’anno infatti, l’esercito jugoslavo progettò l’occupazione della Venezia Giulia, arrivando anche in Istria, a Trieste e Gorizia. Tra gli oppositori di questo disegno vi erano anche membri del Comitato di Liberazione Nazionale e dei gruppi antifascisti italiani, che furono arrestati dalla polizia segreta jugoslava. Le vittime delle foibe non furono dunque solo rappresentanti fascisti, ma anche civili italiani antifascisti e cittadini sloveni contrari al potere comunista. Erroneamente, molti sostengono che nelle foibe venissero gettati solo i cadaveri delle persone uccise dalle forze jugoslave, ma lo stesso destino condannò anche uomini e donne ancora vivi o dotati di ferite lievi. Infatti,  generalmente le vittime venivano legate insieme e disposte in prossimità delle foibe, e successivamente all’apertura del fuoco nei confronti delle prime persone componenti la “sequenza umana”, l’intero gruppo ricadeva nel baratro. Si è trattato dunque di un capitolo particolarmente oscuro della storia contemporanea, che ha provocato l’assassinio di oltre 10.000 uomini e donne.

Il giorno del ricordo

La legge 92 del 2004 ha dichiarato il 10 febbraio di ogni anno Giorno del Ricordo, con l’obiettivo di mantenere viva la memoria delle vittime delle foibe e di tutti gli italiani di Fiume, Istria e Dalmazia che dovettero abbandonare le proprie abitazioni per sfuggire a tale atroce destino. Sebbene si tratti di un argomento che ancora oggi non trova una trattazione approfondita ed adeguata  a differenza di altri tragici eventi che hanno costellato la storia europea e mondiale, l’idea di base su cui si fonda tale legge sollecita l’impegno a non insabbiare quanto avvenuto tra il 1943 e il 1945, conferendo in questo senso un ruolo di grande importanza e responsabilità alle scuole, incaricate di tramandare ai più giovani tale patrimonio storico.

Le Foibe sono state una sciagura nazionale alla quale i contemporanei non attribuirono – per superficialità o per calcolo – il dovuto rilievo […] Oggi il vero avversario da battere, più forte e più insidioso, è quello dell’indifferenza, del disinteresse, della noncuranza, che si nutrono spesso della mancata conoscenza della storia e dei suoi eventi.

Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella

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