Il Superuovo

Toni Servillo, uno dei migliori attori del nostro secolo, ci spiega il metodo Stanislavskij

Toni Servillo, uno dei migliori attori del nostro secolo, ci spiega il metodo Stanislavskij

In una lista che non guarda solo l’industria cinematografica Hollywoodiana, Toni Servillo è stato inserito nell’elenco dei migliori 25 attori del 21° secolo stilata dal quotidiano statunitense. 

Foto che ritrae Toni Servillo e Paolo Sorrentino agli Oscar del 2014

L’attore partenopeo Toni Servillo è considerato, secondo una lista stilata dal New York Times, tra i migliori attori del secolo, complice della sua fama nel “Nuovo Mondo”, fu sicuramente la vittoria de “La Grande Bellezza” come miglior film straniero agli Oscar del 2014, ma come se la cavò l’attore partenopeo quando interpretò un personaggio potente, chiacchierato e ricco di controversie come Giulio Andreotti nel film del 2008 “Il Divo”?

Chi è Giulio Andreotti?

Iniziare così è doveroso, poiché molti, soprattutto i giovani, ricordano Giulio Andreotti principalmente per il clamoroso breakdown che ebbe dalla Perego su canale 5 alla domanda “Presidente cosa si augura per il futuro dei bambini di oggi?”, sguardo fisso nel vuoto, nessuna risposta, “Presidente? Presidente?”, pubblicità, poetico.

Giulio Andreotti (Democrazia Cristiana) fu senza ombra di dubbio la figura politica più popolare e potente della Prima Repubblica, è stato infatti il politico con più incarichi governativi nella storia della Repubblica, tra ministeri presieduti e presidenze del consiglio (sette!!!), Giulio Andreotti non fu quindi solo un politico, uno scrittore ed un giornalista, ma un vero e proprio recordman.

Il nome di Giulio Andreotti però, fa capolino molto spesso, troppo spesso, e stranamente spesso dalle bocche di molti collaboratori di giustizia, tra i quali: Buscetta, Di Maggio, Giovanni, Enzo ed Emanuele Brusca, Mutolo, Cancemi ed altri, ma ad ogni processo per associazione a delinquere di stampo mafioso, “il fatto non sussiste” o l’accusa cade in prescrizione, molti vollero incastrarlo, ma fu come “tentare di afferrare il fumo a mani nude”.

Ma questa, come si suole dire, è un’altra storia.

Giulio Andreotti durante il processo

Il metodo Stanislavskij

Tornando a Servillo ed alla sua interpretazione: la carriera cinematografica di Toni Servillo arriva dal teatro, ed in quest’ultimo, spesso si adopera il metodo Stanislavskij per interpretare un determinato personaggio, ma di cosa si tratta?

Il metodo Stanislavskij prevede la completa immedesimazione nel personaggio da interpretare, sia dal punto di vista fisico (nel cinema biografico in particolare) sia dal punto di vista emotivo, tramite un “lavoro su sé stesso”, l’Io attore ed un “lavoro sul personaggio” l’Io personaggio.

Esempio: io Mario Rossi, devo interpretare Amleto, leggo il copione, rimango Mario Rossi. Ma il metodo Stanislavskij si basa su una, in vero molto filosofica, cancellazione dell’Io attore; è necessario quindi cambiare radicalmente la propria interiorità, se Amleto è deluso, lo sono anch’io, se Amleto è felice, lo sono anch’io, se Amleto è arrabbiato, lo sono anch’io; questa condizione, senza dubbio trapela dall’interpretazione di Servillo nel film.

Come in molti film che lo vedono protagonista, Toni Servillo si cala meravigliosamente nella parte, ed in questo caso, diventa più Andreotti lui che Andreotti stesso, incarna meravigliosamente il personaggio anche a seguito delle descrizioni e degli aneddoti riguardanti il politico, si perché nell’interpretazione di Servillo c’è tutto: la freddezza, la tracotanza, l’ironia e l’autoironia, qualità, pregi e difetti che hanno caratterizzato il famoso statista romano.

La magniloquenza dell’interpretazione di Servillo esplode definitivamente in quei due minuti di monologo interiore che vede Andreotti autoaccusarsi dei crimini di cui, almeno secondo il film, e secondo molti, sarebbe colpevole.

La reazione di Andreotti

Ad Andreotti il film non piacque particolarmente, lo definisce “una mascalzonata, cerca di rivoltare la realtà facendomi parlare con persone che non ho mai conosciuto”, come ad esempio nella scena del bacio tra Andreotti e Totò Riina, descritta dal presunto testimone oculare Balduccio di Maggio durante la sua collaborazione con la giustizia, è vero? non è vero? chi lo sa…

Secondo Sorrentino la reazione stizzita dello statista è un ottimo risultato, visto che il suo carattere freddo e pacato ha, secondo il regista finalmente trovato quello che si può definire un forte scossone emotivo.

Andreotti decise di non querelare e di non voler far applicare tagli alla pellicola, sostenendo che in realtà: “Le vere mascalzonate sono ben altre”.

Toni Servillo nei panni di Andreotti in una scena del film

L’interpretazione di Servillo e i riconoscimenti

Per la sua interpretazione, Toni Servillo vinse il David di Donatello come miglior attore protagonista.

Vinse il Nastro d’Argento come miglior attore protagonista.

Vinse il Ciak d’oro come miglior attore protagonista.

Mi fermo qua: il riconoscimento del New York Times a Toni Servillo vale oro, eh sì, perché quella lista stilata da quello che pare essere uno dei giornali più letti negli States, estromette addirittura personalità autoctone e titolate come Leonardo DiCaprio e Brad Pitt (non senza qualche polemica).

In soldoni: l’avere un attore italiano in questa lista, non può che essere un grande orgoglio ed un vanto, e la speranza è senza dubbio quella che il connubio Sorrentino/Servillo, possa ancora regalarci emozioni, in quello che è sì un cinema pregevole all’occhio, ma anche un cinema: satirico per certi versi, coraggioso e di denuncia.

Di seguito un estratto del “Mea Culpa” presente nel monologo del film sopracitato, e qui tutto è perfetto, il montaggio, le parole e soprattutto il pathos esercitato dall’attore, senza dubbio, una delle scene più alte del Nostro Cinema.

…malefatte che il potere deve commettere per assicurare il benessere e lo sviluppo del Paese. Per troppi anni il potere sono stato io. La mostruosa, inconfessabile contraddizione: perpetuare il male per garantire il bene. La contraddizione mostruosa che fa di me un uomo cinico e indecifrabile anche per te (sua moglie Livia), gli occhi tuoi pieni e puliti e incantati non sanno la responsabilità. La responsabilità diretta o indiretta per tutte le stragi avvenute in Italia dal 1969 al 1984, e che hanno avuto per la precisione 236 morti e 817 feriti. A tutti i familiari delle vittime io dico: sì, confesso. Confesso: è stata anche per mia colpa, per mia colpa, per mia grandissima colpa

 

 

 

 

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