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Tolleranti ma non troppo: Voltaire si pone contro i fanatismi tipo la setta di Jonestown

Tolleranti ma non troppo: Voltaire si pone contro i fanatismi tipo la setta di Jonestown

Il fanatismo è l’estremizzazione di una credenza o un’ideologia, che porta spesso a conseguenze sgradevoli e pericolose.


In una società spesso poco aperta e di larghe vedute, la tolleranza è tanto elogiata e ricercata. Tuttavia, vi sono circostanze in cui un’eccessiva tolleranza si rivela essere un danno piuttosto che una soluzione. Ciò è provato da esempi storici come la setta di Jonestown del secolo scorso, che sarebbe dovuta essere poco accettata. Voltaire aveva già intuito la necessità di rifiutare il fanatismo e ce lo racconta nel “Trattato sulla tolleranza”.

Jonestown e il suicidio di massa

Il 18 novembre 1978 viene annunciata la sconvolgente notizia della morte di 909 cittadini americani in Guyana. Si tratta della comunità “People’s Temple Agricultural Project” più comunemente nota come Jonestown. Si tratta di una comunità nata in seguito al movimento religioso fondato dal pastore Jim Jones. Il pastore Jones e i suoi seguaci decisero di trasferirsi in Guyana dove avrebbero fondato la comunità dei loro sogni. Tuttavia, le cose non andarono come previsto: gli abitanti morirono poco tempo dopo per avvelenamento volontario da cianuro e la decisione sembrerebbe essere stata presa di comune accordo, seppur molti sostengono che il pastore Jones avesse premeditato un omicidio di massa. Il progetto nasceva come rivoluzionario, per poi rivelarsi un misterioso dramma, rivelatore dei rischi del fanatismo. Sembra surreale scegliere consapevolmente di morire in nome di un’ideologia, eppure è quello che gli abitanti fecero. Seguendo ciecamente la dottrina di Jim Jones, centinaia di persone arrivarono forse inconsciamente a togliersi la vita. La vicenda è stata ricostruita nel modo più fedele possibile nel film “Il massacro del Guyana” e rielaborata con originalità nel film “vivere nel terrore”.

Suicidio di massa a Jonestown

Voltaire e l’intolleranza

Correva l’anno 1761 e la Francia diventava culla di intolleranza e discriminazione religiosa. Ovunque si parlava del caso Calas. Si tratta di un fatto di cronaca reso noto appunto per lo sfondo discriminatorio. Il figlio primogenito del commerciante Jean Calas si suicidò il 13 ottobre 1761, causando sofferenze alla famiglia… e anche tanti problemi! Il suicidio era all’epoca considerato dalla società e dalla comunità religiosa un atto ignobile, tanto da portare la famiglia Calas a celare i dettagli sulla morte del figlio. L’omissione suscitò molte perplessità e si iniziò ad ipotizzare un possibile omicidio per mano della famiglia stessa. Il figlio propenso alla conversione al cattolicesimo, sarebbe stato ucciso dalla famiglia protestante, si raccontava. Jean Calas fu torturato ed ucciso per un pregiudizio di fanatismo religioso infondato. Voltaire, indignato dalla vicenda, scrisse il “Trattato sulla tolleranza”, un inno all’accettazione e alla tolleranza dedicato al povero Jean Calas, punito ingiustamente. Tuttavia, non bisogna considerare l’opera di Voltaire come un ingenuo inno alla tolleranza. Difatti, in breve ma cruciale capitolo fa riferimento ai casi in cui l’intolleranza è lecita, ovvero i fanatismi.

Non troppo tolleranti

Numerosi momenti storici sono oggi prove agghiaccianti di quanto l’estremismo, il fanatismo ed il mancato uso di razionalità siano fonti di conseguenze disastrose. La diversità è necessaria ed intrinseca alla natura umana e ciò porta a differenze fisiche e spirituali. Abbiamo ideologie differenti e convinzioni che differiscono spesso drasticamente. Questa diversità, se usata razionalmente, diventa un un’arricchimento, una porta verso gli altri. Tuttavia, il rischio citato da Voltaire è la chiusura e il disinteresse verso l’altro, considerandolo a priori sbagliato, sfociando così nel fanatismo. Bisogna quindi accettare il diverso ricordando sempre che tollerare non significa entrare in un degradante circolo di “laissez faire” in cui tutto diventa lecito. Tollerare significa razionalmente aprirsi al diverso, riconoscendo però quando esso diventa un pericolo.

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