The Revenant: una concezione alternativa del selvaggio tra violenza e bellezza

Oltre alla concezione classica del selvaggio contrapposto all’idea di progresso e civiltà, The Revenant ci propone una concezione alternativa del selvaggio che potremmo definire metafisica o spirituale.

Uno dei bellissimi shot naturali di The Revenant

The Revenant (in italiano conosciuto come Revenant – Redivivo) è un film del 2015 diretto da Alejandro Gonzáles Iñárritu con presenti attori del calibro di Leonardo DiCaprioTom Hardy. È divenuto famoso per i sapienti piani sequenziali, le spettacolari riprese naturali e per aver finalmente portato DiCaprio a vincere l’agognato (e meritato) Oscar come “Miglior attore protagonista”, grazie ad un’interpretazione davvero formidabile. The Revenant è basato sulla storia vera del cacciatore di pelli Hugh Glass che nel 1823 durante una spedizione commerciale nel Missouri viene abbandonato da suoi compagni che lo credono morto, riuscendo invece a sopravvivere da solo nella natura selvaggia e a tornare a casa. Una storia di sopravvivenza e vendetta che però nasconde dentro di sé qualcosa di più profondo. Nello specifico una riflessione sul concetto di selvaggio e sul suo legame con la violenza dove accanto alla concezione classica ne troviamo una alternativa che potremmo definire quasi spirituale.

Glass, il redivivo

La concezione classica del selvaggio

La concezione classica del selvaggio è quella che storicamente si è costituita proprio nel periodo in cui è ambientato The Revenant: la colonizzazione delle Americhe. Questo è stato un evento storico senza precedenti, un incontro traumatico con il diverso, un enorme shock culturale per la mentalità occidentale che ha dovuto elaborare uno strumento concettuale per comprendere quel che avevano di fronte. Questo strumento concettuale è stato proprio quello del selvaggio: un’etichetta simbolo di inferiorità, arretratezza e brutalità per descrivere quelle popolazioni così diverse che cominciavano a conquistare. Nel film questa concezione classica viene esplorata soprattutto nella relazione tra il cacciatore Fitzgerald e Hawk, il figlio mezzo-indiano di Glass. Più volte Fitzgerald, mostrando tutti i suoi pregiudizi verso gli indiani, attacca verbalmente Hawk, insultando la sua gente e accusandolo delle sventure che gli sono capitate. Emblematica è la frase che Glass dice al figlio una volta che questi risponde ai commenti delcacciatore.

“Loro non ti ascoltano. Vedono solo il colore della tua pelle.”

Questi pregiudizi che rendo Hawk agli occhi di Fitzgerald nient’altro che un selvaggio sono anche quelli che porteranno all’omicidio del primo da parte del secondo e alla successiva vendetta di Glass. È importante notare come spesso Fitzgerald (emblema dell’uomo occidentale) contrapponga la brutalità degli indiani selvaggi al benessere della civilizzazione occidentale. Infatti, anche storicamente, il concetto di selvaggio si è formato in contrapposizione a quelli di civiltà e progresso. Quel che differenza l’uomo civilizzato dall’uomo selvaggio è quindi la presenza di leggi, benessere economico e avanzamento tecnologico; mentre quel che caratterizza l’uomo selvaggio è la violenza, l’uso della forza e la brutalità. L’uomo “civilizzato” attribuisce la violenza al selvaggio come un tratto della sua natura da cui non può scappare se non grazie alla civilizzazione e al progresso e invece giustifica le sue azioni violente proprio dietro a questi stessi concetti.

Hawk, il figlio di Glass

Una concezione alternativa del selvaggio

La concezione classica è sicuramente presente all’interno di The Revenant ma non è la più rilevante. Infatti, viene messa maggiormente in luce una concezione alternativa del selvaggio che non si gioca sulla dicotomia uomo selvaggio – uomo civilizzato ma sulla dicotomia uomo selvaggio – natura selvaggia. La prospettiva non è più culturale ma potremmo dire metafisica o anche spirituale, infatti non si parla più delle differente tra i singoli uomini o i singoli popoli ma di una condizione che accomuna tutti gli uomini: la natura umana. Il concetto di selvaggio assume qui due accezioni diverse: da un lato selvaggio come violenza e brutalità della natura umana, dall’altro selvaggio come bellezza della natura. Ne sono un esempio la contrapposizione visiva tra l’atroce sofferenza e fatica di Glass mentre cerca di sopravvivere e i meravigliosi e pacifici paesaggi naturali in cui. Ma l’esempio più grande è costituito dai diversi tipi di violenza mostrati nel corso del film. La violenza propria della natura selvaggia (e dei suoi agenti) è mossa solamente dal bisogno di sopravvivenza (vedi l’uccisione di un bufalo da parte di un branco di lupi) o di protezione di sé stessi e della propria prole (vedi l’attacco dell’orso nei confronti di Glass). L’uomo, invece, è capace di usare la violenza anche in casi che eccedono quelli propria della natura: l’uomo può uccidere per vendetta (come Glass), per denaro (come Fitzgerald) oppure per il semplice piacere di farlo. La frase che riassume questa concezione alternativa del selvaggio la troviamo nel cartello appeso al collo dell’indiano solitario che aiuta Glass e viene ucciso da dei cacciatori di pelle francesi.

“On est tous des sauvages”, Siamo tutti dei selvaggi

Benjamin Cucchi

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