Matt Damon ci sconsiglia Marte. Ma a noi non importa e ci andremo comunque

Il film del 2015 “The Martian” mostra le difficoltà nel sopravvivere sul pianeta rosso, disabitato e dal panorama brullo. Nonostante le difficoltà, siamo sempre più convinti e decisi di colonizzare Marte.

Desolazione sul pianeta rosso

Nei panni del botanico Watney, Matt Damon cerca di sopravvivere per diverse settimane sul suolo marziano dopo essere stato abbandonato dal suo gruppo perché lo credevano già morto dopo un’intensa bufera di sabbia. Faceva parte di una missione spaziale volta a raccogliere informazioni preziose sul pianeta che potrebbe diventare la nostra seconda casa. Purtroppo Marte non è propriamente adatto alla vita umana, anche se è di gran lunga l’unico altro luogo che ‘potrebbe’ essere vivibile nel Sistema solare dopo la Terra. Il desiderio di fondare una base su questo pianeta ormai non è più solo delle organizzazioni statali, ma anche delle aziende private come la SpaceX di Elon Musk. Lui vorrebbe toccare suolo entro il 2024. Ma cosa dobbiamo fare per poter creare il primo insediamento umano su Marte? E quali sono le difficoltà? Il film ci viene in soccorso.

Elon Musk e SpaceX

Andare su Marte non è propriamente una bella idea

Qual è l’obiettivo primario di queste missioni spaziali? Creare una colonia permanente fuori dalla Terra e magari ‘terraformare‘ (cioè trasformare un pianeta ostile e invivibile a uno che può ospitare la vita) un pianeta e trasformarlo in una seconda casa. Ma prima di arrivare a questo punto, dobbiamo prima sapere creare una piccola base semi-permanente per preparare il fondamento su cui si ergerà una presenza umana più grande nel futuro. Purtroppo Marte è un ambiente estremo perfino per noi. A primo impatto sembra molto simile al nostro pianeta: ha i poli ghiacciati, possiede alcune lune, ha delle grandi valli e acqua liquida sotto la superficie. Poi un giorno intero su Marte è solamente 39 minuti in più rispetto a un giorno sulla Terra. Perfetto direte. E invece no. In realtà è un luogo freddissimo, desolato, un deserto radioattivo dove il suolo è velenoso e respirare è impossibile. Le temperature medie si attestano sui -60 gradi centigradi, l’atmosfera è di circa 100 volte più sottile che sulla Terra e non è per niente respirabile visto che è composto per il 96% di anidride carbonica. Le stagioni e i mesi durano il doppio e la gravità lassù è solamente il 38% della gravità terrestre: potrete saltare intorno al vostro auto invece di camminare (forse è l’unica nota positiva per adesso, ma neanche tanto come vedrete dopo). Poi è molto lontano da noi: è circa mille volte la distanza che ci separa dalla Luna e andarci non è facile visto che non abbiamo più (ma avevamo in passato) razzi abbastanza potenti per portare un equipaggiamento su Marte. Ci vorrebbero 8 mesi per arrivare nella nostra destinazione, e questo solo se lanciamo in un giorno preciso, a un’ora precisa, una volta ogni due anni, quando Marte e la terra sono allineati nel modo esatto. Come vedete, non è propriamente un posto su cui passare una bella serata bevendo uno spritzino alle 21 di sera…

Matt Damon in “The Martian”

Quali sono le difficoltà?

Prima di tutto presupponiamo di aver già trovato un luogo ideale per un avamposto e che ci sia già una base lunare che funga da centro di controllo per le missioni su Marte. La prima difficoltà che si incontra è quella energetica: Marte è energeticamente povero. A causa dalla sua distanza dal Sole, l’energia solare non è tanto efficace e questa luce fioca sarà spesso oscurata da enormi tempeste di polvere (come è successo all’inizio del film). Neanche le energie eoliche e geotermiche sono fattibili visto che l’atmosfera è quasi assente e la struttura interna di Marte è troppo fredda. L’energia nucleare sarebbe l’unica opzione possibile. Ma dobbiamo anche riuscire a respirare. Per quanto detto prima sull’atmosfera di Marte, le strutture devono essere pressurizzate e riempite con un’atmosfera artificiale, che rappresentano un ulteriore problema visto che c’è un’elevata differenza di pressione tra l’interno e l’esterno. Poi dobbiamo tener conto del fatto che non avendo una magnetosfera estesa, metà di tutta la radiazione proveniente dallo spazio raggiunge il terreno. Una persona sulla superficie sarebbe soggetta a 50 volte la radiazione che subirebbe sulla Terra e tre anni su Marte eccede i limiti di dose di radiazione imposti agli astronauti della NASA per la loro carriera intera. Nessuno vorrebbe prendersi il cancro quindi si potrebbe coprire le strutture con uno strato spesso di CO2 congelata e un metro di terra. Questo però significa che le finestre sarebbero assenti e gli spazi abitabili saranno tunnel senza finestre. Non è molto difficile immaginare gli effetti psicologici che queste condizioni possono provocare. Uscire fuori diventa anch’esso difficile perché il polvere marziano è elettrostatico e quindi si attacca facilmente alle tute. Portarlo nei polmoni dell’equipaggio sarebbe un rischio non indifferente, anche perché il suolo di Marte è pieno di sali perclorati molto tossici. Adesso dobbiamo sfamare le persone. La tecnologia usata dal protagonista nel film è scientificamente accurato: l’utilizzo del suolo marziano, dopo averlo decontaminato, insieme all’utilizzo dei rifiuti biologici riciclati come fertilizzanti potrebbero funzionare. Oppure possiamo usare l’acquaponica per coltivare pesci e piante. Per quanto riguarda la gravità, rappresenta un serio problema perché potrebbe causare atrofia muscolare, osteoporosi e problemi cardiovascolari. L’unica cosa che può fare l’equipaggio è fare tanto esercizio per rallentare la degradazione.

Scena in cui Matt Damon è riuscito a far crescere patate sul suolo alieno.

Il futuro

Stabilire la prima vera infrastruttura su Marte sarà un compito estremamente gravoso che solo un gruppo di persone molto determinate e competenti potrà portare a termine. Per fortuna, ne abbiamo a sufficienza di queste sulla Terra. Colonizzare Marte sarà la sfida più ardua che avremo mai affrontato. Sarà un lavoro orribile stabilire l’infrastruttura di cui abbiamo bisogno. Ma siamo testardi, e ci piacciono le sfide estreme…

Kerby Dimayuga

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