Parliamo di “The Gods We Can Touch”, il nuovo album di Aurora e di Nietzsche, come reagirebbe Nietzsche al concept proposto dalla cantante? Scopriamolo insieme.

“The Gods We Can Touch” è il nome del quarto – e nuovissimo – album della cantante e liricista norvegese Aurora Aksnes – in arte “AURORA”. Sul giornale online “Riff Magazine”, Roman Gokhman racconta di un’intervista alla musicista, dove questa avrebbe raccontato di avere avuto l’idea per il suo nuovo disco giusto qualche giorno dopo aver rilasciato il precedente. È così che, a distanza di 3 anni, Aurora regala una nuova creazione musicale: questa volta si parla dell’imperfezione.
IL NUOVO ALBUM
È un’artista dal respiro ampissimo Aurora, non delude mai. Eterea, melodiosa, i suoi ultimi due album, “Infections of a Different Kind” e “A Different Kind of Human“, erano stati acclamati dagli ascoltatori e premiati per originalità e tematiche. I due, consequenziali, raccontano il viaggio della riscoperta del sé interiore e come questa possa ispirare il cambiamento nel mondo: il secondo è un album politico, un manifesto culturale, “contro l’apatia diffusa del mondo” (via “The Indipendent“; 6 Giugno 2019), il riscatto della propria voce, del potenziale che ognuno di noi custodisce timidamente.
Questa volta, però, Aurora ha un intento diverso. Nel video pubblicato su Spotify, in occasione del rilascio del nuovo disco, la cantante annuncia che le 15 tracce saranno un elogio all’imperfezione, il racconto del nostro rapporto con la perfezione e l’irraggiungibile. Il titolo sarebbe spiegato dallo spunto creativo usato dall’artista: la mitologia greca. “The Gods We Can Touch”, “gli dei che possiamo toccare”, sono Atena, Era, Apollo – o Artemide, Panacea e Persefone, in questo caso. Imprecisi, sbagliati, moralmente scheggiati: il mito che tocca l’umano.

ARTEMIDE, PANACEA E PERSEFONE COME CANZONI
“Trovo affascinante che quando abbiamo iniziato a creare queste religioni, o a scoprire le divinità, queste fossero simili a noi e che col tempo, siano divenute sempre più irraggiungibili. […] Mi sembra chiaro che alle persone piaccia riconoscersi in coloro ai quali ispirano, penso sia triste che questo non possa accadere con Dio, così perfetto e onnipotente” annuncia Aurora nel video premiere precedentemente citato (link al video su Spotify).
Nelle parole della cantante si nasconde una chiara analisi della figura delle divinità greche, un’esperienza così profondamente diversa da quella delle grandi religioni monoteiste. Da uno studio delle figure di Artemide, Panacea e Persefone, nascono le tre tracce “Artemis”, “Cure for Me”, ovviamente ispirata dalla dea dei rimedi, e “Heathens”. Così, con la sua voce angelica ed eterea, Aurora ci racconta della cultura ellenica e dell’imperfezione come caratteristica degli uomini.
APOLLINEO E DIONISIACO: IL POTERE DEL TRAGICO E LE FALSE VERITÀ
Tuttavia, Aurora non è stata l’unica ad essere stregata dalla cultura dell’Antica Grecia. Un famoso pensatore – si parla di Nietzsche, naturalmente – è caduto nella bellezza della sua mitologia, ed è ricorso ad essa, dalla sua natura di filologo, per introdurre il discorso della “malattia dell’Occidente”. Ecco che Apollo e Dioniso diventano simboli per raccontare lo scontro fra l’ordine ed il caos – se volessimo, anche fra perfetto ed imperfetto.
In un’attenta descrizione della civiltà antica e delle sue tradizioni, Nietzsche identifica un sintomo della rottura di questo equilibrio nel distacco dalla tragedia greca, nella demonizzazione di Dioniso e del caos, dell’irrazionalità. Nella perdita del potere del tragico, nel trionfo della razionalità e dell’uomo teoretico – che controlla la sua paura della vita con le “vane certezze” della scienza e della tecnica – il filosofo rintraccia il punto di partenza di una società decadente e sofferente. Il filosofo ci critica: siamo deboli, troppo attaccati alla ricerca di verità – qui Nietzsche punta il dito contro Socrate ed i suoi seguaci.
Dalla filosofia di Nietzsche, potremmo trarre la necessità di un ritorno alla cura del dionisiaco. Riconoscere il potere immenso del tragico, del nostro essere uomini “di carne ed ossa”: l’invito è quello ad evitare il sublime irraggiungibile della religione ed apprezzare un uomo nuovo, libero dall’apollineo.