Vediamo l’influenza della figura di Alessandro Magno nella letteratura medievale attraverso 3 esempi

Alessandro Magno, il grande condottiero macedone del IV secolo a.C., è la figura del conquistatore per eccellenza e ci è stata tramandata avvolta da un alone leggendario e mitico.

Numerosi gli storici e le opere letterarie che narrano le sue imprese e le sue gesta ma soprattutto nel Medioevo la sua leggenda si diffuse particolarmente. Una raccolta di racconti, in lingua greca, a lui riferiti, nota come “Romanzo di Alessandro” e attribuita a Pseudo Callistene, ebbe molto successo, circolando in diverse versioni. Ma la presenza di questo personaggio leggendario permea anche gli scritti dei più grandi poeti di questo periodo fra cui Dante e Petrarca.

1.Il “Roman d’Alexandre” di Alberico di Pisançon

Le vicende del grande capo militare conobbero numerose traduzioni dal greco al latino e dal latino alle lingue romanze. Fra queste la prima in francese antico è quella di Alberico di Pisançon del 1130 che non ci è giunta integralmente. Questo personaggio è stato riadattato alla cultura dell’epoca trovando posto nelle avventure arturiane, configurandosi come un saggio, una sorta di Salomone, e inserendosi in viaggi fantasiosi come quello negli abissi o in paradiso. Emblema dell’hybris, ovvero della superbia pronta a sfidare qualsiasi limite, anche quello divino, è una figura complessa che in sé ospita numerose contraddizioni rispecchiate a livello fisico nell’eterocromia dei suoi occhi, uno azzurro come il cielo e uno nero come l’inferno. Viene caratterizzato a tal punto in modo portentoso che quando viene descritta la sua nascita si riportano i prodigi naturali avvenuti, fra cui il tremare della terra, l’oscurarsi del sole e la comparsa di tuoni.

2. Alessandro nella poetica di Dante

Per il grande poeta fiorentino Dante Alighieri, Alessandro Magno è colui che più di tutti si è avvicinato alla palma della monarchia, destinata invece all’impero romano, come afferma nel secondo libro della “Monarchia”. Riporta poi uno dei celebri episodi relativi al grande condottiero nel canto XIV dell’Inferno:

“Quali Alessandro in quelle parti calde
d’India vide sopra ’l suo stuolo
fiamme cadere infino a terra salde,

per ch’ei provide a scalpitar lo suolo
con le sue schiere, acciò che lo vapore
mei si stingueva mentre ch’era solo”

In questi versi attraverso i quali Dante cerca di delineare il paesaggio infernale del III girone del VII cerchio in cui sono puniti i violenti contro Dio. La pioggia di fuoco che si abbatte sul desolato sabbione infernale è similare a quella sperimentata dal guerriero macedone e dalle sue truppe nelle lontane regioni dell’India. La fonte di questo passo è Alberto Magno con la sua opera “Meteora” in cui si cita una lettera che Alessandro Magno aveva scritto ad Aristotele.

3. Il sonetto 187 di Petrarca parla di Alessandro

“Giunto Alexandro a la famosa tomba
del fero Achille, sospirando disse:
O fortunato, che sí chiara tromba
trovasti, et chi di te sí alto scrisse!

Ma questa pura et candida colomba
a cui non so s’al mondo mai par visse,
nel mio stil frale assai poco rimbomba:
cosí son le sue sorti a ciascun fisse.

Ché d’Omero dignissima et d’Orpheo,
o del pastor ch’anchor Mantova honora,
ch’andassen sempre lei sola cantando,

stella difforme et fato sol qui reo
commise a tal che ‘l suo bel nome adora,
ma forse scema sue lode parlando.”

Nel sonetto 187 del suo “Canzoniere” Francesco Petrarca rappresenta la visita di Alessandro Magno al sepolcro di Achille, famigerato eroe omerico. Descrive la pensosa inquietudine del condottiero che non sa se le proprie imprese troveranno un cantore, come quelle di Achille avevano trovato l’eternità grazie ad Omero. Quindi è messo in risalto il profondo desiderio di gloria del grande eroe che anela più di ogni altra cosa ad essere ricordato. Emerge il suo lato più umano e più vicino all’autore stesso del canzoniere, ovvero l’insoddisfazione per il presente, il continuo ambire a qualcosa di più, ad una vita che non sia circoscritta alla propria parabola temporale ma si propaghi per l’eternità.

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