“Tu lo guardi Sanremo”? Come è nato e cresciuto il festival tra musica e polemiche

La storia del “Festival della canzone italiana”.

Dal 1951 al 2022, il festival di Sanremo è parte integrante della cultura italiana e ha scritto moltissime fasi della nostra musica. Cerchiamo di capire però, tra le polemiche e la sua storia, se continuerà a farlo.

Sanremo ieri

Nel 1948 e 1949 si tennero a Viareggio le prime due edizioni del “Festival della Canzone Italiana”, nate da un’idea di Aldo Valleroni e poi interrotto nel 1950 a causa di problemi economici, e che sarebbero state la genesi del futuro Festival di Sanremo. Il Festival di Sanremo nacque per incrementare il turismo nel comune ligure, dietro proposta di Angelo Nicola Amato e di Angelo Nizza. Il 29 gennaio 1951 si tenne la prima edizione, nel salone delle feste del casinò, condotta da Nunzio Filogamo. A questa edizione presero parte 3 interpreti, Nilla Pizzi, il Duo Fasano e Achille Togliani, che si alternarono nell’esibizione di 20 brani inediti. L’evento fu accolto freddamente, il pubblico era così poco che si cercarono delle persone da mettere a sedere per riempire al sala e i cantanti si esibivano mentre il pubblico cenava e parlava. A vincere la prima storica edizione fu Nilla Pizzi. La musica cambiò per la seconda edizione, che trovò un maggiore riscontro dagli autori e dagli editori musicali. I partecipanti salirono a 5, ma a vincere, come l’anno prima, fu Nilla Pizzi, che si aggiudicò anche il resto del podio. A dominare il Festival nelle sue prime edizioni fu la canzone tradizionale italiana, all’epoca poco apprezzata. Fu solo nell’edizione del 1958, con la vittoria di Domenico Modugno (in coppia con Johnny Dorelli) e la sua Nel blu dipinto di blu, che si aprì una nuova fase per il Festival e per la canzone italiana: quella della fusione di autore e interprete, dove l’autore interpreta la sua canzone dandole una maggiore forza emotiva. Dal 1977 la kermesse si trasferisce dal sal0ne del casinò al teatro Ariston, da cui sono passati tutti i nomi più illustri della canzone italiana. Il record di vittorie spetta a Domenico Modugno e Claudio Villa, entrambi a quota 4.

Modugno nell’edizione del 1958

Le polemiche

Fin dagli albori il festival di Sanremo è stato teatro di grandi esibizioni ma anche di enormi polemiche. Già nel 1952 la Democrazia Cristiana attaccò la vincitrice Nilla Pizzi perché consideravano il testo della sua canzone Papaveri e Papere una presa in giro della maggioranza politica dell’epoca. Più vicine a noi sono invece i vari dibattiti scatenati dalle esibizioni dei cantanti sul palco, come ad esempio Achille Lauro, che l’altra sera “battezzandosi” sul palco ha scatenato l’ira di molti benpensanti, soprattutto tra i più avanti con gli anni. Clamoroso fu poi nell’edizione 1995 il tentativo di suicidio di un uomo, Pino Pagano, che, durante lo spettacolo, si sedette a penzoloni su una balconata del Teatro Ariston  pronto a lanciarsi giù. Inizialmente tutti pensarono ad uno scherzo, ma capita la situazione reale, Pippo Baudo, presentatore e direttore artistico, fu costretto ad intervenire per salvare la vita dello sventurato. A distanza di anni Pagano ha rivelato che venne pagato dalla produzione per inscenare il fatto per dare maggior visibilità allo show. Famosissima inoltre fu la protesta di Vasco Rossi contro il playback che fino a quel momento era obbligatorio nella gara: per protesta Vasco andò via mentre stava iniziando il suo brano, lasciando il pezzo a cantarsi letteralmente da solo. Oltre alle polemiche di carattere politico ed etico, quelle più insistenti sono quelle riguardo alla giuria: quasi tutti gli anni infatti, soprattutto da quando ha preso piede il televoto, non si contano i malumori contro la classifica stilata dalla giuria sanremese, che difficilmente coniuga i gusti del pubblico a casa con i propri giudizi. Emblematica fu nel 2019 la vittoria di Mahmood anche se per il televoto aveva vinto di gran lunga Ultimo.

Sanremo oggi

Oggi il “Festival della canzone italiana” è uno spettacolo difficile da inquadrare. Sicuramente è una tradizione ben salda nella cultura italiana, che compie settantadue anni, attraversando dissapori, polemiche ma anche tanti grandi artisti, italiani e non. Negli ultimi anni l’interesse verso lo spettacolo era drasticamente calato, tanto che anche i più fedeli avevano iniziato ad abbandonarne la visione, complici il format sempre uguale e non innovativo, oltre che la scarsa empatia per i più giovani. Dal 2020 però, con la conduzione passata nelle mani di Amadeus, la tendenza si è invertita facendo registrare share più alti e più vicini a quelli classici del festival; questo perché c’è stato un vero e proprio “svecchiamento” della kermesse: più dinamismo, più ospiti, più cantanti graditi al pubblico, tutto mirato a riportare in auge il festival. Non è tutto oro ciò che luccica però, i sondaggi ci dicono infatti che i più giovani (tra i 13 e 18 anni) guardano sempre meno la televisione e soprattutto non guardano il festival o se lo guardano è solo per vedere uno o due cantanti, poi si scollegano. Questo è un evidente problema, perché se quelli che dovrebbero essere i prossimi fruitori dello spettacolo non sono interessati, questo è destinato a scomparire. Certo ad ora la fascia degli over 50 è ancora quella predominante tra il pubblico di Sanremo, ma iniziano ad essere scontenti, in quanto per avvicinare i più giovani vengono invitati cantanti che questi conoscono e seguono, mentre la maggioranza degli adulti non li ha mai sentiti. Insomma non si può accontentare tutti. Il dilemma è quindi se continuare a puntare sui giovani, perdendo una parte della fascia più “anziana”, o continuare imperterriti con un format che i teenager, e gli under 30 in generale, non trovano accattivante. Ad Amadeus (e ai prossimi conduttori), l’ardua sentenza.

 

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