Il Superuovo

Thailandia: un allenamento di calcio finito male

Thailandia: un allenamento di calcio finito male

Nessuno di noi, anche sforzandosi, riuscirebbe ad immaginare quanto accaduto in Thailandia la sera del 23 giugno. Sono tante le persone che fanno qualche sport, ma pochissimi gli sportivi che sono in grado di concepire come deve essere ritrovarsi intrappolati in una grotta alla fine di un allenamento. Purtroppo è quello che è successo nella provincia di Chiang Rai, Thailandia settentrionale. Un gruppo di 13 persone, 12 piccoli calciatori insieme al loro mister, coach Ake, sono rimasti bloccati all’interno di una grotta.

La forte pioggia monsonica ha reso impossibile alle vittime di mettersi in salvo, ogni via d’uscita era impraticabile. I soccorsi erano necessari. Una situazione di grave pericolo, che fortunatamente si sta concludendo nel migliore dei modi. La situazione fino a ieri mattina sembrava tragica, il mal tempo e la pioggia stavano rendendo l’operazione di salvataggio quasi impossibile. Finalmente qualche buona notizia. Grazie alle favorevoli condizioni meteorologiche sono stati messi in salvo i primi ragazzi. In poco più di ventiquattro ore sono state salvate 8 persone. Mancano altri 4 piccoli calciatori e l’allenatore, ma i soccorsi riprenderanno domani. La scarsa quantità di ossigeno all’interno della grotta rende il lavoro delicato e pericoloso, i cunicoli da percorrere per arrivare nel luogo dove stanno le vittime sono stretti e difficili da percorrere. Per finire i ragazzi e il mister non hanno, ovviamente, il massimo delle energie e devono essere aiutati e portati fuori uno alla volta. Sono passate due settimane dal giorno in cui i tredici

Thailandia

Evidenziato il sub rimasto vittima durante le preparazioni del salvataggiocalciatori sono rimasti intrappolati nella grotta, e gli agenti hanno fatto finora un ottimo lavoro. L’unica vittima è un sub che aveva preso qualche giorno di ferie per partecipare ai soccorsi, spinto da un sentimento di lodevole altruismo e inconsapevole di quello che lo aspettava. Non è ancora chiara la dinamica dell’incidente, ma la vicenda che sta avvenendo in questi giorni in Thailandia coinvolge e preoccupa tutto il mondo. Molte nazioni hanno espresso un segno di solidarietà e sostegno, sia per il sub sia per i 13 calciatori, i quali potranno avere dei disturbi da stress post-traumatico se non seguiti subito da uno specialista.

La psicologia

Gesto solidale verso le vittime intrappolate nella grotta

nella vicenda

Più di due settimane sono trascorse da quando i ragazzi sono rimasti intrappolati nella grotta in Thailandia. E’ evidente che la situazione è delicata anche sotto un profilo psicologico. Lo stress di trovarsi dispersi e la mancata sicurezza di un salvataggio immediato provocano, indubbiamente, delle ricadute e dei disturbi post-traumatici. La paura è sicuramente il primo fattore da prendere in considerazione. Avendo tutti un età compresa fra gli 11 e i 15 anni (tranne il mister 25) è molto probabile che accusino più facilmente le conseguenze del trauma subito. Il loro percorso di crescita adolescenziale potrebbe essere influenzato da un sentimento di paura incondizionata, accompagnato da un atteggiamento freddo e schivo nei confronti delle altre persone. Per evitare che i disturbi a cui vanno incontro questi ragazzi escano fuori incontrovertibilmente è necessario qualche provvedimento medico psichiatrico. Il dottor Claudio Mencacci consiglia di non costringere i ragazzi a dormire. Tenerli svegli facendoli parlare aiuta a non fissare il trauma nella memoria, e il dialogo è sempre stato uno dei rimedi base ai traumi di tipo psicologico. Quello che deve essere attuato è un processo di desensibilizzazione. Tutti coloro che hanno partecipato all’evento traumatico devono liberarsi, attraverso delle terapie, dalle emozioni maturate durante i sedici giorni. “Fortunatamente” la tragedia è stata affrontata da tredici persone contemporaneamente, è sicuramente un fattore chiave che abbassa drasticamente la probabilità che il trauma accompagni la vita dei ragazzi per lungo tempo. Anche se, si spera, non si presentino ripercussioni psicologiche in nessuno dei ragazzi rimasti bloccati per più di due settimane all’interno di una grotta.

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