Suicidio o morte dignitosa? L’eutanasia come affermazione del libero arbitrio umano

Vivere e sopportare, o scegliere una morte dignitosa? Sempre più spesso, all’interno dei presidi ospedalieri, persone che non riescono più a sopportare il peso di malattie terminali chiedono di poter avere accesso alla “dolce morte”.

Antonius Block fa scegliere alla morte il colore delle pedine per iniziare a giocare

Il tema dell’eutanasia ha fatto e fa ancora dibattere l’opinione pubblica dividendola in due gruppi: chi sostiene che l’eutanasia sia sbagliata a causa del credo religioso e chi, invece, è fortemente convinto che l’accesso alla “dolce morte” debba essere un diritto di chiunque si ritrovi a dover combattere con un male inguaribile.

“Mare dentro”

Diretto da Alejandro Amenábar “Mare dentro” è un film del 2004 che riesce, in modo brillante, a mettere in scena tutte le controversie legate al tema dell’eutanasia. Il film racconta la storia di un uomo, Ramón Sampedro, divenuto tetraplegico dopo un incidente sugli scogli. Stanco di dover trascorrere la sua vita costretto a letto, dopo venticinque anni di totale immobilità, l’uomo tenta una battaglia legale per riuscire ad ottenere il diritto all’eutanasia. Persa la sua lotta legale, all’uomo non resta che il suicidio come unica via d’uscita dalla sua condizione di sofferenza. Il titolo del film, “Mare dentro”, vuole indicare la tempesta emotiva che tortura quotidianamente l’uomo, e il tormentato percorso di maturazione che egli compie durante i venticinque anni della sua malattia che lo conduce a decidere di voler porre fine alle sue sofferenze in qualunque modo.

La Chiesa e la volontà di Dio

Non tutti, però, considerano la “dolce morte” come una scelta da tenere in considerazione. La Chiesa, infatti, si è sempre opposta e continua ad opporsi al grido disperato di chi, stanco di patire dolori indicibili, vuole porre fine alla propria agonia. Secondo la Comunità Ecclesiastica, infatti, solo a Dio spetta di decidere delle vite degli esseri umani. Il punto di vista della Chiesa, all’interno del film, è rappresentato da un prete tetraplegico che cerca di convincere il protagonista a desistere dal suo desiderio di morte. In uno dei dialoghi tra i due all’affermazione del prete:<<Una libertà che elimina la vita non è una libertà. >>, il protagonista ribatte dicendo:<<Una vita che elimina la libertà non è vita. >>. Persa la sua battaglia con lo Stato spagnolo e vistosi negare l’accesso al diritto all’eutanasia, il protagonista, grazie all’aiuto di una donna, Rosa, decide di suicidarsi e porre fine alle proprie sofferenze. Prima di compiere il disperato gesto, Ramón registra un messaggio, con la speranza che in futuro il diritto all’eutanasia divenga una scelta per quanti soffrono quotidianamente pene indicibili.

Una via d’uscita dignitosa

Morire soffrendo pene indicibili a causa di una malattia è sicuramente uno tra gli scenari più terribili che ognuno di noi possa immaginare. Avere una valida alternativa, morendo in modo dignitoso ,è quello che oggi molti malati terminali desiderano. La richiesta dell’eutanasia porta con sé non poche conseguenze, infatti  è necessario considerare, non solo il punto di vista del malato, ma anche quello di quanti lo amano e soffrono con lui. La diagnosi di una malattia terminale e tutto il percorso successivo che il paziente e la sua famiglia sono costretti ad intraprendere non sono semplici da sopportare. Molto spesso, infatti, la volontà di un malato che intende “suicidarsi” tramite l’eutanasia trova forte opposizione nel desiderio di tempo nutrito da quanti lo amano. Sebbene anche Giacomo Leopardi, nel “Dialogo di Plotino e di Porfirio” critichi la pratica del suicidio affermando che il suicida, attraverso il suo gesto, causi più dolore di quello che riuscirebbe a sedare, l’eutanasia offre oggi, in un mondo dove mali quali il cancro sono all’ordine del giorno, la possibilità di scegliere di non farsi “sconfiggere” dalla malattia, morendo in modo dignitoso.

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