Pochi giorni fa, il Capitano si è recato al carcere di Piacenza per esprimere la sua solidarietà nei confronti di Angelo Peveri, condannato in via definitiva a 4 anni e 6 mesi per aver sparato a un rapinatore che si era intrufolato nel suo cantiere. Una presa di posizione di fronte all’ennesimo fallimento della giustizia dunque, subito sostenuta dal popolo leghista e non solo.

Doverosa premessa: è grottesco assistere a controversie legali che sembrano tutelare più il delinquente che la potenziale vittima di un furto, come talvolta capita. Ma ciò non deve spingere ad archiviare ogni vicenda simile in termini di legittima difesa. Anche perché in questo caso, stando alla Procura, Peveri e un suo operaio avrebbero immobilizzato il ladro (uno di tre messi in fuga coi primi spari), tornato nelle vicinanze per recuperare l’auto. Quindi lo avrebbero costretto ad inginocchiarsi e Peveri gli avrebbe sparato dall’alto al basso, come accertato dalla balistica, perforandogli un polmone.

Angelo Peveri, giustizia (fonte piacenza24.eu)
Angelo Peveri (fonte piacenza24.eu)

Prevedibili i commenti su fb sotto l’articolo de il Giornale. Reazioni che gridano allo scandalo, alla vergogna, oltre a elogiare le gesta di questo nuovo eroe/martire. Fra questi uno conteneva un’implicita e preoccupante domanda  che più o meno recitava così: siamo stufi, possibile che i giudici non vogliono rispettare la volontà popolare.

Sarebbe meglio ricordare che l’innocenza di un tale di nome Barabba venne sancita proprio in questo modo. E poi occorre capire che la giustizia non fa parte di un reality show influenzabile dalle preferenze dei telespettatori. Con buona pace di chi invoca un potere generalista delle masse.

Principi per una giustizia sociale

John Rawls, giustizia (fonte the reader's catalog)
John Rawls (fonte the reader’s catalog)

John Rawls è uno dei maggiori filosofi politici contemporanei, docente di Harvard nonché esponente della corrente liberal. Non è tanto la distinzione tra libertà negativa (assenza di vincoli) e positiva (possibilità di autodeterminazione) a interessarlo quanto piuttosto conciliare tutto questo con l’equità. Immaginando un ipotetico stato di natura, una “posizione originaria” in cui individui eguali ignorano le proprie future condizioni, quali criteri possono adottare per stipulare un patto sociale? In altre parole, quali saranno i principi di giustizia alla base del nascente Stato di diritto? Ecco l’esperimento mentale per Una teoria della giustizia (1971), il libro che ha consacrato Rawls e che racchiude 2 principi fondamentali:

  1. L’eguale libertà. Ogni persona ha diritto a un sistema globale di libertà civiche. Di voto, parola, coscienza, proprietà dei beni e garanzie contro arresti arbitrari;
  2. principio di differenza. Le ineguaglianze economiche sono giuste se compensano i membri più svantaggiati.

Sulla falsariga dello spirito illuminista che animò la Rivoluzione francese, il filosofo americano si concentra su 3 concetti per la costruzione della società: libertà, eguaglianza, fraternità. Il principio di differenza non è altro che la formulazione di un modello famigliare, per cui un membro persegue e promuove certi interessi se vanno a beneficio dei restanti. Dal momento che nella posizione originaria gli individui  non conoscono il loro destino sociale, situato nella forbice ricchezza-povertà, tale criterio risulta moralmente equo.

Rawls si rende conto che la fraternità è l’aspetto più trascurato dalle moderne e incomplete democrazie. Laddove l’ente pubblico mostra le sue inefficienze, nell’assistenza o comunque nella tutela, il privato cerca altre opportunità. Questo purtroppo vale anche per i procedimenti giudiziari.

Un ministro fan dello Stato minimo?

Può sembrare paradossale una figura istituzionale che delega ai singoli cittadini la difesa delle proprie vite. Non dovrebbe essere questa una raison d’etre dello Stato, uno dei motivi per cui tanto tempo fa un gruppo di persone decise di associarsi, creare istituzioni, nominare funzionari eccetera? O forse Salvini è un allievo di Robert Nozick (filosofo avversario di Rawls) e delle sue tesi anarco-individualiste a sostegno della minor interferenza possibile dello Stato, probabilmente all’insaputa di entrambi.

Matteo Salvini, giustizia (fonte gazzettadiparma.it)
Matteo Salvini (fonte gazzettadiparma.it)

Ad ogni modo, esprime meglio la sua indole di giustiziere solitario quando parla di sicurezza sui confini. Della serie “Non temete, a Lampedusa e in mare vi proteggo io dai poveracci invasori, ma a casa vostra armatevi che non si sa mai”.

Il contratto sociale di Salvini&co si focalizza su quanto la gente voglia sentirsi al sicuro. Che lo sia realmente è secondario. Il meccanismo ovviamente implica la percezione di una minaccia. Può esserlo una nave di profughi così come dei magistrati che non rispettano il televoto del popolo sovrano amante di sentenze fai-da-te in stile western. E poco importa che secondo l’ordinamento penitenziario, per quanto riguarda le autorità in visita, “il contenuto dell’eventuale interlocuzione che il visitatore qualificato intenda effettuare con il detenuto non potrà mai fare riferimento alle vicende processuali del medesimo”. Tradotto: un ministro ha il potere legale di visita per controllare le condizioni di un prigioniero ma non per esprimergli solidarietà.

Beati gli assetati di giustizia perché saranno indagati.

Luca Volpi

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