L’impatto del dopoguerra in Italia

Quando la seconda guerra mondiale finì, alcune zone più di altre, in Italia subirono un duplice contraccolpo. Il primo, di tipo economico, ricadde sulle infrastrutture, sul processo di produzione, sul benessere dei cittadini normali. Lo stress applicato in alcuni settori specifici del mercato aveva stirato l’intero sistema economico, tanto che nel dopoguerra risultava efficiente nel coprire i fabbisogni, come un paio di mutande il cui elastico, che dovrebbe circondare la vita, si spezza. Il secondo contraccolpo portato dalla fine della guerra, e qui mi riferisco alle zone particolari di prima, fu l’impatto di una società che si avviava a un post-industrialismo sfrenato, dopo però aver conseguito alti livelli di  efficienza, su una società invece semi-rurale. La seconda sostanzialmente isolata, caratterizzata da poteri locali e alti tassi di emigrazione.

Sicilia 1947

La Sicilia affronta entrambi i colpi e così molte altre regioni nel mondo ancora oggi. La conseguenza, e non c’è da stupirsi, fu il tentativo di sottrarsi ai ritmi imposti da un nuovo sistema, nutriti da un forte senso di ripudio dell’autorità spesso motivata nelle vessazioni subite altre volte confusa con la più generale, ma mai esatta, idea di dominatore straniero. Afferma Carlo Ruta autore dell’ “Affare Giuliano” che si può parlare di una forma di ribellione pre-politica, non sostenuta da forti basi ideologiche, ma da un “idem de re sentire” (un sentire comune) e che questo sentire era di non voler appartenere a un sistema, volerne uscire, infine voler determinare il proprio.

Salvatore Giuliano : brigante, criminale, rivoluzionario

una giornalista svedese si fa arrestare pur di non dare informazioni ai carabinieri sul nascondiglio di Salvatore Giuliano . Tra i due pare esserci stata una bella intesa seppur breve. Per la giornalista non fu più possibile tornare in Italia.

aveva il sogno di «staccare la Sicilia dall’Italia e poi di annetterla agli Stati Uniti», come scrisse al presidente USA, Harry Truman, in una lettera del 1947. I suoi genitori erano partiti proprio dalle coste americane per fare ritorno nell’Isola natia nell’estate del 1922, e Salvatore Giuliano, era nato a Montelepre pochi mesi dopo, il 16 novembre” riporta il corriere; nasce e vive in Sicilia, anzi nasce e vive la Sicilia del dopoguerra. Le razioni di grano, le regole degli americani, i vani tentativi dei carabinieri di far rispettare l’ordine in una condizione ordinata da miseria e povertà. Salvatore Giuliano, da un omicidio per salvarsi la vita ai danni di un carabiniere, diventa il brigante più famoso e temuto di tutta Sicilia. I suoi compaesani rappresentano una costante di sostegno, allo stesso modo Giuliano interverrà per difenderli dalle rappresaglie dei carabinieri, secondo i metodi brutali che ricordano quelli usati dell’arma durante l’indipendenza italiana. Un criminale, assassino, il cui target principale erano i carabinieri ma anche un cult, un affascinante e misterioso personaggio che allora come adesso ha attirato più attenzioni di un comprovato terrorista.

Strage di portella della Ginestra

Lo si ricorda, per lo più, connesso alla strage di Portella della Ginestra. A Piana degli Albanesi, sul luogo del delitto manifestanti del PCI e lavoratori festeggiavano il successo del PCI alle elezioni regionali del 1947. La versione ufficiale lo ritiene il massimo responsabile dell’eccidio di undici persone tra cui due bambini e per aver ferito circa trenta altre persone. L’intera questione è stata coperta dal segreto di stato per più di sessant’anni sebbene il limite per legge sia di trenta. Senza incappare in complottismi, questo articolo vuole evidenziare le ipotesi e le accuse che si sono verificate negli anni e che aprirebbero nuove indagini se la faccenda non fosse stata chiusa. Anzi sigillata.

Il movente di Salvatore Giuliano

I fatti sono noti ” scriveva Egisto Corradi il 3 maggio 1947 sulle colonne del Nuovo Corriere. “Si doveva sentire qualche discorso, applaudire qualcuno e poi cantare, ballare e fare merenda. Una festa più che un comizio politico… Enorme impressione in tutta la Sicilia ha provocato l’eccidio… L’agguato a gente inerme esula dal costume siciliano, ed anche la pratica del banditismo più efferato ha conservato, di norma, parvenze di azione cavalleresca… . La situazione è piuttosto tesa». Il mistero più grande che avvolge il caso è proprio questo ” per quale motivo Salvatore Giuliano, il quale più che sognare per l’indipendenza siciliana senza comprenderne vantaggi e svantaggi avrebbe condotto un attacco ideologico ai danni del partito comunista? solo perché stava vincendo le elezioni avrebbe infranto il “il codice d’onore”? perché un bandito del popolo avrebbe sparato contro dei civili disarmati se fino a quel momento era stato coinvolto in attentati terroristici solo ai danni dei carabinieri? tutto sembra escludere che Salvatore Giuliano avesse un movente.

La tesi alternativa: Salvatore Giuliano viene incastrato

Stando alle testimonianze, alcune anche avvenute in processo ma mai prese in considerazione dai giudici la scena del crimine si allarga anche ad altri attori: la mafia, ex coinvolti nella Decima Mas, l’unità armata indipendente della repubblica di Salò, formalmente disciolta ma informalmente assoldabile piú alcuni traditori all’interno della banda e gli stessi carabinieri, il cui ispettore si dimise a poche ore dalla strage, poiché non seppe rispondere alle domanda “come faceva a non sapere della strage se nella banda c’erano degli infiltrati?” e “se lo sapeva perché non l’ha evitata?”.

Questa tesi si basa su tre contraddizioni.

La prima

sebbene si sia certi della presenza di un mandante non c’è mai stata una vera indagine, le testimonianze semplicemente ignorate. L’occasione di incastrare Giuliano si presenta quando giuliano è interessato a sequestrare il leader del Partito Comunista Italiano, al quale il leader del Movimento Indipendentista Siciliano aveva devoluto i voti. Il MIS era quasi il garante di Giuliano e l’improvviso tradimento fece pensare a Giuliano che dovesse agire per non perdere tutte le garanzie ottenute. In seguito a una lettera, che prova l’esistenza dei mandanti, il bandito improvvisò un piano. Mentre alcuni sparavano in aria  dalle montagne circostanti l’Altipiano degli albanesi, gli altri nella confusione provvedevano a sequestrare il leader. Ma il leader non si presentò e i proiettili contro ogni aspettativa colpirono le persone.

la Seconda

Sebbene la traiettoria dei proiettili dalla postazione nella quale si  ritiene fosse appostato Giuliano sarebbe dovuta essere diagonale, i colpi a segno avevano traiettoria orizzontale, inoltre alcune testimonianze denunciano l’impossibilità balistica per la banda di colpire i civili. Sono state confermate sei differenti postazioni in basso.

la terza

A questa seconda contraddizione si aggiunge la terza, cioè il fatto che tutti i bossoli andati a segno erano bossoli compatibili con armi in dotazione solo ai carabinieri: bossoli di mitra calibro 9 per beretta calibro 9. Inoltre i periti provarono l’uso di bombe in dotazione all’esercito americano, inizialmente scambiati dalle vittime per fuochi d’artificio.

L’ipotesi alternativa

Secondo chi ha collaborato per la produzione del documentario “Il Padrino del Bandito Giuliano” diretto da Ieva Lykos sulla Piana degli albanesi intervennero un altra decina di soldati della Decima Mas, organizzati dalla mafia, precisamente da un ex galeotto Italo-americano, liberato dal governo USA inizialmente per organizzare lo sbarco sulla penisola durante la guerra, successivamente per pianificare il controllo sociale e la tutela degli interessi ideologici americani, così detto Lucky Luciano.

la strategia: coordinazione mafia usa e DC

il militi della decima avrebbero fatto fuoco sui civili, alimentati da odio ideologico, senza sapere di essere pedine. Da un lato servivano per spaventare  la sinistra comunista in Sicilia, privarla degli esponenti e dei punti di riferimento. Dall’altro per fare di Salvatore Giuliano un capro espiatorio e renderlo ostile anche al popolo che lo sosteneva. In tal modo si aumentava il sostegno per la mafia, come alternativa al banditismo di Giuliano. Ancora una volta una strage di tale calibro avrebbe confermato il rischio di una vittoria dei comunisti e la conseguente instabilità di governo e questo sarebbe andato a tutto vantaggio della DC. A Giuliano si imputa la strage per due motivi. il primo sono le ammissione di colpa strappate a botte ai complici da parte dai carabinieri, il secondo sono le ammissioni dello stesso Giuliano a un giornalista americano. Mike Stern gli si avvicina come amico, lo idolatra e gli fa credere che necessita di una figura monumentale all’estero. Nel tentativo di farlo assomigliare al modello del gangster americano gli strappa questa confessione, forse un po’romanzata, forse del tutto vera.

Il processo di Viterbo

Nelle settimane e nei giorni successivi all’eccidio, ci furono numerose testimonianze che permisero agli inquirenti di ricostruire la dinamica della sparatoria. L’accerchiamento della folla e l’uso di armi non convenzionali e da guerra dimostrano che fu una vera e propria azione militare studiata nei minimi particolari, che andava aldilà delle capacità e dell’equipaggiamento di Giuliano. In particolare, l’uso delle granate omesso nel rapporto  permise di disperdere la folla, consentendo alla Decima di operare con maggiore facilità contro i capi della manifestazione: se, tutte quelle armi da guerra fossero state destinate solo alla folla, il bilancio finale delle vittime sarebbe stato maggiore. Nonostante questo, le sentenze di Viterbo (1952) e di Roma (1956) individuarono solamente in Salvatore Giuliano e i suoi i responsabili della strage.

le testimonianze ignorate

Bernardo Mattarella

le testimonianze di quattro cacciatori. Questi furono catturati nei pressi del luogo del Pelavet il giorno stesso della strage e confermarono, separatamente e sotto tortura l’impossibilità per Giuliano di colpire. Quelle di Pisciotta, il bandito utilizzato dai carabinieri per uccidere Giuliano, invece accusavano dei mandanti specifici. Pisciotta fece il nome di Bernardo Mattarella nonno dell’ attuale presidente della Repubblica e di Mario Scelba, entrambi deputati per la DC ipotizzati come firmatari della lettera. I giudici non accettarono le testimonianze poiché impossibile che “un attore istituzionale scenda a patti con un bandito”. In seguito al processo numerose morti si verificano tra i complici e i testimoni. Sia dalla parte dei banditi, sia da quella dei carabinieri.

Pisciotta

Ad ognuno le proprie conclusioni.

 

Matteo Rossini

 

1 thought on “Salvatore Giuliano, la Mafia, la Democrazia Cristiana, gli Usa: un pasticcio coperto dal segreto di stato.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: