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Stand by me: il film tratto dal racconto di Stephen King sul significato profondo dell’amicizia

Ripercorriamo il film intitolato Stand by me, tratto dal racconto Il corpo di Stephen King, e le sue tematiche.

La copertina del film

Condivisione di un ricordo: questo è ciò che lega i quattro ragazzini protagonisti di Stand by me in un’amicizia che, anche se col tempo si perderanno, rimarrà  per tutta la vita. ‘’Vi va di vedere un cadavere?’’ chiede Vern, il più impacciato e pauroso dei quattro, all’inizio del film. Eccitati dall’idea di vedere un cadavere e determinati a diventare famosi di fronte alla stampa per averlo ritrovato, i ragazzi cominciano un’avventura tra i boschi dell’Oregon, che attraverso una serie di peripezie e disavventure li porterà fino al corpo del morto. Un viaggio che è metafora dell’adolescenza, e che man mano che prosegue svelerà dietro ai giochi infantili e le risate caratteri più maturi e sensibili. Il ricordo di un’estate, come recita il sottotitolo al film, che è prima di tutto condivisione di un periodo molto delicato per ciascuno dei protagonisti: un momento unico che segnerà i loro percorsi futuri, le loro scelte di vita, che racchiude i modi con cui ciascuno di loro la affronterà. Un microcosmo di quello che si riveleranno essere in futuro e di quello che potranno diventare: insomma, il ricordo di una sola estate che non tornerà mai più e che però li segnerà per sempre. Un’amicizia. L’adolescenza.

Il racconto originale, The body: l’alter ego di Stephen King

Stagioni diverse, la raccolta di quattro racconti che include Il corpo, da cui è stato tratto Stand by me, è da molti considerata una delle più belle opere di Stephen King. Non sappiamo se e quanto di Il corpo sia effettivamente autobiografico: quello che è certo è che il protagonista e narratore del racconto Gordie non può che essere un alter ego dello stesso King, che fin da subito manifesta interesse per la scrittura e anzi viene spronato dall’amico Chris, un ragazzo intelligentissimo ma dalla cattiva reputazione famigliare, a credere nel suo talento. Ed effettivamente scrittore diventerà. L’estate di cui racconta Gordie e di cui scrive dagli anni Ottanta, stessi anni di uscita del libro, è quella del 1959. Ricco di scherzi e canzoni da ragazzini, di insulti alle madri e pugni sulle spalle, Il corpo fa sentire fin da subito che c’è anche qualcosa di più: la malinconia, la nostalgia, di chi sa che qualcosa di bello sta per finire e non tornare mai più. ‘’Sarai un grande scrittore.’’ dice Chris a Gordie a un certo punto della storia. ‘’E un giorno, se sarai a corto di idee, potrai anche scrivere di noi.’’ E Stephen King lo scrive.

I quattro protagonisti in una scena del film

Stand by me: la perdita dell’innocenza

Giudicato dallo stesso King il migliore adattamento dei suoi scritti, quello realizzato da Rob Reiner è uno dei film che ha segnato per sempre la storia del cinema. Sono infatti moltissimi gli elementi di Stand by me ripresi in altri film o serie TV: basti pensare anche solo a Stranger Things o allo stesso IT. La sceneggiatura muove – si può dire magnificamente – dalla suspense ai momenti di gioco, dai momenti profondi a quelli divertenti a quelli pieni di nostalgia. Gli anni Cinquanta ci vengono restituiti in maniera molto precisa non solo dall’abbigliamento dei ragazzini o dalla ricostruzione dell’ambiente, ma anche dalle musiche stesse, in un film che in questo senso risulta completo sotto ogni aspetto. E che, soprattutto, ci emoziona, lasciando sedimentare in noi questo senso dell’amicizia di cui tanto parla Gordie, che racconta la storia dell’estate 1959 come voce fuoricampo. ‘’In un attimo ci tornano in mente le torridi estati della nostra infanzia, quando lontani dagli impegni scolastici e dalle vacanze con la famiglia cercavamo l’unica compagnia che ci sembrava possibile, quella degli amici che c’erano da sempre e che credevamo ci sarebbero per sempre stati.’’ L’estate che vivono i quattro è l’estate della loro vita, e cioè la loro adolescenza, il momento cruciale della loro crescita: e il ritrovamento finale del cadavere non è che la fine di tutto questo, della loro estate, e la perdita della loro innocenza. Un presagio della vita che sarà. Nella scena abbiamo non a caso un Gordie in fissa sul corpo morto, che riflette in silenzio, un po’ scosso e un po’ turbato. La vera sfida non era, sembrano capire alla fine gli stessi protagonisti, ritrovare il cadavere, quanto più superare una sorta di rito di passaggio per una fase successiva della vita. Diventare adulti, affrontare i propri mostri interiori, lasciar andare.

Chris Chambers (River Phoenix) e Gordie Lachance (Wil Wheaton)

Il ricordo di un’estate

Nel finale del racconto come del film, Gordie si trova a raccontare la fine che hanno fatto i suoi tre amici. Purtroppo, nessuno di loro vive a lungo. Vern Tessio muore in un incendio durante una festa in casa. Teddy, il ragazzo matto ed eccentrico con un padre impazzito dopo la guerra, si schianta con la macchina e muore insieme agli altri passeggeri. Mentre Chris, che è il vero migliore amico del protagonista, ‘’riuscì ad andarsene’’ dalla cittadina dove erano cresciuti e da cui voleva tanto scappare. ‘’Fece i corsi pre-universitari con me.’’ scrive Gordie. ‘’E benché fosse dura per lui ci mise tutto l’impegno possibile: arrivò all’università e divenne avvocato. La settimana scorsa entrò in un fast food: davanti a lui due uomini stavano litigando. Uno estrasse un coltello. Chris, che cercava sempre di mettere pace anche fra noi, tentò di fermarlo. Fu colpito alla gola. Morì quasi all’istante. Benché non lo vedessi da più di dieci anni so che mi mancherà sempre.’’ La nostalgia che trasuda dalle parole di Gordie è pazzesca, e commuove. Il ricordo dell’estate della vita, di quel brevissimo momento in cui ci si sentiva invincibili, la vita sembrava infinita, responsabilità non ce n’erano e si credeva che gli amici sarebbero rimasti per sempre, è resa perfettamente da Rob Reiner sullo schermo quanto nelle pagine di King, che conclude così la sua storia: ‘’Non ho mai più avuto amici come quelli che avevo a dodici anni. Gesù ma chi li ha?’’

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