5 cose che non sai sull’essere scrittore nell’Antica Roma

Antica Roma: quando essere scrittori significava dover dipendere da qualcuno, diffondere autonomamente i propri scritti e non trarre guadagno.

(concorsiletterari.net)

Oggi chiunque può improvvisarsi scrittore. E’ sufficiente essere in grado di leggere, scrivere e disporre di un pc. Esiste la carta e l’inchiostro, l’alfabetizzazione è diffusa ovunque e correttori di bozze, editori e piattaforme digitali operano proprio per facilitare l’attività scrittoria. Quello di pubblicare un libro è oggi un proposito realizzabile e comune, vediamo invece quanto fosse difficile farlo nell’Antica Roma.

1. La condizione del letterato nell’Età Arcaica

In particolare in corrispondenza dell’Età Arcaica, periodo compreso tra le origini e il II sec a.C., essere uno scrittore era davvero difficoltoso. I letterati erano perlopiù persone di condizioni sociali inferiori, spesso liberti. Il loro operato era più vicino a quello di un artigiano piuttosto che a quello di uno scrittore per come lo conosciamo noi oggi. A causa delle loro origini modeste prestavano spesso servizio presso famiglie nobili in qualità di insegnanti o precettori privati. Infatti all’epoca essere scrittori non era ancora considerata una professione vera e propria, svolgere un’attività lavorativa parallela per garantirsi la sussistenza era fondamentale. Questo perché i diritti d’autore non esistevano, la pubblicazione di un libro non comportava alcun guadagno per l’autore se non costi.

2. Il mercato librario e la pubblicazione

L’autore di un’opera procedeva stendendola e producendo lui stesso le prime copie. Queste venivano mandate in anteprima agli amici o presentate/recitate dall’autore in persona ad un circolo ristretto di fidati. Egli proseguiva poi nella revisione definitiva del libro che si sarebbe poi diffuso autonomamente attraverso una rete di amicizie. Nella pubblicazione di uno scritto non si faceva dunque affidamento sugli editori, anzi la prerogativa degli intellettuali non era quella di pubblicare poichè saper leggere e scrivere era appannaggio di pochi e le opere letterarie erano rivolte esclusivamente ad un’élite ristretta. Per accedere ad un’opera era necessario ordinarla personalmente all’editore o farla copiare direttamente da uno schiavo o da un artigiano. Solo le opere di largo interesse e che raggiunsero sin dall’inizio una vasta opinione pubblica erano reperibili nelle librerie.

3. Il pubblico ed i generi letterari di maggiore fortuna

I testi letterari erano dunque spesso rivolti ad un pubblico rappresentato da specialisti o amici privati dell’autore. Il pubblico letterario era poco esteso e la gran parte di ‘esclusi’ era costituita da individui analfabeti o privi di cultura. E’ per questo motivo che il genere letterario che inizialmente prese maggiormente piede ed ebbe più fortuna fu il teatro. Il teatro garantiva una vivace partecipazione di tutti i ceti sociali poichè possedeva più livelli di fruizione. La ricchezza artistica delle opere teatrali veniva infatti apprezzata a pieno da chi disponeva di sufficiente cultura ma il genere aveva, ed ha tuttora, la capacità di comunicare a tutti attraverso le sue diverse modalità espressive: la mimica, la musica ed i costumi di scena. Livio Andronico, Nevio ed Ennio furono solo i primi dei tanti autori latini che produssero opere teatrali di grande successo.

4. La conformazione del libro e gli strumenti scrittori

Nemmeno scrivere era un’operazione agevole. Si passò dall’uso delle tavolette di cera a quello dei rotoli di papiro fino all’avvento del ‘codice’. Le tavolette erano di legno e ricoperte da uno strato di cera sulla quale si scriveva ‘incidendola’ con l’uso di uno stilo. Queste inizieranno ad essere impiegate solo nella scrittura di abbozzi o appunti, subentrerà poi il rotolo di papiro. Esso era più pratico ma la consultazione dell’opera diveniva più ardua. I rotoli erano costituiti da una bacchetta di legno incollata all’ultima pagina attorno alla quale si avvolgeva lo scritto. Dalla fine del I sec d.C farà il suo ingresso sulla scena letteraria il codice, un libro di configurazione simile a quello moderno. Esso era più economico, maneggevole e meno ingombrante.

Rappresentazione di una tavoletta cerata e di un rotolo di papiro (storiaromanaebizantina.it)

5. Una soluzione e la svolta: il sistema clientelare e l’Età Augustea

Dalla fine del II sec a.C. quello del ‘letterato’ non è più considerato un lavoro artigianale. Iniziarono a ricoprire il ruolo di scrittore anche personaggi provenienti da ceti sociali privilegiati come senatori, cavalieri e membri di famiglie benestanti. In parallelo iniziano ad intensificarsi i rapporti patronali e clientelari. Gli intellettuali, ancora bisognosi di protezione ed appoggio per il proprio sostentamento, iniziarono ad affidarsi a protettori, come per esempio esponenti di famiglie illustri, per tutelare la propria attività scrittoria in funzione di clienti. Gli scrittori erano però tenuti a seguire il protettore nei viaggi e a celebrarlo nelle opere componendo carmi occasionali e celebrativi. Essere un poeta o intellettuale non significava ancora godere di piena libertà espressiva ed economica. Solo dall’età repubblicana e successivamente da quella augustea i poeti e gli intellettuali inizieranno ad essere economicamente indipendenti. Fare letteratura diventerà una scelta di vita da artista e non più un’occupazione secondaria e limitatamente riconosciuta. L’imperatore stesso sarà orgoglioso di circondarsi di uomini di cultura e menti brillanti. Inoltre l’età augustea rappresenta una svolta anche in riferimento alle pubblicazioni dei libri. Adesso è l’editore libraio che immette e diffonde sul mercato il libro, le pubblicazioni ‘domestiche’ sono sempre più rare.

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