Sposare uno sconosciuto è davvero conveniente? Il matrimonio come scelta etica e non casuale

E’ necessario conoscere la persona che si sta per sposare, o è possibile trovare l’amore al buio affidandosi al giudizio di “esperti” che combinano le coppie secondo preferenze e affinità?

In un mondo dove la tecnologia regna sovrana anche i rapporti umani vengono mediati da questa. Conoscere e trovare una persona che sia affine a noi è ormai semplicissimo, bastano infatti un paio di click per riuscire ad accedere ad un mondo contenente milioni di persone alla ricerca della propria anima gemella.

Un matrimonio a “prima vista”

Basato sul format danese “Married at first sight”, “Matrimonio a prima vista IT” è una serie tv che viene trasmessa in Italia dal 2016. In ogni stagione del programma sei concorrenti sconosciuti tra loro vengono divisi in tre coppie che si vedranno per la prima volta nel giorno del loro matrimonio. Le coppie, che vengono realmente sposate, saranno seguite per cinque settimane da un team di esperti (un sociologo, uno psicoterapeuta e un sessuologo) per cercare di comprendere se gli abbinamenti effettuati sono stati in grado di creare coppie effettivamente compatibili. Alla fine delle cinque settimane le tre coppie dovranno prendere una decisione: restare sposati o mettere fine al loro matrimonio. Non è un caso che molte persone si rivolgano a questo tipo di programma per riuscire a trovare l’amore. Oggi, infatti, riuscire a mantenere una relazione stabile per molto tempo è difficile, e sempre molte più persone si ritrovano a sentirsi oppresse da un senso di solitudine che credono di poter colmare sposando addirittura uno sconosciuto.

Il “mercato” del matrimonio

Sposarsi in età avanzata o non sposarsi affatto rappresenta la normalità nel nostro paese, ma così non è in altre culture. In Cina, ad esempio, sposarsi è essenziale e le persone che non riescono a farlo entro una certa età vengono in qualche modo etichettate come “emarginati”. A Shanghai è molto comune trovare luoghi in cui i genitori mercanteggiano per riuscire a far sposare i propri figli. Le persone che non riescono a sposarsi prima dei ventisette anni vengono etichettate come “Shengnü” o “Shèngnaàn” che letteralmente significa ‘donne e uomini avanzati’, cioè le persone che nessuno vuole prendere con sé.  E’ ovvio che quello della cultura cinese rappresenti soltanto uno dei molti esempi che è possibile esporre per far comprendere come, in un mondo sempre più moderno e tecnologico, riuscire a trovare e mantenere rapporti stabili e duraturi sia un’impresa ardua. Del matrimonio parla anche Søren Aabye Kierkegaard, filosofo esistenzialista nato nel 1813. Secondo il filosofo l’Uomo può vivere scegliendo tra tre diversi modi che si escludo tra loro. I tre “stili di vita” individuati dal filosofo sono: vita estetica, vita etica e vita religiosa. E’ nella vita etica che Kierkegaard pone l’accento sulla questione del matrimonio, definendolo come una scelta consapevole. Conscio dei rischi che la vita estetica comporta, nella vita etica l’uomo decide di scegliere assumendosi le proprie responsabilità e accettando i compiti seri della famiglia, del lavoro e dell’impegno sociale.  La figura dell’uomo che sceglie diviene così l’emblema dello stato etico, uno stato composto da persone che sono riuscite a compiere una scelta consapevole.

Gli effetti del matrimonio a prima vista

E’ vero, affidarsi ad un algoritmo che riesce ad incrociare dei dati per riuscire a calcolare chi possa rappresentare per noi  la tanto agognata “anima gemella” potrebbe sembrare una soluzione comoda, ma non è proprio così. Durante  le cinque edizioni del programma, infatti, solo una coppia ha deciso di restare sposata. Affidarsi ad un algoritmo, dunque, è probabilmente il modo meno efficace per riuscire a trovare qualcuno con cui condividere la propria vita. Conoscersi, frequentarsi e scoprire fino in fondo le sfaccettature del carattere di una persona sono tappe necessarie e fondamentali che devono precedere la decisione di convolare a nozze. Sposarsi al buio, solo perché si ritiene di essere tropo avanti con l’età o solo perché si ha  paura di non riuscire a trovare qualcuno che riesca a comprenderci e completarci causa l’effetto opposto di quello desiderato. Trovare l’anima gemella è una ricerca che non può esaurirsi in un algoritmo perché per quanto faticosa, se portata alle estreme conseguenze riuscirà a farci trovare la nostra “parte mancante” facendoci finalmente sentire come se “l’androgino” di cui parla Platone nel Simposio si sia ricomposto. Sposarsi e scegliersi… sposarsi è scegliersi.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: