Raccontare l’Italia: il realismo felliniano e i Comizi d’Amore di Pasolini

Fellini e Pasolini hanno saputo raccontare l’Italia del loro tempo in modo sublime. Osserviamo questo realismo più da vicino.

Federico Fellini è stato uno dei registi italiani più apprezzati, imitati e ricordati. Amava l’Italia e sapeva raccontarla attraverso la macchina da presa, con un realismo che passava per le maschere, i sogni e i posti incantati. Poche persone sono capaci di essere tanto concrete con mezzi così fantasiosi. Pier Paolo Pasolini, uno dei personaggi più scomodi del nostro Paese, ha voluto fotografare in un’inchiesta, Comizi d’Amore, l’Italia del suo tempo, con un realismo nudo e crudo. L’italia, apparentemente senza veli, si mostrava per quella che era.

Il mio ultimo articolo si apriva così:

“Il 27 luglio scorso veniva proiettato in Piazza Maggiore a Bologna 8½ di Fellini (1963). Come ogni anno, in occasione del festival “Sotto le Stelle del Cinema”, viene chiamato qualcuno che possa introdurre il film. Quella sera è stato Sergio Rubini a dedicare qualche parola al regista, raccontando un aneddoto molto particolare. Rubini era andato a casa di Fellini, si sedettero al tavolo quando Fellini esordì chiedendo: <<Chi sono io?>>. L’attore rimase abbastanza spiazzato, era una di quelle situazioni in cui un intellettuale pone una domanda apparentemente semplicissima, ma che invece magari richiede una risposta particolarmente arguta. Immaginate di andare a casa di Quentin Tarantino e lui vi chiede “Da dove vengo?”. Sergio Rubini optò per la semplicità: <<Lei è il signor Fellini>>. <<Fellini…>> Rispose lui. <<E cosa faccio?>>. Stavolta lo lasciò davvero interdetto, era in bilico, non sapeva se pensare che fosse uno scherzo o una specie di test. <<Lei è un regista>> rispose Rubini. <<E tu chi sei?>> <<Io sono Rubini>>. Fellini divenne molto pensieroso, quasi preoccupato. Prese la rubrica e trovò il numero di Anna, così la chiamò. <<Pronto? Pronto Anna? Ho di fronte a me il signor Rubini, dice che sono Fellini, puoi parlarmi un po’ di me?>>. La situazione divenne abbastanza assurda, ma non si trattava né di uno scherzo né di un test, perché in quel momento Fellini stava avendo un piccolo episodio ischemico dal quale quella sera stessa si riprese completamente. Volle ringraziare Sergio Rubini facendogli il dono di un quadretto con su scritto “caro Sergio ti voglio tanto bene. N.B. La sera dello smemoramento”. È un ottimo inizio per parlare di Fellini, perché che cos’è il cinema se non un atto di smemoramento? Davanti ai film di Fellini ci si dimentica totalmente chi si è, dove ci si trova, che giorno è, ma si entra in una dimensione altra che parla anche di noi attraverso le vite degli altri. Fellini ha saputo interpretare ogni nostro sussulto senza mai conoscerci e facendoci dimenticare chi siamo ha raccontato la nostra storia.”

Realismo felliniano

Federico Fellini è stato uno dei registi più amati in Italia e non solo. Non era un regista di nicchia, si poteva trovare una mamma di famiglia che amava Fellini tanto quanto un critico cinematografico. Ha saputo raccontare la storia del nostro Paese attraverso i sogni, le maschere e le fantasie dei personaggi. Quello felliniano non si può definire cinema verità ma sicuramente i suoi film parlano di noi, dei nostri desideri, delle nostre paure e delle nostre trasformazioni. Il film Lo sceicco bianco mette in luce molti aspetti dell’Italia degli anni ’50: il consumismo, la moda, il turismo, la concezione del matrimonio e quella della donna. Siamo in pieno boom economico, dove apparire e possedere sono le parole chiave per raggiungere la felicità e Fellini mostra una tipica coppia di nuovi sposini che tentano di essere perfetti, per un puro fatto estetico, ma falliscono. Consola il fatto che tra loro, almeno, ci sia vero amore.

Alberto Sordi e Brunella Bovo. Dal film Lo sceicco bianco, 1952, F. Fellini

Realismo pasoliniano

Bisogna tenere conto che per quanto possa essere realistico il cinema felliniano, si tratta pur sempre di cinema, dove tutti gli elementi profilmici sono studiati: c’è un montaggio, una colonna sonora, un copione e una sceneggiatura. Per avere un quadro realistico, nudo e crudo, dell’epoca sarebbe molto affascinante la visione dei Comizi d’Amore di Pier Paolo Pasolini. Comizi d’Amore è un’inchiesta che il poeta compie su tutto il territorio italiano, ponendo varie domande sulla sfera sessuale ad ogni tipologia di persona: dal bambino di periferia allo studente universitario, dal lavoratore al contadino. Domande sul matrimonio, sul divorzio, sul sesso, sull’indipendenza della donna.

Musatti, Moravia e Pasolini. Dal film Comizi d’Amore, 1965, P.P. Pasolini

Un esempio

In una parte dell’Inchiesta, Pasolini chiede se il matrimonio possa risolvere del tutto i problemi sessuali. Le risposte degli italiani sono state per la maggior parte positive: il matrimonio appaga ogni desiderio sessuale e non crea problemi di questo genere. Ma come, giustamente, commenta Moravia, l’Italia che esce fuori dalle interviste del poeta è autentica e vera, ma è altrettanto veritiera l’Italia che non risponde alle domande o che mente e lo fa per pudore, per apparire migliore, per un senso morale e perché si scandalizza. Nel film di Fellini Lo sceicco bianco viene messa in luce proprio questa problematica: mentire e nascondersi anche all’interno del nucleo matrimoniale per un fattore legato alla sessualità. La mogliettina è troppo timida, e succube del marito, per ammettere che è totalmente affascinata e rapita dal protagonista del suo fotoromanzo proferito, tanto da decidere di incontrarlo di nascosto durante il suo viaggio di nozze. Per concludere: il quadro sociale che viene fuori dai Comizi d’Amore è molto articolato. Gli italiani avevano una concezione di sessualità figlia di un ventennio opprimente e all’inizio di un grande mutamento che avrebbe portato poi alle conquiste del Sessantotto. Non c’è recitazione, ma solo il realismo di un Italia che la mattina veniva intervistata da Pasolini e la sera andava a vedere i film di Fellini.

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