L’Adone di Marino come un’enciclopedia del Barocco:un poema che racconta un’epoca

Scopriamo i segreti riferimenti alla politica,alla storia,alla cultura nascosti nell’opera più famosa del Seicento italiano!

 

Venere e Adone, Paolo Veronese, 1580

L’Adone, pubblicato da Giovan Battista Marino nel 1623 a Parigi, è un poema costituito da venti canti, riguardante gli amori di Venere e del giovane cacciatore Adone. A causa dei contenuti considerati libertini ed empi, l’opera è stata inserita nell’Indice dei libri proibiti nel 1626, sotto il pontificato di Papa Urbano VIII.

La politica

Nonostante sembri un poema totalmente avulso dal contesto in cui è stato scritto, l’Adone presenta molte allusioni alla situazione politica dell’epoca. Innanzitutto l’opera ha come dedicatario Luigi XIII, allora sovrano di Francia e mecenate di Marino. Non stupiscono, dunque, le numerose lodi rivolte al suo indirizzo. Nel canto IX, però, il poeta realizza un’ecfrasi della fontana di Apollo, eretta nel giardino del palazzo di Venere, sulla quale compaiono istoriati gli stemmi delle più importanti casate italiane. Vengono celebrati i Savoia, gli Este, i Gonzaga, i da Montefeltro, i Farnese, gli Orsini, i Doria, i Colonna e i Medici.

Come mai tutto questo interesse per la politica da parte del poeta? Bisogna sapere che Marino, che all’epoca viveva in Francia, aveva il grande desiderio di tornare in patria, proprio perché i rapporti col monarca d’oltralpe stavano diventando sempre più difficili. Nonostante, quindi, i precedenti non del tutto positivi con alcune di queste famiglie (tra cui i Savoia) e il papato, all’autore conveniva tesserne le lodi e cercarne la protezione in quella che sarebbe stata l’opera più nota del Seicento italiano.

Venere e Adone, Abraham Janssens

L’astronomia

Chi penserebbe mai di trovare riferimenti alle scoperte scientifiche dell’epoca in un poema come l’Adone? Eppure il nostro Marino, nel canto V, descrive la rappresentazione dell’universo nel salone del palazzo di Venere. Le quattro mura della sala sono simboli dei quattro elementi, ognuno dei quali è realizzato da una pietra preziosa: il fuoco dal rubino, l’aria dallo zaffiro, la terra dallo smeraldo, l’acqua dal diamante. Il pavimento, con foglie dorate, raffigura il Tartaro, il soffitto, adornato da numerose gemme, ricrea il cielo con le stelle. Vengono mostrati ‘il fermo stato’ e il peregrino errore’ dei pianeti, cosa da cui si intuisce la conoscenza di Marino delle scoperte astronomiche dell’epoca, in particolare quelle di Galileo. Nella sala non mancano neppure la Via Lattea, l’Equatore, i Tropici del Cancro e del Capricorno. Condannato da Giove a questa pena atroce, la figura di Atlante sorregge l’universo sul proprio dorso. Il salone del palazzo, dunque, è un chiaro esempio di come Marino abbia saputo ibridare la concezione antica dell’astronomia con quella del Seicento, cosa di non facile comprensione per il lettore, soprattutto per quello contemporaneo.

Venere e Adone, Antonio Canova, 1794

Il teatro

Cosa sarebbe l’ epoca barocca senza il teatro? Il XVII secolo, infatti, in Italia come in tutta Europa, fu caratterizzato da un vivace dibattito sul teatro e vide drammaturghi del calibro di Shakespeare, Corneille, Molière e Racine. Sempre nel canto V, Marino descrive una tragedia diretta da Mercurio e finalizzata all’educazione di Adone perché, messo in guardia dal triste caso di Atteone, cacciatore sbranato dai propri cani, il giovane abbandoni l’arte venatoria. Gli atti della rappresentazione si alternano ad intermezzi con musiche e scene dai temi diversi da quelli del soggetto principale, cosa infrequente nella tragedia dell’epoca, ma di rito presso la corte francese. Forse Marino stava suggerendo un nuovo modo di fare teatro agli italiani? Probabile, ma per questa innovazione è stato accusato di ignoranza dal suo nemico giurato, Tommaso Stigliani, nel trattato L’Occhiale, pubblicato nel 1627. Il fatto più curioso, però, è che il lettore non giunge mai alla conclusione dello spettacolo, che viene interrotto poiché Adone cade in un sonno profondo. Forse Marino vuol dire che l’arte drammatica non è più capace di comunicare efficacemente con lo spettatore? O forse vuol sostenere la superiorità del poema rispetto al teatro? I critici hanno proposto varie interpretazioni, ma nessuna fornisce una soluzione definitiva.

Nonostante le critiche ricevute dai contemporanei e dai posteri, si può concludere che l’Adone di Marino sia un poema da riscoprire, che ha ancora molto da dire sul Seicento e sulla letteratura. Caratterizzata da un forte sperimentalismo, quest’opera sfida i limiti del poetabile e le convenzioni letterarie. La sua particolarità non è solo nell’essere unpoema di pace’, come l’ ha definito lo scrittore francese Chapelain, ma nel rappresentare il relativismo tipico della società barocca. Proprio per questo il critico Pozzi ha paragonato la struttura dell’Adone a quella dell’ellisse, figura bifocale. Il poema, infatti, enunciata una ‘verità’, ne mostra subito il suo contrario o tutte le sue possibili alternative. Non è un’ opera che nega il valore di ogni sapere, ma che esprime la pari dignità di ogni concezione del mondo, principio fondante della cultura barocca e del pensiero moderno.

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