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Sindrome di K: la malattia che salvò decine di vite

La storia di come l’ingegno dei medici del Fatebenefratelli di Roma riuscì a salvare decine di ebrei durante la retata nel Ghetto del 1943.

Ospedale fatebenefratelli

Nell’ottobre del 1943, nei giorni più drammatici dell’occupazione nazista in Italia, una malattia sconosciuta e contagiosa iniziò a circolare nel centro di Roma, la “Sindrome di K”: l’incubo per i tedeschi che fu la salvezza per decine di cittadini ebrei della Capitale.

L’ingegnoso piano dei medici dell’Ospedale Fatebenefratelli

Era l’alba del 16 ottobre 1943, un sabato (il giorno del riposo per gli ebrei), quando le truppe tedesche fecero irruzione nel ghetto di Roma per il rastrellamento della comunità ebraica romana. Furono sequestrate 1.024 persone (di cui 200 bambini), che vennero poi deportate al campo di sterminio di Auschwitz e solo in 16 sopravvissero. Nel mezzo del ghetto, sulla piccola Isola Tiberina, c’era e (c’è ancora) l’antico Ospedale Fatebenefratelli, in cui molte famiglie, che scappavano da quell’incubo, trovarono rifugio. Il giovane medico Vittorio Sacerdoti, con l’aiuto del primario, Giovanni Borromeo, e di alcuni combattenti antifascisti, mise a punto un piano per nascondere il maggior numero possibile di ebrei prima che venissero rastrellati dalla Gestapo. I medici iniziarono ad ammettere i fuggitivi in ospedale, diagnosticando loro una pericolosa, contagiosissima e mortale (nonché inesistente) malattia: la Sindrome di K. “Sindrome di K” è un’espressione che stava per “morbo di Kesserling”, il generale nazista incaricato di mantenere il controllo dell’Italia occupata e difenderla dalle truppe Alleate che avanzavano da sud. Inoltre, “K” era anche l’iniziale di Herbert Kappler, il tenente colonnello delle SS a capo della Gestapo che guidò la retata. Ma fortunatamente ci fu un malinteso: per i tedeschi la sindrome di K evocava la malattia di Koch, ossia la tubercolosi, e i militari ne erano terrorizzati. Quando i nazisti passarono a controllare l’ospedale, i “pazienti” si misero a imitare i sintomi da tubercolosi per simularne l’infezione. I medici, quindi, intimarono di non accedere ai reparti in cui erano ricoverati gli infetti.

“Paziente” ricoverato con Sindrome di K

Tutto ciò che c’è da sapere sulla tubercolosi

La tubercolosi (Tb) è una malattia infettiva e contagiosa, causata dal batterio Mycobacterium tuberculosis, chiamato comunemente Bacillo di Koch (dal nome del medico tedesco che, nel 1882 lo scoprì). Nella maggior parte dei casi interessa i polmoni, ma possono essere coinvolte altre parti del corpo. Inoltre, se non trattata, questa malattia può portare al decesso. La tubercolosi si trasmette per via aerea, per esempio tramite saliva, starnuti o colpi di tosse di individui infetti. Attraverso le vie aeree i batteri raggiungono e si depositano nei polmoni dove cominciano a proliferare. Da lì, in alcuni casi, i batteri possono diffondersi attraverso il sangue ad altre parti del corpo. La trasmissione del bacillo non è facilissima e devono ricorrere alcune condizioni essenziali, quali la presenza di un soggetto affetto da Tb polmonare attiva e non in terapia, elevata carica batterica e ricambio d’aria ambientale scarso/assente. La tubercolosi, inoltre, è una malattia fortemente associata alle condizioni in cui vivono le persone: vivere in condizioni igieniche molto scarse, soffrire di uno stato di malnutrizione o cattive condizioni generali di salute può provocare l’abbassamento delle difese immunitarie. I sintomi della tubercolosi polmonare sono tosse (che dura più di 3 settimane), dolore toracico, febbre e sudorazioni notturne e, nel tempo, la tosse può essere accompagnata da presenza di sangue nel catarro. Altri sintomi includono stanchezza, debolezza e perdita di peso. Sfortunatamente, i sintomi della Tb polmonare possono essere lievi per mesi e questo può portare ad un ritardo nella diagnosi. La tubercolosi è una malattia curabile e prevenibile. Il trattamento farmacologico si basa sull’uso di diversi antibiotici per un periodo di tempo piuttosto lungo. Il trattamento deve, inoltre, essere regolare e completo per evitare l’insorgenza di ceppi resistenti a farmaci. Un paziente deve quindi seguire alla lettera le istruzioni date dal medico riguardanti l’assunzione dei farmaci e la tempistica. Per quanto riguarda i vaccini, attualmente l’unico vaccino a disposizione contro la tubercolosi è il vaccino vivo attenuato BCG (bacillo di Calmette Guérin), efficace nella prevenzione di forme gravi infantili della malattia (meningite e altre forme di tubercolosi disseminata nei neonati e nei bambini). Attualmente sono in corso numerose sperimentazioni per la ricerca di vaccini più efficaci.

Il lieto fine

Non sappiamo quanti ebrei furono salvati da morte certa grazie al coraggio e all’astuzia dei medici: le testimonianze raccontano di almeno 45 persone, ma potrebbero essere state decine di più. Tuttavia, il ruolo dell’ospedale Fatebenefratelli e l’ingegnosità dei suoi medici sono stati da allora riconosciuti per i loro coraggiosi sforzi contro gli orrori del nazismo. Nel cortile davanti all’ospedale, la Fondazione Internazionale Raoul Wallenberg ha posto un cartello che recita: “Questo posto era un faro nell’oscurità dell’Olocausto. È nostro dovere morale ricordare questi grandi eroi affinché le nuove generazioni li riconoscano e li apprezzino”.

La disobbedienza, se compiuta per salvare vite da un destino ingiusto e crudele, non è altro che puro eroismo.

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