Silvia Romano è l’esempio di apertura al Tu di Tutti che può liberarci dai limiti della realtà

In un mondo costernato di violenza, la quale limita profondamente la nostra realtà, fortunatamente abbiamo ancora esempi che ripropongono l’apertura di Aldo Capitini.

Il 20 Novembre 2018 viene rapita Silvia Romano, giovanissima volontaria in Kenya. In Italia qualcuno ha detto che la sua è stata una bravata da ventenne, dimenticando completamente la moralità che dovrebbe accompagnarci tutti. Siamo davvero arrivati a definire altissime forme di altruismo verso l’umanità come ragazzate? Ci risponde Aldo Capitini, padre della nonviolenza.

L’umanità di Silvia

Silvia è una neolaureata in Mediazione Linguistica, quando decide di andare a fare volontariato in Africa. Parte dalla sua Milano con l’obiettivo di regalare ai bambini kenioti un presente più sereno grazie al gioco, e un futuro possibile: inizia una raccolta fondi indirizzata ad una struttura che permetta loro di non vivere più in una discarica.
Quando nel Novembre di due anni fa viene rapita, nel nostro Paese alcuni parlano di ‘smania di altruismo‘, altri del solito ‘se l’è andata a cercare‘ che ormai giustifica ogni nefandezza umana.
Il 9 Maggio 2020 Silvia è stata liberata. Ha resistito grazie alla forza che contraddistingue chi ha il coraggio di andare ad aiutare l’umanità nei posti più pericolosi del mondo. Soffermiamoci a riflettere ed ammirare una 25enne che ha compiuto un gesto umanitario, che molti di noi possono solo stare a leggere davanti ad uno schermo.

Rivoluzione nonviolenta capitiniana

Aldo Capitini è un filosofo italiano nato nel 1899. Nel corso del tempo la sua è sempre risultata una personalità scomoda e per questo è poco trattato e ancor meno ricordato.
In un periodo storico in cui gli uomini venivano uccisi con facilità, diede voce agli azzittiti, si scagliò a favore di quella che definisce nonviolenza. La sua posizione non consisteva nel semplice opporsi alla realtà limitata che viviamo (la non-violenza), ma costruire qualcosa di alternativo e radicale (la nonviolenza). Come? Con l’apertura al Tu di Tutti. Per raggiungere la realtà liberata, la festa è necessario iniziare a vivere nel rispetto di ogni essere venuto alla vita, anche dei morti sfatando quella tendenza naturale che ci porta a non affrontare la morte o i malati. Facciamo parte di una coralità in cui non veniamo fagocitati, bensì conserviamo la soggettività individuale in quanto tutti siamo necessari.
Capitini ha lavorato tanto al suo progetto ma non l’ha visto mai realizzato, noi oggi possiamo aprirci al mondo dei Tutti per diventare un giorno figli della festa.

Marcia per la pace Perugia-Assisi 2003. La prima marcia fu indetta da Aldo Capitini nel 1961.

Tutti per un futuro sperabile

Proviamo ad uscire da quella gabbia in cui siamo nati, fatta di schieramenti politici, problematiche sociali e progettualità economiche. Ci accorgiamo così, che il caso Silvia Romano non va interpretato in nessun altro modo se non in una delle più alte concezioni di apertura al Tu di Tutti.
In questa vita che ci rincorre di continuo, deleghiamo le questioni del mondo sempre ad altri, pensando che queste non ci toccheranno; ci preoccupiamo delle nostre faccende, ossessionati da un tempo che non basta mai e che non ci mette nelle condizioni di vivere una vita che possa chiamarsi umana.
Aldo Capitini ci ha suggerito di non provare a cambiare tutto ma a comprendere Tutti, che la realtà si tramuta partendo dalle persone, accettando il passato ma lavorando nel presente per un futuro sperabile.

 

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