Da sempre sappiamo che guardare negli occhi una persona mentre si parla sia un elemento positivo, che indica sincerità e buone intenzioni. Un recente esperimento però mette in dubbio questa diffusissima credenza.

Quando guardiamo qualcuno negli occhi durante un discorso stiamo comunicando sincerità e buone intenzioni. Ma è davvero sempre così? Un recente esperimento ha fatto vacillare questa convinzione ormai radicata nel pensiero dell’uomo. Occorre però fare una specifica: il nostro interlocutore potrebbe anche guardarci negli occhi per comunicarci affidabilità e buone intenzioni, ma la conferma (o disconferma) di tutto ciò possiamo dedurla solo riferendoci al contesto in cui ci troviamo. Per esempio se siamo in un contesto competitivo l’altra persona potrebbe nascondere inganni o malevolenza dietro il suo guardarci fisso negli occhi.

Lo studio

I ricercatori hanno recentemente pubblicato lo studio sull’European Journal of Psychology, dopo aver condotto tre esperimenti. Nel primo hanno utilizzato l’eye tracker, un sistema di tracciamento oculare, per seguire lo sguardo di 75 persone nel momento in cui dovevano dividere dei soldi con un’altra persona. Jennifer Jordan, co-autrice dello studio insieme a Mauro Giacamantonio, spiega che coloro i quali guardavano dritto negli occhi l’altra persona erano intenzionati a fare una prima offerta abbastanza bassa.

Per trovare ulteriori conferme i ricercatori hanno esaminato un quiz televisivo andato in onda in Gran Bretagna dal 2007 al 2009. La finale veniva disputata tra due giocatori, scelti in base ai premi accumulati durante il percorso precedente. Il round finale consisteva nello scegliere tra due palle, una sulla quale c’era scritto ‘ruba‘ e l’altra sulla quale c’era scritto ‘dividi‘. Se entrambi sceglievano la prima opzione nessuno dei due otteneva nulla, mentre se sceglievano la seconda si sarebbero divisi il premio finale. Se però le due scelte fossero state diverse (uno sceglieva ‘ruba‘ e l’altro ‘dividi‘) il giocatore che avrebbe scelto ‘ruba‘ avrebbe vinto l’intero montepremi. Un giocatore quindi doveva cercare di convincere l’altro a scegliere ‘dividi‘ per poi poter scegliere ‘ruba‘ e vincere il premio finale.

Risultati

I ricercatori hanno analizzato tutti i contatti visivi che i due giocatori si scambiavano nel corso della conversazione ed hanno scoperto che il giocatore che guardava l’altro con una frequenza piuttosto elevata era più propenso a scegliere ‘ruba‘. Questo anche se entrambi si erano messi d’accordo sullo scegliere ‘dividi‘. I ricercatori si dicono stupiti di questi risultati perché fin da piccoli abbiamo imparato che guardare negli occhi una persona significa avere buone intenzioni ed essere sinceri. I risultati però hanno fatto vacillare questa credenza popolare.

Contatto visivo
Il contatto visivo è di fatto una delle primissime interazioni che avviene con l’altro.

Un parallelismo con il mondo animale ci aiuta a capire meglio questi risultati. Gli animali guardano negli occhi un loro simile prima di intraprendere comportamenti benevoli, ma è pur vero che assumono il medesimo atteggiamento anche per lanciare un segnale di sfida e di minaccia. Sembrerebbe quindi che noi esseri umani portiamo avanti questa tradizione inconsciamente, guardando negli occhi il nostro avversario prima di attaccare. Tale comportamento sembra sia molto evidente nell’ambiente lavorativo, caratterizzato spesso da forte competizione. In questo contesto quindi guardare negli occhi sarebbe un segno di intenzioni poco amichevoli.

Le eccezioni

Questa antica credenza popolare però per essersi diffusa così tanto deve pur avere un qualche fondamento ed infatti esistono delle eccezioni. La Jordan conclude sottolineando che tutti i loro esperimenti e studi erano stati condotti in un ambiente competitivo, quindi è molto probabile che questi risultati siano facilmente smentiti in altri contesti sociali, come quello familiare o amicale. In questi casi infatti il contatto visivo diretto è segno di intimità, benevolenza e sincerità.

L’importanza del contatto visivo: inclusione ed esclusione

Una parte importante della nostra identità è sentirci parte di un gruppo, sentire di non essere esclusi e sentirsi in connessione con gli altri. L’uomo è un animale sociale e come tale necessita dell’altro anche per costruire una parte della sua identità. Uno studio condotto da ricercatori della Purdue University ha dimostrato che la sensazione di inclusione e di esclusione può essere influenzata dal semplice contatto visivo, perfino con un estraneo.

Uno degli sperimentatori se ne andava in giro per un campus universitario, scegliendo a caso alcune persone e comportandosi con loro in tre modi differenti. Li guardava negli occhi, li guardava negli occhi e sorrideva oppure guardava nella direzione della persona scelta, ma senza contatto visivo (come se la persona fosse trasparente). Un altro sperimentatore, dopo un rapido cenno da parte del suo collega, fermava la persona in questione chiedendole quanto, nell’ultimo minuto, si fosse sentita disconnessa dagli altri.

Risultati

Le persone che precedentemente avevano avuto un contatto visivo con lo sperimentatore (che per loro erano un estraneo), con o senza sorriso, si sentivano meno disconnessi rispetto alle altre che invece non erano state guardate negli occhi. Wesselmann conclude dicendo che perfino degli estranei che si limitano a passarci accanto hanno un effetto (momentaneo) nel farci sentire esclusi e disconnessi dagli altri. Questi risultati sottolineano la forza del contatto visivo come modalità di connessione con l’altro, nonostante si tratti di perfetti sconosciuti.

Chiudi gli occhi – All I see is you

Per l’essere umano lo sguardo è fondamentale. Attraverso gli occhi possiamo comunicare più di quanto spesso facciamo con le sole parole. Inoltre gli occhi sono lo specchio dell’anima, attraverso i quali possiamo arrivare a conoscere l’essenza di una persona, ammesso che ce lo conceda. In alcune particolari condizioni però bisogna imparare a convivere senza i propri occhi e senza poter fare affidamento su di loro. Questo è il caso di Gina, una donna che è diventata ipovedente a causa di un incidente automobilistico che l’ha coinvolta da piccola; da allora ha imparato a vivere in armonia con la sua condizione. La sua vita è molto appagante ed è felicemente sposata con James, il quale la aiuta in tutto e le sta sempre accanto.

All I see is you
‘All I see is you’ è un film del 2016 che ha come protagonisti Blake Lively e Jason Clarke.

Un quadro idilliaco che di lì a poco sarà reso ancor più bello da un intervento a cui Gina si sottoporrà. Attraverso un trapianto di cornea perfettamente riuscito, la giovane donna riscoprirà la bellezza di poter vedere di nuovo perfettamente, diventando sempre più indipendente dal marito. La gioia e la felicità però hanno vita breve perché ben presto la vita dei due coniugi subisce un drastico cambiamento.

Martina Morello

 

 

 

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